lunedì 22 luglio 2013

Black Hole Underground | Uno Sguardo Sull'Underground Italiano.


Il progetto che Turi (già nei ValuesXIntact e nei Whales' Island) ha messo su è qualcosa di davvero interessante: una serie di interviste video che confluiranno in un documentario sulla scena underground italiana. In più, non pago di ciò, uscirà anche un libro, degno compendio della parte video. Noi di Forthekidsxxx, nella figura del supremo capo incontrastato Pasoxxx, siamo stati intervistati prima del concerto dei Negative Approach al Freakout di Bologna. Ovviamente abbiamo risposto con la nostra solita verve e con un pizzico di vena polemica verso quella parte di scena romagnola che si definisce hardcore ma che in realtà è solo finto metal di quarta categoria condito da atteggiamenti da rockstar. Speriam vivamente che Turi non tagli i passaggi salienti, perchè l'idea di fare incazzare qualcuno ci solletica parecchio ahahahahah! Detto questo, andate pure a gustarvi il suo sito web, dove troverete foto e commenti vari delle sue avventure. In più a brevissimo sarà online una succosa intervista con Turi medesimo, dove parleremo di questo progetto e di tanto altro. Non possiamo fare altro che complimentarci con il nostro siciliano preferito e fargli un grande in bocca al lupo!!!

BLACK HOLE UNDERGROUND

mercoledì 17 luglio 2013

Dario Adamic (GoodWill Records, This Side Up, Zips And Chains Fanzine).

Qui a Forthekidsxxx Dario Adamic è un mito assoluto. Lo conosciamo da anni, attraverso la sua GoodWill Records abbiamo ascquistato/scambiato/distribuito tonnellate di dischi senza mai un problema che fosse uno. Dario è uno di quei personaggi che purtroppo oggidì è sempre più raro incontrare. Passione, determinazione e voglia di lasciare un piccolo ma tangibile segno sono le caratteristiche che contraddistinguono il suo operato all'interno della scena hardcore. Il nostro da tempo vive e lavora a Berlino e noi, via email, lo abbiamo raggiunto. Inutile dire che il nostro croato di ferro non si è certo risparmiato, dandoci in pasto pure la notizia della creazione di una nuova sub label. Leggete e scoprirete il tutto!


Petralia (SOA), Andrea (This Side Up), Sergio (Kina), PG (This Side Up), Adam (This Side Up), Valentino (Eversor),
sotto: Marco (Eversor), Jacopo (This Side Up), Lele (Eversor), Moscarelli (SOA zine, Tough Guys Don't Dance zine)

Dario tu sei origini croate, hai vissuto per anni a Roma ed ora te stai a Berlino. Che differenze hai riscontrato tra questi diversi posti in cui hai potuto vivere? Conti di restare stabilmente a Berlino oppure hai in mente di spostarti ancora? Come mai hai deciso di stabilirti proprio la’? Di sicuro la capitale al momento piu' interessante dal punto di vista culturale. Ci sono stato a maggio del 2012 e l'ho rivalutata in pieno...
Si, hai fatto la giusta sintesi. I miei primi 19 anni li ho trascorsi a Split, in Croazia. A 19 anni sono venuto a Roma per studiare biologia (che ho finito di studiare una decina di anni dopo) e 19 anni dopo mi sono trasferito a Berlino. Per altri 19 anni? Chi lo sa?
La verita' e' che sono una persona nella continua ricerca di stimoli. Questa ricerca non lascia lo spazio alla routine e alla noia che potrebbe risultare da essa. Al minimo accenno di una vita piena di routine giro la pagina.
A Roma la mia vita era molto tranquilla e sicura. Tanti amici, tante conoscenze, buon lavoro, un bell'apartamento in affitto, lingua che conosco, tante cose con le quali riempivo il mio tempo libero,... Insomma, non mi potevo lamentare di nulla, o quasi.
Dall'altro canto ho sempre adorato viaggiare, per conoscere questo pianeta sul quale viviamo e spesso mi sono trovato a pensare come sarebbe bello viviere in questo posto... o in quest'altro posto. Tornavo dai viaggi con questi pensieri, ma il passo non era piccolo. Bisognava lasciare tutto quello che hai per un qualcosa di sconosciuto. Farlo era un grosso rischio. E se non ce la fai? Se non trovi lavoro, casa, amici,... Iniziare da zero non e' una cosa da prendere alla leggera.
Pero', notavo che la mia vita a Roma era fin troppo sicura. Anche le cose che facevo con passione cominciavano ad andare avanti per inerzia e io stesso non trovavo piu' stimoli di prima.
Poi, un giorno, la notizia che devo lasciare l'apartamento dove vivevo da 3 anni e che era il miglior posto dove abbia mai abitato. Il solo pensiero di dover andare a cercare un nuovo posto dove abitare a Roma che ha gli affitti alle stelle mi faceva cadere le braccia. Allora ho pensato: invece di cercare un nuovo apartamento a Roma, mi trasferisco a Berlino e lo cerco li! Certo, bisognava trovare lavoro, sistemazione, imparare la lingua, farsi amici,... ma la cosa mi sembrava cosi' eccitante che a pochi mesi di distanza presi la macchina con una valigia piena, lo stereo e il pallone da basket, e partì verso Berlino. Ho preso una stanza in affitto e mi sono messo alla ricerca di lavoro e di una sistemazione permanente. Trovati questi, ho affittato un furgone e sono sceso a Roma dove mi aspettava il mio miglior amico che aveva preso il volo da Spalato per venire ad aiutarmi con il trasloco. Abbiamo caricato le mie cose e tutta la distro e siamo ripartiti per Berlino. Lui mi ha dato una mano qui a scarcare tutto e ricomporre i mobili e dopo una settimana e' tornato a Spalato. Io invece ho iniziato questo nuovo capitolo della mia vita nella capitale tedesca.

So che tu sei un insegnante di lingue (correggimi se sbaglio). Come mai questa scelta? So che il medesimo lavoro lo svolgevi anche quando stavi a Roma. Che differenze hai potuto riscontrare fra l'ambiente scolastico italiano e quello tedesco? Lavori nella scuola pubblica o privata?
Si, hai ragione. Ho studiato biologia a La Sapienza ma una volta finiti gli studi ho voltato pagina e ho cominciato ad insegnare l'inglese. Mi ero delluso nella ricerca academica e ho capito che non faceva per me. Io sognavo di salvare gli animali in via d'estinzione, di studiare le scimmie come Dian Fossey, di fare ricerca utile per il mondo animale. Invece tutto ciò che vedevo era la ricerca che si riduceva al scrivere dei testi per delle riviste specializzate che poi vengono poste sullo scaffale e che nessuno, a parte i futuri ricercatori, mai leggera'. In piu', tutta la ricerca che vedevo era orientata al "facciamo vedere all'uomo qualcosa di interessante sulla vita degli animali" piuttosto di fare la ricerca orientata alla salvaguardia degli animali stessi. Questo approccio "egocentrico" mi ha fatto dimenticare biologia in fretta e mi ha fatto guardare altrove. Ho cominciato ad insegnare e ho trovato una nuova passione che, per caso, era diventata il mio lavoro.
Lavoro in una scuola privata, tra l'altro uno dei leader tra le scuole di lingue nel mondo. I miei studenti sono soprattutto dei vari manager e professionisti delle grosse compagnie tedesche (Siemens, Lufthansa, Mercedes Benz,...) e non. La differenza tra l'ambiente scolastico italiano e tedesco varia in quanto i tedeschi sono molto piu' esigenti degli italiani. Lo studente italiano e alla mano, tranquillo, rilassato,... mentre un tipico tedesco esige molto. In piu', in Germania tutto e' molto piu' burocratico, il che si traduce nel riempire diversi moduli per ogni lezione. Per quanto all'insegnamento, questo dipende da scuola a scuola piuttosto che dal paese al paese, quindi non saprei indicarti delle differenze a riguardo.

Altra tua grande passione il basket. Alleni una squadra di ragazze e mi pare tu ti prenda le tue soddisfazioni. Come hai cominciato ad interessarti a questo sport? Hai mai pensato di intraprendere la carriera da professionista? Puoi parlarci un po della tua attivita di allenatore?
Ti correggo. Alleno due squadre, una maschile ed una femminile. Nella squadra maschile faccio l'allenatore/giocatore.
E' iniziato tutto abbastanza per caso. Io ho sempre amato il basket, ma non l'ho mai intrapreso troppo seriamente. A Roma non conoscevo tanta gente interessata a giocarci e quelli che conoscevo era sempre un casino metterci tutti insieme. Ho partecipato a qualche torneo (negli anni 90 con Giampaolo Billia degli High Circle giocavamo sotto il nome di 7 Seconds!), ho difeso i colori della mia nazionale nel torneo delle ambasciate organizzato dal ministero degli esteri, e poco altro. Poi l'internet ha cambiato tutto! Con l'internet di un tratto potevi raggiungere un sacco di persone in un attimo e cosi' misi un annuncio su un portale per gli stranieri a Roma cercando delle persone con le quali giocare a basket. All'annuncio rispose un ragazzo. La prossima volta venne con un amico. Poi rispose una ragazza. Insomma, nel giro di 4-5 settimane eravamo una ventina. Arrivato l'inverno mi sono messo a cercare una palestra e alla fine eravamo un gruppo di oltre 100 persone che giocava a basket un paio di volte a settimana.
Era un gruppo misto di ragazzi e ragazze. L'eta' andava dai 19 anni a 50 anni suonati. La gente veniva da tutto il mondo: Stati Uniti, Israele, Serbia, Francia, Canada, Brazile, Danimarca, Germania, Ecuador, Australia, Ghana, Croazia, Svezia, India, Spagna, Filippine,... Con la maggior parte di queste persone sono ancora in contatto e devo dire che con il basketball ho fatto delle bellissime amicize. In piu', a distanza di 6 anni da quel timido inizio grazie all'annuncio sull'internet, il gruppo ancora gioca una volta a settimana in una palestra a Garbatella a Roma.
Poi, tramite questo gruppo conobbi Frances, una ragazza americana che oltre ad essere una delle piu' grandi giocatrici che io abbia mai frequentato e' diventata anche una delle migliori amiche. Le chiesero di allenare la squadra di basket di una scuola Americana a Roma (la stessa scuola che frequentava e per la quale giocava il figlio di Jasmin Repesa, all'epoca l'allenatore della Lottomatica Roma) e lei mi invito' ad allenare con lei. Per un anno abbiamo allenato insieme la squadra che fini' la stagione al quarto posto in Italia nella loro categoria il che poi ci porto' a Heidelberg, in Germania, ad un torneo internazionale di scuole di tutta l'Europa.
L'anno dopo mi sono trasferito a Berlino. Mi ricordo che il secondo giorno mi sono svegliato e ho aperto Googlemaps sul mio browser cercando con la vista satellitare i campetti da basket nel vicinato. Li ho segnati sulla mappa e sono andato a cercarli, con il pallone in mano. Giocando nei campetti ho parlato alle persone del gruppo che avevo organizzato a Roma e poche settimane dopo eravamo un gruppo di 20-30 entusiasti del basket a giocarci insieme tutte le settimane. Una cosa tira l'altra e ho cominciato a conoscere le persone dell'ambiente del basket di Berlino che presto mi chiesero di allenare. Il primo anno ho allenato la mia squadra maschile ed una squadra femminile che ho subito portato al secondo posto della classifica e quindi nella categoria superiore. Finita la stagione, ho formato una nuova squadra femminile con la quale ho ripetuto il successo dell'anno prima ed ho portato anche loro nella categoria superiore, questa volta bissando il successo anche con la mia squadra maschile. Quindi, in 2 anni sono riuscito a portare 3 squadre da una categoria ad altra. Quest'anno ho entrambe le squadre dell'anno scorso e il nuovo campionato nella categoria superiore sta per iniziare. Questo sabato e domenica sono le prime partite. Non vedo l'ora.
Pensare di farlo professionalmente? Non so. Credo che quando lo fai, volendo o nolendo da qualche parte del tuo cervello sogni grandi successi ad alti livelli. Quanto questo sia possibile qui in Germania non lo so. L'allenatore di basket, almeno se non si tratta della serie A (qui Bundesliga) prende poco. Non sono cifre con le quali puoi vivere, anche se alleni piu' squadre. Ma a dire il vero, io ho il mio lavoro che amo e che mi permette di allenare il basket nel tempo libero. Va davvero benissimo cosi'.

Passiamo ora alle domande sul lato musicale. Goodwill Records esiste dagli albori degli '90. Cosa ti ha spinto a creare un'etichetta?
E' vero. La Goodwill Records nasce verso la fine del 1994. A quell'epoca con un paio di amici formammo i This Side Up e il pensiero fu subito di autoprodursi. Si parlava di fare un 7" o una compilation e la logica delle cose ci suggeriva di iniziare un'etichetta. Io venivo gia' con una fornita distribuzione alle spalle (Bored Teenagers) e il know-how su come far uscire un disco. Parentesi: tanti ringraziamenti al carissimo Paolo Petralia della S.O.A. Records che oltre ad essere un vicino di casa fu una specie di guru per chi fosse alle prime armi nel gestire un'etichetta. Senza di lui la storia sarebbe stata scritta in un'altro modo. Parentesi chiusa. Quindi convinsi Jacopo, all'epoca chitarrista nei This Side Up, di cimentarsi insieme a me in questa avventura. Io all'epoca stavo nel mezzo di miei studi e lavoravo full time (come d'altronde anche Jacopo) per la Helter Skelter, casa discografica e distributore di dischi situato nel quartiere di San Lorenzo a Roma. A parte questi due impegni suonavo nei This Side Up, gestivo la Bored Teenagers e pubblicavo una fanzine di nome Zips & Chains. Il tempo cominciava a scarseggiare e quindi Jacopo convinse la sua ragazza (ora moglie) Barbara di unirsi a noi. Barbara prese tutta la distro a casa sua; all'epoca un paio di scatole di 7", una manciata di cassette, qualche maglietta, un paio di scatole di LP e CD e una marea di fanzine. Guardando ora la lista di dischi che distribuivamo, ci sono anche cose che hanno un discreto prezzo oggi: Lifetime -"Ghost" MLP, Digos Goat -"Testimoni Del Silenzio" LP, Chorus Of Disapproval -"Italian" 7", Gerogerigegege 7", tutti gli LP e 7" dei Kina, Infezione, Assuck 7", ecc. Quindi, 3 di noi dammo vita a Goodwill Records, pero' stranamente non con un disco dei This Side Up.
Io all'epoca ero amico con il gruppo Croato Overflow e li organizzavo delle date in Italia. Loro mi chiesero se conoscevo un'etichetta che farebbe uscire il loro nuovo 7" e io senza pensarci troppo dissi che avevo io un'etichetta e che glielo facevamo noi. Jacopo si trovo' subito d'accordo e cosi’ all'inizio del 1995 venne alla luce il 7" degli Overflow intitolato Worm. Questo fu il disco che diede inizio all'etichetta.


Come si compone una tua giornata tipo?
Magari ci fosse una giornata tipo. Non credo che la giornata tipo esiste. Siccome l'etichetta la faccio nei ritagli di tempo che mi lascia il lavoro, non c'una giornata uguale all'altra.
In linea generale, la mattina prima di andare al lavoro controllo la posta. Se c'qualche messaggio urgente cerco di rispondere subito, altrimenti li lascio per la sera.
A volte riesco a rispondere alle mail dal computer di lavoro nelle pause tra le lezioni. Se nel pomeriggio ho una pausa, di solito la uso per andare alla posta e spedire i pacchi. Poi, invece, la sera e' quando la maggior parte del lavoro sull'etichetta viene fatto. A volte inizio verso le 9, a volte piu' tardi, in base a quando rientro a casa, e vado avanti fino alle ore piccole, sempre in base a quando mi devo svegliare il giorno dopo. Cmq, di solito stacco verso le 3 di notte durante la settimana. Il lavoro consiste nel gestire gli ordini, prelevare i dischi dal magazzino, fare i pacchi, rispondere alle mail, organizzare gli scambi, gestire il catalogo online piu' altri strumenti di vendita online, fare lavori di grafica per le copertine, magliette, flyers ecc.
Durante il weekend ho piu' tempo e se non ho impegni di basket, visto che le partite di solito si giocano o sabato o domenica pomeriggio, lavoro parecchio durante il giorno. In poche parole, per la Goodwill non esistono il sabato e la domenica. Se ci sono cose da fare (e ci sono sempre) si lavora anche di weekend.

Che differenze hai riscontrato rispetto agli anni '90? Intendo come mutamento di vendite, tirature dei dischi che produci? Sfruttare canali come Facebook, Twitter, Bandcamp, il sito web, ti ha aiutato ad incrementare il tuo giro?
Beh, rispetto agli anni 90 tutto, ma proprio tutto e' cambiato. Ovviamente, prima dell'arrivo degli mp3 il vinile (ma anche i CD) si vendeva molto bene. Arrivavano gli ordini via posta. I soldi venivano nascosti nelle lettere. Ti arrivavano 20, 50, 100 dollari nella busta con l'ordine allegato. Io giornalmente andavo alla posta a controllare la mia casella postale e trovavo in media 4-5 lettere/buste/pacchi al giorno.
Al giorno d'oggi la casella postale non mi serve. Gli ordini arrivano via e-mail, gli soldi vengono spediti via Paypal o con l'accredito bancario, i gruppi non spediscono piu' i CD o le cassette via posta, ma ti mandano la e-mail con gli mp3 o con il link al loro sito. Nella cassetta della posta mi arrivano solamente le cartoline dagli amici e poco altro. I pacchi con gli scambi il postino me li porta direttamente a casa (o al massimo li lascia al vicino di casa).
Per quanto riguarda le tirature dei dischi che produciamo, anche li' un cambiamento c'stato. Per esempio nel 1996 abbiamo fatto uscire lo split 7" This Side Up / White Frogs, fin'ora il disco con le vendite piu' alte che ha venduto circa 3600 copie stampate dalla Goodwill ed altre 1000 stampate negli States da Alarma records. 4600 copie per un discreto 7" con due gruppi poco meno che anonimi nel panorama HC Punk mondiale.
Al giorno d'oggi, le tirature si raggirano tra le 500 e le 1000 copie. Farne fuori mille e' un successone. E' diminuito anche il numero di etichette HC/Punk in giro. Ogni giorno ne sparisce una. Con meno etichette in giro ci sono meno possibilita’ di fare degli scambi. Produrre dischi non e' mai stata una cosa lucrativa, credo, per la maggior parte delle etichette HC/Punk, pero' e' diventato un lavorone che, quando poi non riesci a vendere i dischi che produci, ti chiedi chi te lo fa fare.
Cosi' etichette che pochi anni fa producevano ottimi dischi HC/Punk, etichette come Not Just Words, Dead & Gone, Underestimated, Anger Management, Still Holding On, Panx, Boisleve, Western Front, Moo Cow, Scene Police, Soulforce, Beniihana, Ataque Sonoro, Best Times, Mankind,... oggi non ci sono piu'. E ho impressione che sempre meno etichette nascono di quante si spengono. Gli anni '90 erano davvero un qualcosa di diverso.
Passando alla tua domanda sui social forums e sito internet, devo ammettere che funzionano e ci fanno piu' visibili di prima. Twitter non lo uso, ma Facebook e' molto utile. L’anno scorso abbiamo fatto una campagna di sweepstakes durante gli europei di calcio e abbiamo aumentato il giro spropositamente. Ora c'e' sul nostro sito Facebook un'altra campagna dove indovinando che gruppo si trova sulla foto vinci dei dischi. Il bello e' che tutti possono partecipare e condividere queste foto, cosi' ci vedono amici degli amici ecc.
Il nostro sito web certamente aiuta, perche' e' un punto di riferimento per tutti quelli con l'accesso all'internet. Li' puoi vedere le nostre nuove uscite, leggere sulle varie tirature dei dischi, ascoltare dei brani o sfogliare migliaia di titoli che abbiamo nel magazzino.

Quanti sono coinvolti oltre a te nella gestione dell'etichetta?
Praticamente due di noi (Izumi ed io) facciamo la maggior parte del lavoro. Lei si occupa della promozione e tutto ciò che la promozione comporta (contatti con i gruppi, spedire dei promo, smistare le recensioni, tenere questi contatti aggiornati, ecc.) mentre io faccio tutto il resto. Poi c'è Andrea che ci da una mano con il sito internet e il negozio virtuale ed Elly che ogni tanto ci da una mano per la promozione sull'internet.
Siamo sparsi per l'Europa. Izumi e' a Valencia, Andrea a Roma, Elly nel sud della Germania ed io sono a Berlino. Da questo punto di vista, meno male che c'è internet e tutto cio' che include (e-mail, Skype, ecc.).

Cosa ne pensi per esempio del poter far scaricare con pochi euro un'uscita corredandola di grafica, booklet, eccetera? Riesci a coprire i costi di gestione e eventualmente a ricavarci qualcosa?
A me personalmente non mi attira l'idea (a noi di Forthekidsxxx la cosa ci disgusta profondamente eheheeheh, ndr). Mi piace avere un disco in mano, aprire la copertina, sfogliare il booklet e leggere i testi. Certo, degli mp3 ne ho, ma li uso soprattutto quando faccio il music quiz di mercoledi' sera. Ma al di fuori di questo li ascolto raramente. Quindi anche se scaricare una uscita fosse completamente gratuita sceglierei di comprare il vinile.
Per quanto i costi e le entrate, sì, l'etichetta si autofinanzia da diversi anni a questa parte. Si riescono a coprire tutte le spese ma con i soldi che avanzano ci fai davvero poco. Riusciamo a pagare l'internet e il telefono mensilmente e poco altro. Per fortuna guadagno per vivere lavorando come insegnante per cui non ho necessita’ di guadagnare anche con la Goodwill. E' un hobby che mi da molte soddisfazioni e va benissimo cosi'.

Sei selettivo negli scambi oppure non ti poni limiti? Ora che sei di stanza a Berlino, ti piu' facile gestire l'etichetta? A livello di vendite i ragazzi e ragazze sono piu' ricettivi?
Difficile domanda. All'inizio dell'etichetta non ero selettivo per niente. Se mi arrivava la richiesta di scambiare con il cd del gruppo Pop-Punk Lituano, lo facevo volentieri, perchè mi entusiasmava l'idea di avere i nostri dischi nei paesi cosi' lontani dove in nessuna altra maniera non sarebbero arrivati. Con gli anni, pero', mi accorgevo sempre di piu' che certi dischi vendono e certi accumulano la polvere. Allora ho cominciato a chiedermi che servizio faccio se invece di far girare un disco lo faccio marcire nel magazzino. Non diventa utile ne per l'etichetta ne per il gruppo ne per i clienti dell'etichetta. Quindi ho cominciato a ragionarci sopra gli scambi ed oggi sono un po' piu' selettivo, ma forse non ancora quanto dovrei. Mi eccita sempre l'idea che qualcuno vuole distribuire i dischi prodotti da noi nel suo paese e se vedo minima possibilita' di scambiare, lo facio.
Berlino e' davvero una citta' molto piu' Punk di Roma. Senza niente togliere a Roma e la fantastica scena della quale ho fatto parte anch'io, qui il Punk (e quindi anche il HardCore) e' molto piu' presente. Ci sono talmente tanti concerti che a volte ti capitano due ottimi concerti nella stessa serata. Dei locali nei quali puoi sentire la musica Punk abbondano. Io ogni martedi' sono di stanza al Travolta's dove tra una cola e l'altra si gioca a biliardino e si ascolta il Punk (di genere roba tipo Ruts, SLF, Avengers, Cockney Rejects, Dead Kennedys, Dictators, Ramones, Clash, Buzzcocks, Toy Dolls,...).
A livello di vendite, capita spesissimo che qualcuno ci spedisce l'ordine via e-mail e poi ci si becca qui in zona per la consegna dei dischi. Ovvio, succedeva anche a Roma, ma qui molto piu' spesso.

Con che criteri scegli i gruppi su cui apparira' il logo Goodwill? Scorgendo le produzioni il filo conduttore l'hardcore anche se non mancano delle sorprese...
Hai ragione. Non c'e esattamente un unico suono Goodwill anche se io lo definirei come HardCore di vecchio stampo con le venature melodiche. Forse i migliori esempi del "suono Goodwill" sono At Half-Mast, Just Die, Day Of The Dead e Values Intact. Sai, HardCore da una parte abrasivo ma sempre con queste chitarre un po' melanconiche sotto. C'e' parecchio oldschool (Signs Of Hope, Pointing Finger, Lyon Estates, No More Fear,...) ma anche Punk Rock (Radio Days, Headlines,...) e Indie (Liars Academy). Di regola faccio uscire cose che mi piacciono, senza guardare lo stile.
A volte sono io a contattare i gruppi, mentre altre volte sono i gruppi a contattare noi. Funzionano entrambe le cose anche se e' difficile dire a un gruppo che non sono proprio il tuo genere di cose.

Ogni uscita Goodwill su vinile viene proposta in varie edizioni colorate e limitate... Secondo me un'idea molto carina per aggiungere alla propria collezione un qualcosa di unico... Qualcuno potrebbe dire che il punk hardcore nato in antitesi a tutto ci.. Cosa ne pensi?

E' partito tutto per caso. All'epoca della prima uscita, non ero io a parlare con la persona che ci ha stampato i dischi, ma lo fece Paolo Petralia, in quanto era il nostro tramite. Fu lui a dire al ormai defunto signor Satulli di stampare il nostro primo 7" in vari colori. I colori alla fine furono cosi' tanti che non era possibile tenerne traccia. Pero' da li l'idea prese il sopravvento e i dischi furono stampati in vari colori. Di solito si stampava il grosso sul vinile nero e una piccola quantita' sul vinile colorato. Poi un giorno ho pensato di invertire le cose, e stampare il grosso sul colorato, facendo l'edizione sul vinile nero "limitata". Gli ultimi due lp che abbiamo prodotto (Pointing Finger e At Half-Mast) furono stampati cosi'. La gente, comunque, veniva sempre piu' attratta dal vinile colorato. Alla fine, i collezionisti di dischi sono come i bambini che vengono attratti dal gelato o la bibita piu' colorata.
Per quanto al Punk, per me il Punk e' sempre stato "fai quello che vuoi fare e fottiti di quello che pensano gli altri". Quindi, se qualcuno pensa che i dischi colorati sono in antitesi al Punk, abbiamo dei concetti sul Punk diversi. Da quel punto di vista, un disco con la scritta "non pagare piu' di 2000 lire" dovrebbe essere sempre venduto a tale prezzo (2000 lire = oggi un euro) ma io dubito che qualcuno andrebbe a rivendere il suo Negazione – "Tutti Pazzi" per un euro. Quindi nessuno al mondo e' Punk?

Quali sono le uscite di cui sei maggiormente orgoglioso e quelle invece di cui avresti potuto fare a meno?
Cazzo, non puoi farmi una domanda cosi' (Aahahahah siamo proprio dei bastardi, ndr). E' come chiedere a una madre quale e' il suo figlio preferito.
A dirti la verita', non ho mai fatto uscire un disco che non mi piace e di cui avrei potuto fare a meno. Anche se un disco ha venduto pochissimo io sono sempre orgoglioso di averlo fatto uscire.
A livello di gruppi, ho avuto un ottimo rapporto con gli At Half-Mast e i Pointing Finger. Con entrambi i gruppi abbiamo lavorato per parecchio tempo, li abbiamo organizzato delle date ed hanno dormito a casa mia. In Italia i PHP erano quelli che sentivamo di piu'. Abbiamo sempre avuto un splendido rapporto con i Values Intact, No More Fear, The Headlines, Out Of Reach,... e' difficile fare nomi. Anche con i due piu' recenti acquisti (Just Die! e Lyon Estates) si lavora piu' che bene.
Mi sento ancora con quasi tutti i gruppi o loro ex membri. Qualche settimana fa Luca degli Out Of Reach e' stato a Berlino in visita. I ragazzi dei Pointing Finger li becco sempre in giro per Europa con i loro numerosi progetti. Turi dei Values Intact spunta sempre quando meno te lo aspetti. Giovy dei Values Intact invece da poco abita a Berlino e l’altro giorno l’ho incontrato andando in bici. Insomma, la vita va avanti ma le amicizie restano.

Prima di Goodwill c'era Zips & Chains. Stampata, tirata in 3000 copie e in inglese. Meravigliosa lasciami aggiungere. Come avveniva il processo creativo? E' vero che era tutta taglia ed incolla, poi scansionata ed infine stampata? Come sceglievi il materiale da pubblicare? Come mai come esperienza conclusa? Vedremo mai un nuovo numero o comunque una ristampa in un unico libro (vedi TVOR) di tutti i numeri?
Grazie Paso. Fa piacere sentire queste parole. In realta', Zips & Chains e' forse la cosa della quale sono piu' orgoglioso di tutte. Non so, sara' perche' quello era il modo nel quale riuscivo ad esprimermi meglio. Ad ogni modo, a lei mi legano dei ricordi piu' belli.
Il processo creativo, come lo chiami tu, avveniva inizialmente con il copia e incolla e con l'uso di una vecchia macchina da scrivere acquistata da un parente a poche lire. Si batteva tutto a macchina, poi si andava in copisteria a fare delle riduzioni e poi, a ritorno a casa, si tagliavano i testi, incollavano le foto e creavano le pagine. I primi 5 numeri furono fotocopiati, mentre i secondi 5 stampati in tipografia.
Passare o meno su stampa in tipografia era un grosso dilemma in quanto bisognava andare su con le tirature e mentre i primi 5 numeri oscillavano tra 100 e 200 copie, la tiratura minima per il numero sei doveva essere di 400 copie. E cosi' dal numero 6 in poi passammo a questo strano formato che e' C5, una via di mezzo tra l'A5 e A4 e, secondo me, il perfetto formato per una fanzine.
La tiratuta lentamente incrementava e i mezzi per creare la fanzine diventavano migliori. Verso la fine, per il numero 10 abbiamo usato anche il computer del lavoro, ma il processo era sempre lo stesso – taglia e incolla. Nessuna pagina del Zips & Chains fu fatta in Quark Xpress o programma simile. Tale technologia mi e' stata accessibile solo dopo, quando ormai Zips & Chains non esisteva piu'. L'ultimo numero usci' nel gennaio 1997 e alzi la mano chi in quell'anno abbia avuto un PC a casa.
Quindi, da queste pagine fatte con il taglia ed incolla venivano poi fatte le pellicole, da queste le lastre e infine dalle lastre la stampa veniva trasferita sulla carta. Quindi per quanto al processo di stampa, ci sei andato vicino.
Il materiale da pubblicare consisteva delle interviste fatte generalmente dal vivo ai gruppi che suonavano a Roma. Io all'epoca organizzavo parecchi concerti a Roma e in giro per l'Italia, quindi le occasioni non mancavano. Ovvio, quando abitavo ancora in Croazia i concerti HC/Punk nella mia zona scarseggiavano, quindi le interviste furano soprattutto fatte per posta (Newtown Neurotics, Instigators, False Prophets, Digos Goat, Misanthropic Charity,...). Poi c'erano le recensioni, in base al materiale spedito, articoli, fumetti, quiz ed altro ancora.
Di solito la gente ci apprezzava per la veste grafica, le interviste e gli articoli che pubblicavamo. Un paio di volte abbiamo condotto dei sondaggi sul "chi e' il medio lettore di Zips & Chains" e queste cose ne uscivano fuori. Tipo, il medio lettore era maschio, europeo, tra 17 e 20 anni che andava a scuola o lavorava e che abitava con entrambi i genitori, appartenenti a classe media. Si definiva anarchico, vegetariano, supportava Greenpeace, ascoltava i Ramones e leggeva Zips & Chains. Suonava in un gruppo, ascoltava la musica su cassette, il suo libro preferito era il 1984 mentre il film era Blade Runner. Mi domando spesso che profilo avrebbe un ipotetico lettore di Zips & Chains oggi. Sarebbe piu' grande o piu' giovane? Preferirebbe gli mp3 o il vinile? Il suo gruppo preferito sarebbero i Ramones o qualche gruppo piu' recente? E questo ci porta alla tua ultima domanda su come mai abbiamo chiuso il discorso fanzine.
Beh, per buona parte del 1997 e forse anche 1998 l'idea di fare un'altro numero era ancora viva. Ho anche cominciato a fare le interviste, come quella ai Samiam (poi pubblicata nel Regno Unito sulla rivista/fanzine Fracture) e quella ai By The Grace Of God. Pero' poi man mano il tempo era sempre di meno e nonostante la fanzine era una fonte di appagamento personale, ho dato precedenza a delle cose che non dipendevano solo da me, cioe' al gruppo e all'etichetta, a parte il lavoro e l'universita'. Il richiamo da zinemaker si fa sentire sempre, anche oggi, ma i tempi sono cambiati. Se fossi un adolescente nei giorni d'oggi non credo mi metterei a fare una fanzine, almeno non nella forma classica. L'internet ha cambiato tutto, per il meglio o per il peggio, e il ruolo della fanzine come il veicolo dell'informazione ha perso tantissimo.
Il tutto non preclude un'uscita della Zips & Chains come libro (come hanno fatto Touch & Go, Schism o TVOR) ma non credo che l'iniziativa partira' da me. Se qualcuno ha interesse a realizzare una cosa del genere, si faccia avanti.


Del famoso photobook annunciato da molto cosa mi sai dire? Come ti stai muovendo e in base a che criterio scegli le foto? Gruppi da tutto il mondo o solo da aree ben definite?
Quel progetto e' stato la mia croce. Ho cominciato a lavorarci sopra intorno al 1998/99. Ho raccolto una marea di foto e ho iniziato a scannerizzarle. Avevo pure comprato uno scanner di tutto rispetto per avere un ottima qualita' delle scansioni. Non posso neanche immaginare quante ore ho speso sia a raccogliere le foto che a scannerizzarle e ritoccarle, ma il progetto si e' rivelato molto piu' grande di me stesso. Le foto cominciavano ad arrivare a bizzeffe ed era difficile porsi dei limiti cosi' che anche se non ho mai abbandonato l'idea di finire questo progetto ho cominciato a dedicare il mio tempo ad altre cose. Ho ancora migliaia di foto a casa, mentre parecchie sono riuscito a restituirle ai legittimi proprietari. Anzi, se qualcuno che mi ha spedito delle foto legge questa intervista, lo prego di contattarmi così posso restituire le sue foto prima possibile. Basta che mi scrive una mail a adam@goodwillrecords.net e rispondero' al piu presto.
Avevo diviso il lavoro in 2 parti: anni 80 e anni 90. Non era facile rintracciare dei fotografi dell'epoca che avessero delle foto originali scattate negli anni 80. Per i novanta era piu' facile invece. L'unico criterio che usavo e che gruppo non fosse un gruppo della prima ondata Punk (non mi sembrava il caso di fare un'altro libro con le foto dei gruppi che hanno gia'decine di libri su di loro, quindi niente Clash, Pistols, Ramones e simili) e che il gruppo almeno avesse delle uscite discografiche (coprire anche i gruppi che hanno fatto solamente dei concerti senza lasciare traccia su vinile mi sembrava troppo). La provenienza geografica non importava. Infatti, ci sono delle foto dei gruppi dal Giappone al Sud Africa, dal Brasile alla Finlandia, dal Singapore al Canada e via discorrendo. Spero davvero di trovare il tempo un giorno e finire questo progetto anche per tutte le persone che ho coinvolto e che mi hanno dato una mano.

Mi pare poi che tu stia lavorando anche ad un altro libro...
Si. Non so chi e' il tuo informatore, ma ti ha fornito delle informazioni giuste (Eeheheheeh... ndr).
Da qualche anno a questa parte sto scrivendo un romanzo. Ormai la storia e' stata scritta e al momento il manuscritto e’ in mano a un paio di amici che stanno facendo il proofreading, dopo di che si cerca di farlo pubblicare. La mia idea e' di pubblicarlo per conto mio. Anche se non ho connessioni con delle librerie o distributori di libri, mi piace sempre essere coinvolto nel processo dall'inizio alla fine. Poi, se qualcuno si fa avanti per pubblicarlo, ben venga. Ma credo che non aspettero' l'input da fuori ma invece mi muovero' per conto mio.
La trama, in poche parole, e' la storia di un ragazzo venticinquenne che decide di inseguire un pacco mai consegnatoli per trovare risposta alle domande che gli turbano la mente e per capire cosa davvero importa nella vita. Ambientato parzialmente negli States e parzialmente in Europa nella seconda meta' di anni 90, il romanzo prende parecchi spunti dalla scena HC/Punk nonche' quella dell'attivismo internazionale.

Hai anche militato come bassista e fondatore nei This Side Up, hardcore melodico con un paio di 7" ed un cd all'attivo. Che ricordi hai di quei giorni?
Ricordi bellissimi. Comuque, devo dire, vedo che sai bene di cosa parli (Qui a Forthekids siamo molto ben documentati eheheheeh, ndr). In effetti, abbiamo lasciato dietro di noi un paio di split 7” (uno con i brasiliani White Frogs e l’altro con i statunitensi Doc Hopper) e un full length che doveva uscire sia come LP che CD che musicassetta, ma visto che gruppo si era sciolto poco dopo siamo rimasti a fare solamente il CD. Complice di questo anche una laboriosa post produzione in studio che ci ha portato mesi di lavoro per un risultato del quale comunque non siamo usciti soddisfattissimi,
Ad ogni modo, erano anni davvero belli per tutti noi. Ci siamo fatti l’Europa con i compagni di battaglia Bruma (gruppo forse ancor meno conosciuto di noi per il fatto che ebbe circa solamente un anno di vita) con il mitico Cristianone alla chitarra (Concrete, Comrades e 2 mila altri gruppi) e il Venezuela (Comrades, Anti You, Die!,…) al basso. Poi diverse volte la Slovenia e Croazia. Una miriade di concerti in tutta Italia. Un tour Americano. Tanti concerti a Roma da spalla a chiunque passava di Roma in quei anni: Down By Law, Avail, Burning Heads, Brand New Unit, Rhythm Collision, Overflow, Strawman, Scared Of Chaka,…

Come ando' il tour in America? Qualche aneddoto da raccontarci?
Il tour in America era una vacanza da sognio. Sbarcati a New York, siamo subito stati accolti dal nostro roadie Brian che con un amico ci porto’ a casa e ci misimo a stampare le magliette gia’ la prima sera, nemmeno il tempo di smaltire il jet-lag. Lui aveva una casa a Chatham nel New Jersey; la tipica casa americana a un piano con la cantina da organizzare i concerti, il garage con il macchinone stralungo e stralargo e con l’obbligatorio canestro da basket nel cortile. Non ti dico quante partite da basket ci siamo fatti dietro casa sua.
I primi concerti lungo e largo la costa est (New Jersey, New York, Virginia, South Carolina, Maryland, DC, Massachusets, ...) ce li siamo fatti con la sua macchina. Lui aveva una station vagon di quelle che ci puoi caricare due famiglie di ciccioni e ancora ti rimaneva lo spazio per fare lo yoga dentro. Insomma, ci entravamo noi cinque (quattro This Side Up + Brian), i nostri bagagli, piu’ tutti gli strumenti. Accanto a noi viaggiavano i Fire Season, gruppo di New Jersey stile Fugazi/Rites Of Spring. Anche la somiglianza fisica a Ian MacKaye e compagni era impressionante. Comunque, grandissimi ragazzi con i quali siamo entrati subito in sintonia.
Nel famoso Wilson Center di Washington DC (si, proprio la dove i Minor Threat compievano i primi passi) abbiamo conosciuto un’altro simpaticissimo gruppo The Shananagans. Seduti sul marciapiede davanti il Wilson Center si paragonano gli itinerari. Laddove loro hanno un giorno off, li invitiamo a suonare con noi. Laddove noi non abbiamo un concerto, ci invitano a suonarci insieme (Ecco, qui ci vien veramente da ridere, calcolando che oggi c'è gente che trova sano e giusto che un gruppo arrivi a pagare per suonare... ndr). In questo modo aggiungiamo altre 2-3 date al tour e la compagnia si estende a 2 macchine e un furgone (quello dei Shananagans – morirà poche settimane dopo).
Finito il giro East Coast, il piano era di comprare un furgone a poco e rivenderselo a ritorno. La cosa non funzionò in quanto nessuno ci avrebbe assicurato il veicolo. Quindi dopo un sacco di peripezie che ci costò una data che dovevamo saltare (Boston) affittiamo un macchinone e si parte per Pennsylvania. Circa 2-3 ore dopo la partenza ci fermiamo in un paesino anonimo, appena dopo il confine con il New Jersey, in Pennsylvania. Obbligatoria visita ad uno di tanti supermercati Americani (di quelli che sai quando entri ma non sai quando esci) (e che sono fighissimi, ndr)e al reparto panetteria sgamano i nostri accenti un po’ troppo unusuali per quell’area rurale. La signora dietro il bancone ci prende in simpatia e viene fuori a fumarsi una sigaretta. Tra una cosa e l’altra ci dice che anche il suo figlio suona in un gruppo. Si chiamano Kill Your Idols. Lo avrebbe chiamato per farci conoscere, ma e’ partito che suona anche lui da qualche parte stasera.
Dopo una manciata di date in Pennsylvania, Ohio, Indiana e Michigan, si arriva a Chicago. Lì è l’ora di salutare i Shananagans prima e i Fire Season dopo, ma non prima di suonare nel mitico Fireside Bowl di pomeriggio. Fireside Bowl era il miglior posto per i concerti Punk a Chicago dove tutta la scena locale, dai Screeching Weasel ai Los Crudos ha suonato.
Da li si parte da soli verso nord. In Wisconsin si suona in un centro sociale dove trovo una copia di Zips & Chains tra la carta stampata offerta nella mini biblioteca. A Minneapolis si suona con i Voorhees, il secondo gruppo Europeo dopo gli Oi Polloi a Washington DC con il quale si suona insieme. Poi si suona a Rapid City in cucina di 3 sorelle che abitavano lì. Il frigo era collocato proprio dietro il batterista, quindi qualsiasi birra o altro tipo di bibita doveva passare per le sue mani. Poi Denver, Sheridan, Missoula,... Finalmente raggiungere la costa ovest. Si suona 3 volte in due giorni a Seattle e dintorni grazie a Michelle (Agent 86) e Derek (Himsa, Trial,...). Si suona con i stessi Himsa, By A Thread,... mentre i Champion non si presentano alla loro data.
Da lì si scende giu’ verso l’Oregon e la California. Nell’Oregon becchiamo gli Useless ID da Israele con i quali avevamo suonato a Columbus, Ohio 2 settimane prima, da un benzinaio sull’autostrada. Abbiamo entrambi avuto l’idea di mettere benzina nello stesso identico posto. 3-4 giorni dopo li ribeccheremo a San Francisco durante il day off, per risuonarci ancora insieme a San Jose, California e Reno, Nevada.
Le ultime date sono a Los Angeles, grazie all’aiuto di Matt Average (ideatore della grandissima Engine fanzine, nonchè il cantante dei Reagan SS e collaboratore di Maximumrocknroll e Flipside).
Finite le date, accompagniamo PG a San Diego (lui volava da San Diego grazie a mille miglia del padre, mentre il resto della troupe doveva risalire fino a New York) e noi facciamo un salto alla Ebullition a salutare il buon vecchio Kent McClard e mangiare un burrito insieme. Poi si va a Red Rocks, una bellissima localita’ vicino a Goleta in California a fare dei salti da Tarzan nel lago e infine si parte per la traversata verso New York.
Il primo stop e’ a Las Vegas dove ci ribecchiamo con Annie che ci ha organizzato la data di Chicago ed altre due sue amiche che festeggiano i loro compleanni. Si dice che quel che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas, quindi non vado oltre.
Finalmente, dopo altri 5 giorni che includono la visita al Grand Canyon, una mega tempesta ad Oklahoma City e un party a Chicago, si arriva a New York City. L’obbligatoria visita all’ ABC No Rio, shopping per spendere gli ultimi dollaroni e via.
Questa era, in breve, la nostra avventura Americana. Lo split con i Doc Hopper doveva uscire in concomittanza del tour invece e’ uscito appena dopo. Abbiamo suonato con tantissimi gruppi. Accanto i gia’ menzionati, abbiamo condiviso il palco con i Piebald, Casualties, Elliott, Panthro UK United, Juliana Theory, Degenerics, Violent Society, Talk Is Poison, Unseen, Unit Breed e molti altri.
Abbiamo fatto almeno 30 mila chilometri di autostrada. Ci siamo ingrassati tutti quanti, nonostante tutti i salti sul palco e litri di sudore ogni sera. Il fast food preferito on the road era il Taco Bell. In macchina si ascoltava Toni Tammaro, la radio o roba tipo Leatherface, Gorilla Biscuits, Lifetime, Screeching Weasel, Farside, Sensefield,...
Il momento preferito: una partitella a beach volley notturna con i fari delle machine a servire da illuminazione nello Pennsylvania nel nord. Si giocava i This Side Up contro i Fire Season con le due ragazze che ci ospitavano divise in due squadre. Ci stavano facendo il culo a pezzi quando la polizia interruppe tutto.

Sei soddisfatto delle vostre uscite?
Direi che sono abbastanza soddisfatto di quello che abbiamo fatto uscire. In primis lo split con i White Frogs. Era il nostro primo disco ed e’ stato davvero un ottimo biglietto di visita. Anche il secondo split 7” non è male. Quello che mi convince di meno e’ il full length per via della produzione. Poteva suonare mille volte meglio, pero’ non ha senso piangere sul latte versato. Tutto sommato, posso ritenermi soddisfatto dei dischi fatti.

Come mai vi siete sciolti? Concerti di reunion?
Ci siamo sciolti perche’ dopo otto anni insieme gli stimoli cominciavano a venire a meno. Alla fine, tutto quello che ci siamo predisposti lo abbiamo fatto e quindi andava bene così. Sai, quando inizi con un gruppo, il primo obiettivo è suonare dal vivo. Poi viene il primo concerto fuori casa. Poi il primo tour. Poi magari il tour Europeo. Poi il 7”. Poi il tour Statunitense. Poi l’album. Man mano che vai avanti, ti trovi d’avanti nuovi obiettivi. Noi, meno male, abbiamo fatto tutto quello che volevamo fare. E aveva molto piu’ senso scioglierci mentre sei un gruppo vitale che suona e produce, piuttosto che trascinare la cosa per secoli a venire a lasciarla morire da sola. Va bene che ci siano i Rolling Stones, ma per quanto hanno dato alla musica dal 1980 in poi potevano anche sciogliersi dopo ‘Some Girls’ e il risultato non sarebbe cambiato drasticamente.
Per quanto riguarda il discorso reunion, non credo. Anche se sarebbe divertente risuonare di nuovo con PG, Jacopo ed Andrea, non vedo il perchè. Se un gruppo si e’ sciolto il motivo ci sarà. La minestra riscaldata non ha mai lo stesso sapore di quella appena fatta.

Ecco a proposito di reunion vorrei chiederti un opinione in merito. E' di qualche mese la notizia che il prossimo autunno/inverno (al tempo in cui abbiamo inviato l'intervista, quindi autunno/inverno 2012) pure gli Indigesti torneranno in pista. Operazione per nostalgici oppure effettivamente vuol dire che la scena musicale odierna è un pò fiacca?
Probabilmente li e’ venuta la voglia di suonare insieme. Niente di sbagliato. Sbagliato sarebbe aspettarsi un’altro Osservati Dall’Inganno.

E' vero che mentre svolgevi in servizio militare sei fuggito per andare a vedere i Ramones?
Verissimo. Ero finito a fare il servizio militare a Lubiana, che negli anni 80 era un centro per il Punk e HC in quell’area. Avevo un paio di pantaloni strappati, le All Star e la maglietta con la copertina di Rocket To Russia nascosti sotto il matterasso in una stanza in disuso nella caserma. Quando c’era qualche buon concerto aspettavo che tutti andassero a dormire, mi cambiavo e saltavo la rete laddove sapevo che la guardia notturna non mi avrebbe potuto vedere. Ho visto i Ramones, ma anche i NoMeansNo, Youth Of Today, Soul Side, Victims Family, The Cure, Motorhead,...
Una domanda te la devo fare io, però. Ma come cavolo sai tutte queste cose?!? (Ehhh sai com'è, qui a Forthekidsxxx abbiamo le nostre bazze, ahahahah, ndr).

Sei ancora in contatto con Lenny di Dogprint fanzine? Ti piaceva come fanzine ed etichetta? A me personalmente faceva impazzire...
Con Lenny eravamo molto amici quando abitava a Roma. Ci siamo conosciuti nel 1991 circa al Forte Prenestino. Mi pare al concerto degli Yuppicide o forse dei Nation Of Ulysses. Nel 1993, se ricordo bene, ci mettemmo a fare un gruppo insieme a un ragazzo californiano di nome Ricky. Poi lui parti’ per gli States e nel 1996 sono andato a trovarlo. Abitava con la sua ragazza nel New Jersey. Siamo rimasti in contatto per altri 2-3 anni, poi ci siamo completamente persi di vista. Lui non era piu’ coinvolto nella scena e man mano abbiamo perso i contatti.
La sua fanzine era bella. Stimavo molto il suo lavoro. L’etichetta la seguivo un po’ di meno in quanto non era proprio il mio genere. Chissa’ che fine ha fatto Lenny. L’ultima cosa che ricordo e’ che faceva DJ a New York. Ma pure questo almeno 10 anni fa.

Negli anni 90 la scena hardcore ha raggiunto un certo grado di politicizzazione ed impegno... Ora sembra quasi del tutto svanito, fagocitato dalla moda e da attitudini non troppo in linea secondo me con l'essenza dell'hardcore punk... Cosa ne pensi? Tu lo senti il gap nei confronti delle nuove generazioni?
Mmmmmm... Si e no. La moda c’e sempre stata. Anche nel 1977 c’erano dei poser e modaioli, come adesso. Solo che all’epoca anche se eri un modaiolo rischiavi che ti prendevano a calci per nessun motivo oltre che il look. Oggi non gliene frega niente a nessuno. La politicizzazione del Punk, anche quella, c’è sempre stata. Prima con i Crass, Conflict, Poison Girls,... Poco dopo i Dead Kennedys, MDC, Political Asylum, Newtown Neurotics,... Per arrivare agli anni 90 con i Seein Red, Man Lifting Banner, Oi Polloi, Active Minds,... Credo che anche oggi c’è un’ala del Punk molto politicizzata. Poi, certo, bisogna scindere tra quelli che cantano e predicano e quelli che davvero scendono in piazza e prendono un concreto impegno politico. Per farti un’esempio, io 3 anni fa ho iniziato un gruppo che raccoglie il cibo, ancora commestibile ma che sarebbe finito negli scarti, e lo cucina offrendolo gratuitamente a tutti i senzatetto, i poveri nonchè le persone come me e te che vogliono trascorrere una serata insieme con quelli meno fortunati (Abbiamo mangiato svariate volte in situazioni come quelle descritte da Dario e tutto era buonissimo... Una volta ne parlammo con degli amici ed amiche fuori dal giro Hc e ricordiam ancora le loro facce schifate ahahahaha, ndr). Tutto questo completamente vegetariano/vegano e completamente gratuito. Fino ad oggi penso che abbiamo avuto oltre 200 volontari ad aiutarci a preparare tutto e gli unici punk che ricordo tra loro erano un mio studente e il chitarrista di un gruppo HC Cileno (Asunto). Insomma, tra il cantare e il fare c’e in mezzo il mare. ;)


Hai potuto viaggiare molto da quello che ho capito. Posti preferiti? Credi che come esperienze ti abbiano arricchito? Anche qui sei qualche storiella divertente da raccontarci...
Sì, quando posso mi metto in moto. La mia meta preferita sono gli States (Pure la nostra, ndr). Ci sono stato finora 6 volte, sempre da 1 a 2 mesi. Negli anni 90 sia mio padre che il mio fratello abitavano là (papà a Phoenix in Arizona e mio fratello a Los Angeles) quindi avevo un motivo in piu’ per andarci. Il primo viaggio e’ stato forse il piu’ bello. Metà di quel viaggio l’ho fatto con un noto personaggio della scena Emo italiana ed era un’esperienza in sè. Oggi se ci penso mi rimangono solo dei bei ricordi. All’epoca invece la situazione era quantomeno tragicomica. Dai, un paio di aneddoti di quel viaggio te li racconto.
Giorno numero 1, ci si becca all’aeroporto e si va a dormire da Lenny (Dogprint) che hai menzionato prima. La mattina mi sveglio per primo, vado in cucina quando sento dei suoni strani là fuori, come se uno butasse delle mattonelle contro la casa. Infatti, nascosto dietro la finestra vedo una signora con il fucile in una mano e una mattonella nell’altra a scagliare quest’ultima contro la casa dove abitava Lenny. Ora, come ben sai, se vai nelle cittadine o in periferia, le case sono basse, fatte di legno, e hanno al massimo due livelli (cioe’ il pianterreno e il primo piano). Quindi, sta signora o c’e l’aveva con Lenny, con la sua fidanzata o chiunque abitasse nel piano di sotto. Io intanto sveglio gli altri due ed ora tutti e tre siamo accovacciati dietro la finestra a capire cosa sta succedendo.
A un certo punto la signora si mette a gridare e dice una cosa come: “Tu hai ammazzato mio fratello, ora è il tuo turno.” Porca miseria. Qua le cose si stanno mettendo male. La tipa ha il fucile e lo vuole usare. Pochi attimi dopo tra il “fuck” di qua e il “motherfucker” di là dice: ".... Tu fottuto occhi a mandorla!”. A quell punto Lenny si alza e dice: “La tipa ce l’ha con il Cinese del piano di sotto. Tutto a posto.”
Allora finiamo la colazione, ci vestiamo e prendiamo i nostri zaini. Oggi si va a Middlesex college a vedere l’ultimo concerto dei Mouthpiece che suonavano insieme a Battery, Endeavor, Earth Crisis e un altro paio di gruppi che non mi ricordo piu’ (Ebbè, un concerto da poco! Ndr).
Scendiamo le scale e ci dirigiamo verso la macchina. A 10 metri di distanza la tipa con il fucile. Con testa in giù carichiamo gli zaini e partiamo. Io mi trovo accanto a Lenny nel sedile del passeggero con l’altro tizio dietro. Accendiamo la macchina e ci mettiamo in moto, quando vedo la signora alzare il fucile e puntarlo verso di noi. Grido a Lenny “Vai! Scappiamo!” e mi butto giù davanti al sedile. In pratica vado a finire nello spazio per i piedi di chi è seduto accanto l’autista (con i miei 188 centimetri in Europa questo non sarebbe stato possibile, ma in America le machine le fanno grandi). Lenny dà il gas, la tipa non spara e usciamo vivi da questa situazione.
Quindi facciamo un salto al college di Lenny, per non ricordo quale motivo, e poi si va al Middlesex College. Arriviamo prestissimo e siccome non c’è ancora nessuno andiamo a un negozio di dischi dove lavora il mitico Charles Maggio dei Rorschach, che dista poche miglia da li. Tempo di comprare un paio di dischi, mangiare una pizza e si torna al Middlesex college.
La gente comincia ad arrivare. C’e Josh della Trustkill Records, John (Rip) della Very Distro, Rick Ta Life, John dei Ten Yard Fight,... Con quest’ultimo mi metto a chiaccherare durante i primi gruppi. Salgono i Battery sul palco e fanno un concertone. Stranamente non hanno smosso tanto il pubblico davanti. Tutta altra cosa invece per i Mouthpiece. Una bolgia di gente invade ogni centimetro della sala con lo stage diving, crowd surfing, canti in coro ecc. Si vede che suonano in casa.
L’ultimo gruppo della serata sono gli Earth Crisis. Mi aspettavo una risposta dal pubblico ancora maggiore rispetto ai Mouthpiece, ma non e’ cosi’. Una buona parte del pubblico si ritira verso il fondo della sala mentre un centinaio di fans si stringe intorno il palco. Tempo di suonare un paio di pezzi e un tizio avvolto in una pelliccia (poi si rivelerà che era finta) sale sul palco. Si volta verso il pubblico e scende nella massa incredula. Il gruppo smette di suonare mentre il tizio si dirige verso la porta. I due chitarristi degli Earth Crisis buttano giù le loro chitarre e si mettono ad inseguire il tizio, seguiti da una buona parte del pubblico. Dall’altra parte c’e un cordone di gente, almeno 20-30 persone che si e’ intrapposto tra il tizio (pare fosse Sean McCabe , Rip, degli Ink & Dagger) e la massa, fungendo da scudo. Partono dei battibecchi tra i due gruppi, qualche spintone, tutto quanto nel corridoio del college. La situazione e’ serissima e potrebbe precipitare tra un momento ed altro. Io, insieme al resto del pubblico, mi metto a seguire tutto quanto da pochi metri di distanza. Il tipo in pelliccia con il resto della sua crew riesce ad uscire dall’edificio e tempo un paio di minuti arrivano 9 macchine di polizia. Un poliziotto sale sul palco e dichiara il concerto finito. Insomma, in appena 24 ore in questo paese ho il fucile puntato addosso e vedo un concerto che per poco non finisce in una maxi-rissa. Iniziamo bene.
Comunque, non appena ho qualche soldo da parte cerco di farmi un viaggio. Quello del 2008, di nuovo negli States, e’ stato particolarmente interessante perche’ per un mese ho pedalato da Seattle a Los Angeles (2400 chilometri) con una bici ibrida. Se ti interessa leggere su questo viaggio, mentre viaggiavo scrivevo una specie di diario di bordo che comunque contiente tantissimi aneddoti:
Dario Adamic Blog

Parliamo un po’ delle ultime uscite Goodwill Records...
Dunque. Per quanto riguarda le ultime uscite, l’anno scorso sono usciti i 7” dei Lyon Estates, gruppo nostrano ex BanXThis, Learn, The Guilt Show, Ingegno, Dissonanza,... e quello dei Just Die! Gruppo del North Carolina attivo da 7 anni con un lp, un cd e un paio di 7” pubblicati.
Ecco i link a un paio di canzoni:
Just Die!
Lyon Estates
Per quanto riguarda le prossime uscite invece, ci sono tante cose che bollono in pentola.
Come prima cosa, questa settimana esce lo split 7” My Turn/The Bridge. My Turn sono Greci mentre The Bridge vengono dalla Serbia. 4 canzoni di HC modern tra l’oldschool e newschool.
Un paio di canzoni puoi ascoltare sul nostro sito Facebook:
Goodwill Records
Più in avanti dovrebbero uscire altri due 7”. Prima il 7” dei Manalive (ex-Ensign, Rain On The Parade, Kill Your Idols, Vision, Milhouse,...). Poi il 7” dei Gut Feeling (ex-Catharsis, Undying).
Inoltre, come forse sai (certo! ndr), con lo split At Half-Mast/Values Intact abbiamo inaugurato una serie di 4 x 7” con le copertine disegnate da 4 differenti artisti e queste quattro copertine insieme formano una storia ispirata dall’azione diretta e i diritti degli animali. Gli altri due 7” che sono gia’ usciti sono At Half-Mast/To The Embers e Carry The Torch/Signs Of Hope, con la copertina di quest’ultimo disegnata da Brian Walsby, mitico fumettista Americano, gia’ autore delle copertine dei 7 Seconds, Melvins, Cinder,... Verso la fine dell’anno speriamo di pubblicare anche il quarto 7” che completera’ la serie.
Le copertine nel loro stato originale le puoi vedere qua:
GoodWill Records
A parte la Goodwill, sto mettendo in piedi una nuova etichetta con la prima uscita fuori in una settimana. L’etichettà si chiamerà No Plan e la prima uscita è la ristampa del primo 7” degli Stigmathe "Suoni Puri Dalla Libertà". Per chi non conoscesse Stigmathe (in pochi, credo) loro erano uno dei migliori gruppi HardCore Italiani degli anni 80. Nati a Modena nel 1979 e scioltisi nel 1986, il gruppo è riuscito a pubblicare un paio di 7” e una cassetta. HardCore politicizzato, furioso e disperato, ma nello stesso tempo melodico quanto basta. Il loro primo 7” (pubblicato nel 1983) nuovo vedrà luce dopo 30 anni!
Il piano e’ di pubblicare il materiale inedito o ristampare i dischi ormai inacessibili, registrati negli anni 80. Gli anni 80 erano il periodo quando sono cresciuto a suoni di Punk e HardCore e c’è tantissima musica prodotta all’epoca che merita di vedere la luce del giorno.

Che opinione ti sei fatto delle scelte tedesche in materia politico-economica nei confronti della crisi che ci sta investendo? Come le percepiscono i tedeschi? Soprattutto che opinione hanno di paesi come Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, che vengono chiamata Pigs?
I tedeschi credono che i loro soldi fanno sopravvivere l’Europa, il che in parte è vero, cosiccome è anche vero che grazie ai soldi che versa a sostegno dei paesi in crisi riesce ad andare avanti a gonfie vele. Questo perchè quei soldi comunque gli rientrano grazie alla vendita dei prodotti tedeschi che, con paesi indebolliti e non aiutati non gli rientrerebbero. Quindi, in parole povere, “aiutare” gli altri paesi europei gli conviene e come.
Parlando dell’Italia, qui c'è un'ondata di immigrazione italiana paragonabile a quella degli anni sessanta. In poco tempo gli italiani sono diventati la seconda minoranza più grande a Berlino dopo i turchi. A differenza del passato, sembra che stavolta l’emigrazione dall’Italia abbia toccato soprattutto le regioni del nord. Qua non passa un giorno che non incontro qualche ingegnere piemontese o qualche analista software lombardo e così via. Insomma, guardando da qua la situazione sembra preoccupante.

Finito. Grazie mille per il tuo tempo e aggiungi pur ciò che vuoi...
Grazie a te per le domande interessantissime e ben ricercate. Seguo con piacere il tuo sito e devo farti i miei complimenti per come e’ fatto e il contenuto che pubblichi (E' un onore per noi, ndr).
Per chi voglia contattarci:
la mia email è adam@goodwillrecords.net.
Il nostro sito web è: Goodwill Records.
Infine, ci siamo pure su Facebook: Goodwill Records
Grazie ancora e buon lavoro!

martedì 16 luglio 2013

Impression Materials | It Shouldn't Be A Matter | Cd | Costello's Booking.


Progetto solista di musica folk/alternative voce, chitarra e magari qualche amico fidato ad accompagnarlo sul piano live. Suoni molto dolci e melodici, voce calda e mai fuori dalle righe. Un suono avvolgente che prima è timido, poi prendendo vigore si dipana in maniera vigorosa e decisa. Se vi piacciono i cantautori o semplicemente volete prendervi una pausa da ciò che ascoltate di solito, dategli una chance.

Impression Materials
Costello's

lunedì 15 luglio 2013

Dawn To The Clouds | Far | Ep | Deer Waves Record/Costello's Booking.

I Dawn To The Clouds sono un terzetto al loro secondo EP e sono molto distanti dai gruppi che solitamente trattiamo. I nostri suonano un alternative rock molto anni '90, quello per intenderci figlio di MTV dei bei tempi andati. Suono potente, voce energica e musicalmente davvero quadrati nel suonare un genere magari non più sulla cresta dell'onda, ma di sicuro impatto. Se siete nostalgici dei meravigliosi '90s dove gruppi come Bush e Stone Temple Pilots dominavan le classifiche, fateli vostri.

Dawn To The Clouds
Costello's Booking

Crop Circles | Citizens Of Fear | Lp | Annoying Records.


Dei Crop Circles da Rovereto provincia di Trento avevamo sentito pareri molto lusinghieri ma non avevamo sentito ancora nulla. Giunge a fagiolo il promo pack inviatoci via email dal prode Andrea di Annoying Records, che gli ha prodotto il vinile. Hardcore ultra sparato figlio dei suoni 625thrash con un gran bel tiro. Musicalmente ricordano i Tear It Up con un pò di Down In Flames, il che quindi gli fa acquistare almeno 50 punti. Se vi piace il genere fatelo vostro.

Crop Circles
Annoying Records

Nessuno Schema n.10


"E niente è cambiato, anche se là fuori è tutto diverso". Ecco basterebbe questa frase estrapolata dalla quarta copertina ad opera di Brian Folagra, per capire cosa sia Nessuno Schema. Ci sono voluti 11 anni a Claudio, "orfano" del suo più stretto collaboratore Marco per chiudere il cerchio. 204 pagine per racchiudere emozioni, risate, momenti meno felici di un quarantenne con lo spirito di un ragazzino. Sinceramente un pò ci siamo commossi quando ci è arrivata per le mani, perchè Nessuno Schema per noi qui a Forthekidsxxx è stata davvero importante. Il mondo di Claudio è tutto qui dentro: hardcore, punk, metal, i concerti, i viaggi, il calcio, l'hockey, i suoi amori, la famiglia, gli amici, il lavoro e tanto tanto altro. Nessuno Schema ha rappresentato un modo di fare una fanzine mai vista prima in Italia (e che non si vedrà più, di questo ne siamo sicuri), uno scardinare i clichè del punk hardcore, del politically correct a tutti i costi. Un modo di ragionare lontano anni luce dai modi di fare "artistici" dell'emo, da quelli troppo seriosi e made in Usa del giro straight edge o da quella cazzonaggine fine a sè stessa del punk rock. Hardcore vissuto con il sorriso sulle labbra, con la presa per il culo dietro l'angolo, condita dal vivere la vita di tutti i giorni in maniera vera, senza costruirsi personaggi inesistenti per "contare" all'interno della scena hardcore. Non aggiungiam altro, solo un consiglio: fatela vostra, costa solo 5 euro più le spese postali. Come direbbero i Sick Of It All: blood, sweat and no tears.

nessunoschema10@gmail.com

lunedì 8 luglio 2013

Tumulto.


I Tumulto (dall'area Forlì-Bologna) sono uno dei gruppi che qui a Forthekidsxxx amiamo e supportiamo di più. Fautori di un hardcore veloce, potente e privo di fronzoli, i nostri nascono dall'amicizia fra Andrea (in arte Vasu, che con la sua Cause Care distro ha aiutato gli archivi vinicili di Forthekisdsxxx a rimpolparsi ulteriormente, ahahahah! ndr), Enrico e Nicholas (rispettivamente chitarra e voce degli Oi!/punker Scorma). Sono loro tre a rispondere alle nostre domande.
Foto di SereNere.

Notizia freschissima è che il vostro debutto su vinile avverà come split con i cesenati La Prospettiva. Come nasce questo progetto? Quando uscirà e quante canzoni conterrà? Per farla all'americana, inciderete anche una cover?
V. E' davvero una notizia freschissima, quello che abbiamo notato è che spesso l'incostanza la fa da padrona. Mille volte tra una pacca sulla spalla e l'altra ci si promettono collaborazioni, concerti, scorribande e via dicendo. Questa volta però è un obiettivo che si vuole portare a termine. Ci siamo mossi per i preventivi e per una ipotetica data per far stare la testa di tutti su questo progetto. Si pensava a quattro canzoni a gruppo. Per la cover proprio non ci avevamo pensato. Credo che sia molto più complicato trovarne una che vada bene a tutti piuttosto che vomitare un pezzo nuovo. Vedremo.
E. Io con quei poseurs dei La Prospettiva non ci faccio proprio un bel niente! Ahahah! Scherzi a parte, una volta che con delle persone condividi valori, attitudine e goliardia le collaborazioni vengono fuori in maniera naturale, come digerire un crescione dell’Ines (grandioso posto con piadine e crescioni vegan sulle ridenti colline di Bertinoro, ndr).
Per quanto riguarda la cover io sto spingendo per fare “Luna” di Gianni Togni.

I Tumulto suonano un hardcore vecchia scuola diretto e senza fronzoli. Cosa vi ha spinto a muovervi su questo tipo di suono?
V. Credo che il caso sia stata la base del progetto, io sapevo che volevo suonare assieme a Enrico (sempre per la storia delle promesse campate per aria), contattato Francesco alla batteria, le prove sono andate avanti per quasi un anno senza nessuno che si buttasse sulla voce. Arrivato Nicholas il tutto ha preso la forma del compromesso che più ci piaceva, il bisogno di sfogarsi, la vecchia scuola e un pò di quel "grasso Mike" che sempre ce la fa salire, come si dice in gergo.
E. Per quel che mi riguarda se è indiretto e con i fronzoli non è hardcore. Comunque, se non mi sbaglio, l’idea venne fuori a Valverde quando ancora Vasu non bestemmiava e non beveva birra. Mi ricordo che all’inizio in sala prove c’era un po’ di spaesamento (anche perché non avevamo mai suonato insieme), ma quando ci siamo resi conto che i pezzi che venivano fuori avevano un ottimo livello di ignoranza ci siamo presi bene. A quel punto il buon Nicholas da quelle fondamenta strumentali ci ha tirato su dei muri di parole che hanno completato nel modo migliore il DNA del gruppo. Per quanto riguarda il “tipo di suono” non ho fatto altro che mi immaginarmi Varg Vikernes e Fat Mike che limonano duro sulla battigia di Hermosa Beach mentre ascoltano i Sottopressione nel walkman dividendosi le cuffie. Rendo l’idea?

Provenendo dalla Romagna non possiam che farvi questa domanda: di gruppi qui in zona ce ne sono moltissimi, però quasi tutti dediti al metal core et similia. In che rapporti siete con essi? C'è collaborazione o come spesso accade, ognuno si coltiva il proprio orticello?
V. E' naturale che le situazioni che preferiamo chiudono le porte a certi generi e a certi ciuffi. E' capitato di collaborare, per questo nessuno di noi porta avanti battaglie per contrastare certe tipologie di band, preferiamo parlare di persone, se si va d'accordo a quel punto difficilmente si fanno discriminazioni, anzi è un motivo in più per pigliarsi per il culo in amicizia.
E. Sono d’accordo con Vasu, prima le persone. Di generi, di mode e sottomode non mi interessa un cazzo. A parte pochissime eccezioni, tutti i gruppi romagnoli contemporanei (in linea con la maggior parte delle band italiane) coltivano il proprio orticello illudendosi di fare successo, diventare famosi, aumentare i “like” o i “followers”sui social network, fare un sacco di visualizzazioni su youtube, andare dalla parrucchiera per girare il video strafigo, leccare il culo a quello lì dell’etichetta megasburra, fino ad arrivare alla morte della musica: pagare per suonare. Ecco, a me di ste stronzate non me ne frega assolutamente una minchia. Ho sempre suonato punk-hc per due motivi sostanzialmente: 1. Sono un chitarrista mediocre che ha voglia di divertirsi e sbronzarsi insieme agli amici, a cui piace un sacco vedere la gente che si mena mentre suono. 2. Penso che il sistema economico in cui viviamo sia da abolire.


L’hardcore non fa altro che conciliare questi due aspetti della mia personalità.

Qualche tempo fa avete suonato al Bronson di Ravenna, noto locale che ultimamente ha aperto le porte a suoni più duri e a gruppi piccoli. Come è stata come esperienza? Come è stato suonare in un posto che non fosse un centro sociale o un Arci? Vi sono piaciuti gli altri gruppi? Come siete stati trattati più in generale?
V. Ci siamo sempre detti che per noi quello che conta è suonare. Se poi siamo assieme a degli amici risulta ancora più semplice anche in contesti "diversi", dandosi chiaramente dei limiti. Non sapevamo esattamente a cosa andavamo in contro. Credo che la scarsa esperienza del locale su certe tipologie di generi, non abbia facilitato l'apporto che effettivamente poteva essere dato alla giornata a livello di affluenza. Chi viene ai "nostri" concerti non è abituato a pagare grosse cifre, ci siamo inseriti in un contesto non nostro per cui abbiamo pagato le conseguenze di suonare davanti a nessuno su un palco troppo grande in un posto altrettanto grande. L'accoglienza di chi organizzava è stata piacevole, grazie al rapporto creatosi in questi anni, non abbiamo invece avuto rimandi da "quelli del locale" ma poco importa. Ps: non ci saremmo scandalizzati se al posto di una birra alla spina fossimo stati inondati di lattine di "von wustel", prendiamo su tutto.
E. Si scrive “Von Wunster” ignorante! Ahahah!
Cosa ne penso del Bronson? La birra costava troppo.

L'hardcore in Italia sembra sia in una fase di profonda stasi. Pochi gruppi, concerti in un numero molto minore che in passato... D'altro canto però posti chiusi da tempo come il Peacemaker di Imola (ora ribattezzato Brigata36) hanno riaperto i battenti con iniziative e concerti. Cosa ne pensate? C'è gente che dice che l'hardcore in Italia è morto da almeno 5 anni... Noi qui a Forthekidsxxx non la vediamo così... Voi che ne pensate?
V. Su questo tema di sicuro troverai pareri discordanti sempre, il punto sta nel "mi lamento per dare aria alla bocca" oppure "mi lamento perchè ho provato sul campo". Specialmente per Enrico, ma anche per Nicholas, la militanza in questo mondo è sempre stata molto attiva e da parte loro mi trovo sempre a prendere appunti sul come poter fare per migliorare le cose. Abbiamo passato un momento in cui ci siamo guardati negli occhi per capire se realmente poteva avere senso quello che facevamo. La risposta è stata si. Supportiamo nei limiti delle nostre forze le iniziative e la promozione di concerti mantenendo uno stile che si tramanda da tempo. Credo che conti questo. Massimo rispetto per chi ha dato tutto ma non trova più entusiasmo.
E. Rispondere a questa domanda senza essere banali è praticamente impossibile. A parte la stronzata di Vasu sugli appunti da prendere, guardo ovviamente con gioia alla nascita di nuovi posti in cui vengono portati avanti valori ormai annebbiati dall'attuale società. I discorsi sono sempre i soliti: davanti al divertimento preconfezionato dei locali, davanti al regresso politico e culturale italiano, ci sono tanti ragazzi e ragazze che si sbattono quotidianamente per creare socialità svincolata dalle logiche del profitto, organizzando iniziative e concerti che spesso hanno l’obiettivo di supportare economicamente chi si ribella alle ingiustizie e viene represso dallo stato.
Paso, vuoi che ti dica la verità? A me che l’hardcore sia morto, vivo, assopito o risorto non m’importa nulla. Cos’è l’hardcore? E’ solo un genere musicale o è qualcosa di più? Basta fare “TU-PA-TU-PA” per essere hardcore? Di cosa stiamo parlando quando blateriamo di “scena”?
Per me sono tutte parole vuote e prive di un vero significato, un po’ come “libertà” o “democrazia”.
Non voglio fare il filosofo e non voglio nemmeno cadere nel giochetto ridicolo tipo “io sono più hc di te” o cazzate simili, ma ti posso dire semplicemente come io idealizzo questo concetto nella mia testa: la musica è il mezzo che io uso per esprimere tutto ciò che provo durante le mie giornate, osservando ciò che mi succede intorno e prendendo coscienza della mia condizione; la conseguenza inevitabile di ciò è che la mia musica diventa politica, probabilmente è un mio limite. Detto questo, l’hardcore come genere musicale è quello che più si addice a me e sono fiero di suonarlo con le persone a cui sono più legato. Tanti altri scelgono differenti generi: dal punk rock allo ska, dal reggae al folk, dal crust al black metal, ma le etichette non cambiano i contenuti, la sostanza è la stessa: il bisogno di sfogare i nostri pensieri e i nostri sentimenti, il rifiuto della rassegnazione e dell’appiattimento. Ciò che mi preoccupa non è la morte dell’hardcore in sé: mi preoccupa la morte delle nostre coscienze e della nostra creatività, sempre più schiacciate da un mondo sempre più competitivo, alienante e frammentato. Un mondo che però è anche in fermento, un mondo che è in TUMULTO dalla Turchia al Brasile, dalla Grecia al Portogallo. In questo quadro, spero che l’HC rimanga una componente fondamentale della grande colonna sonora della ribellione mondiale.


I Tumulto dividono con le Scorma cantante e chitarrista. Riuscite a coniugare bene l'attività dei due gruppi? Se doveste descrivere ad una persona che non vi conosce le differenze tra i due gruppi, cosa gli direste?
V. Sicuramente gli direi che loro provano costantemente e noi no. A parte gli scherzi è questo che ci permette di coniugare gli impegni, il bello è che ci conosciamo tutti e c'è sempre stato massimo rispetto. Mi ricordo che già dalle prime prove gli altri delle Scorma si fermavano alle nostre prove e viceversa.
N. Con i Tumulto non proviamo mai! E non abbiamo ancora avuto compresenza di date possibili, quindi riusciamo a giostrarci bene io ed Enrico. Tra i gruppi inoltre ci sono molte differenze, prima di tutto musicali ma anche concettuali: i testi che scrivo per i Tumulto sono più astratti e in forma più libera, incastrati in ritmiche prettamente hardcore; con gli Scorma invece andiamo dritti al punto, senza troppi giri di parole, seguendo uno stile che può spaziare tra il punkrock e l'hardcore.
E. Dopo che mi sono trasferito a Bologna riuscire a coniugare l’attività dei due gruppi e diventato molto più complicato per tutti, ma, nonostante le difficoltà tecniche, ogni tanto qualche prova riusciamo a farla. Gli Scorma sono il mio primo gruppo, attivo da circa 10 anni, a cui sono legatissimo. Le differenze tra i due gruppi le ha descritte bene Nicholas, più semplicemente si potrebbe dire che coi Tumulto andiamo più veloce, anche se poi pezzi “tirati” li abbiamo anche con gli Scorma, dove però sono più presenti venature OI/punk rock.

I vostri testi ci sembrano profondamente influenzati da fattori politici economici e sociali. Li scrivete tutti assieme oppure c'è qualcuno all'interno del gruppo delegato a ciò? Come mai la scelta poi di usare l'italiano invece del più comodo ed internazionale inglese?
V. La cosa più incredibile e che secondo me ci permette di andare avanti è che ognuno ha il suo ruolo. Con l'arrivo di Nicholas non abbiamo dovuto "perdere" del tempo nella gestione delle parti vocali, noi scriviamo la musica e spesso ha già un testo pronto da adattare ai pezzi. Le influenze nascono dalla sua attenzione costante ai temi sopra citati, portando avanti le idee sempre con convinzione e coerenza.
N. Cerco sempre di mettere su carta una riflessione su ciò che mi circonda, sia a livello emotivo che a livello fisico. Farlo in inglese sarebbe stato certamente più semplice a livello musicale, ma l'italiano è il mezzo più adatto per esprimere coerentemente ciò che vogliamo comunicare.
E. Nicholas è il poeta dell’hc italiano, e non sto esagerando. Andate a leggervi i testi e venitemi a dire che non è vero.

Il nome Tumulto è un omaggio ai tempi tumultuosi che stiamo vivendo o lo avete scelto per descrivere il vostro modo di suonare hardcore?
V. "Monti, ci sei prossima settimana per le prove? Il nome c'è già, Tumulto, il batterista pure, fammi sapere" suonava troppo bene per lasciarlo in disparte. C'era bisogno di sfogarsi e così è nato il progetto.
E. Io avevo proposto come nome “Ultra seghe elettriche impazzite” ma me l’hanno bocciato.

Come gruppo come vi ponete nei confronti di un certo tipo di hardcore diciamo più disimpegnato, fatto molto spesso solo di costose marche di vestiti e atteggiamenti violenti ai concerti? Come gruppo appoggiate qualche causa in particolare o preferite che sia la musica a manifestare il vostro pensiero?
V. Come già detto, dai testi viene fuori il pensiero e le scelte che caratterizzano spesso il quotidiano. Non ci piace troppo portare avanti grosse bandiere, preferiamo marcare un'idea attraverso il testo e la musica, poi se vuoi se ne parla, ma preferiamo suonare, poche pugnette insomma. Le grandi marche e i grandi trattati li lasciamo agli altri.
E. Penso che chi compra costose marche di vestiti per sfoggiarli in giro o ai concerti sia liberissimo di farlo, come io sono liberissimo di considerarlo un patacca. Questo fenomeno fa parte del più generale bisogno di apparire ed affermare sé stessi attraverso l’abbigliamento per mancanza di altre qualità. Per quanto riguarda gli atteggiamenti violenti ai concerti beh… nel pogo deve esserci un po’ di violenza, se no non è divertente, ma una violenza per così dire “etica”. Quelli che si atteggiano da macho con l’obiettivo di far male agli altri sono dei poveretti che meriterebbero di essere cacciati a calci nel culo dai concerti all’istante.


Come avviene il processo di creazione di un vostro pezzo? Viene prima il testo o la musica?
V. Generalmente si parte da un riff per poi costriure il resto tutti assieme in sala prove, per i testi molte volte non facciamo in tempo a finire il pezzo che è già su carta. Anche se provare è sempre complicato gestiamo al meglio il poco tempo.
Il suonare molto spesso in situazioni autogestite è di sicuro un gran cosa. Non vi capita però di pensare che pur suonando in situazioni di questo genere, molto spesso chi vi guarda è solo lì per passare un sabato sera poco dispendioso dal punto di vista monetario, condito da alcool e fumo in abbondanza, dimenticando che il posto in cui sono non è "l'alternativa economica" al pub sotto casa o un luogo in cui non ci sono regole e ognuno fa ciò che vuole?
V. Non suoniamo da molto, abbiamo forse notato che spesso le situazioni autogestite hanno una selezione più accurata a livello di "pubblico", è sempre ovvio che chi si vuole fare i cazzi propri se ne sta in disparte ma capita più spesso di incontrare gente che sa quello che va a vedere in certi tipi di situazioni piuttosto che in un locale dove si fa più fatica a trovare il pubblico dei concerti.
N. La questione fondamentale è che un centro sociale attira un potenziale di persone estremamente eterogenee. C'è che milita, chi beve, chi cazzeggia, chi apprezza l'atmosfera dell'ambiente e chi frequenta solo per i concerti, che sono valore aggiunto al luogo. In genere, per il discorso concerti, dipende dalla situazione, e sta ai gruppi crearsi il proprio pubblico.
E. Non vedo nulla di male a “passare un sabato sera poco dispendioso dal punto di vista monetario, condito da alcool e fumo in abbondanza”, l’importante è che vieni sotto al palco a fare del casino che se no m’incazzo.

Finito... Se vi va di aggiungere qualcosa fate pure... Grazie!
La prossima volta ti offriamo un camparino. A presto.
Tumulto.

Tumulto

martedì 2 luglio 2013

Jungle Fever | Reckless Reality | 7" | Open Up Records.


Non è un segreto che qui a Forthekidsxxx adoriamo i Jungle Fever. Indi per cui non siate stupiti dell'ottimo parere che abbiamo di questo loro primo 7". Hardcore figlio della triade Madball, Leeway e Cro Mags passando per i gruppi Painkiller e Reaper Records. Suono potente che rende soprattutto dal vivo, dove i nostri dimostrano un affiatamento perfetto. Non vogliamo dilungarci troppo, se vi piace questo tipo di suono non potete non ascquistarlo a scatola chiusa. Per i più feticisti, versione vinile giallo limone, yo!

Jungle Fever
Open Up Records

lunedì 1 luglio 2013

Claudio Canclini (Nessuno Schema, La Fiera Dell'Odio, Eternit, Gradinata Nord).

Bhè, che dire... Introdurre un personaggio come Claudio Canclini non è affatto semplice. Fin dagli albori degli anni '90 impegnato con la sua Nessuno schema fanzine, 100 e rotte pagine di storie, interviste e pezzi di vita vissuta. Batterista del gruppo Eternit e Gradinata Nord, grande agitatore della scena hc/punk valtellinese. Lontano anni luce da quegli atteggiamenti arroganti che purtroppo nel passato e nel presente hanno funestato la nostra tanto amata scena hardcore. Rappresentante di quel modo di intendere l'hc fatto di risate e non di musi lunghi e di gare a chi ce l'ha più lungo... Per noi qui a Forthekidsxxx rimane un mito assoluto... E poi parliamo di uno che si è visto gli Slayer nel tour di "Reign In Blood" nel 1987... Già questo basterebbe ad elevarlo di una spanna sopra a tutto ahahahahah! P.s.: dopo anni di silenzio è stato dato alle stampre un numero nuovo di zecca di Nessuno Schema... Fatevi un favore e acquistatela...

Allora Claudio innanzitutto come va? Lavori ancora nei cantieri come 15 anni fa? E soprattutto: ti sei sposato?
Diciamo che si tira avanti! Sì, sempre nei cantieri, sono sempre un artigiano edile e ormai un old schooler pure in quel campo ;-). No, non mi son sposato (come mai questo morboso interesse ;-) ?) (perchè siamo fottutamente curiosi, ahahahah ndr), ho solo convissuto per qualche tempo che alla fine è più o meno la stessa cosa. Al momento sono single per cui le vostre splendide lettrici possono farsi avanti tranquillamente, anche a due a due ;-)

Nessuno Schema è stata per noi una sorta di bibbia (scusa il termine eheheh). Oltre 100 pagine scritte fittissime, con frequenti riferimenti alla vita in quel di Colico. Quando tu e Marco avete iniziato la fanzine aveva un'impostazione decisamente più classica. Poi si è tramutata in una sorta di diario. Da cosa nacque questo cambiamento? E soprattutto: quanto vi piacciono i Kina?
Mah, diciamo che la “sorta di diario”, per usare le tue parole, era l’impostazione che avevo in mente di dare alla fanza ai tempi in cui questa prese il nome di “Nessuno Schema” (nel ’92, dopo tre numeri come “That’s Life” sottoforma di mini-zine di quattro pagine); in effetti ci ho/abbiamo messo un po’ ad arrivarci! ;-) Il nome NS (chiaramente preso a prestito dal pezzo dei Kina) mi pareva appropriato per come intendevo far diventare la fanza negli anni a venire, cioè un contenitore in cui scrivere di tutto ciò che mi passasse per la mente, senza preclusioni di sorta, senza nessuno schema, appunto! I Kina a me piacciono parecchio e li ascolto tuttora con estremo piacere. Penso sia lo stesso per il mio ex-collega di fanza Marco.

Quello che ci colpiva mentre leggevamo le pagine da voi assemblate era il vostro giro. Magari non era enorme come nelle grandi città, però pareva ci fosse molto affiatamento e supporto. Cosa ricordi di quei giorni? E' rimasto qualcosa? Hai qualche anedotto da raccontarci?
Sì, il fatto di vivere nella provincia estrema accomunava un po’ tutti noi ragazzi appassionati di musica hardcore/punk/metal/rock (e chi fra noi suonicchiava qualche strumento), per cui, almeno nei primi anni novanta, c’era in effetti una discreta solidarietà fra i gruppi. Poi sempre meno anno dopo anno... Di quei giorni sono rimaste delle solide amicizie, tutto lì. Aneddoti ne avrei a centinaia, ma non penso siano interessanti per chi non conosce le persone che verrebbero citate.

Ad un certo punto arriva pure uno split con la fanzine Shove di Andrea Valentini. Lo confesso: finalmente un mio piccolo sogno si avverava. Quando ci arrivò per le mani ce la sciroppammo in 20 minuti netti ahahaha! Volevamo chiedervi come vi venne l'idea di unire due fanzine che comunque presentavano molti punti in comuni ma anche delle sostanziali differenze. Guardandoti indietro ti ritieni soddisfatto?
L’idea venne fuori in occasione di una visita al Valentini in quel di Alessandria che facemmo io e Marco nell’estate del ’96. Con Andrea ero in contatto già da qualche anno e ci sentivamo molto spesso via lettera o telefono, oltre ad esserci già visti di persona a qualche concerto; noi eravamo dei fans di “Shove” e a lui piaceva “Nessuno Schema”, in più eravamo diventati amici, per cui fare uno split fu una conseguenza abbastanza logica ;-) e lo facemmo uscire un paio di anni dopo. Alla fine sì, mi ritengo soddisfatto di quell’uscita!

Non pago di tutto ciò arriva pure la Fiera Del Bestiame, distribuzione nata soprattutto grazie agli scambi con la fanzine. Come gestivi il tutto? Anche Marco era coinvolto nella cosa? Dopo un pò cambiò il nome in Fiera Dell'Odio. Sotto di essa uscirono anche alcuni cd e vinili se non sbagliam...
No, devo correggervi, la distribuzione venne fondata nel 1993 dal Fabio Bonelli (che in anni recenti ha suonato coi Milaus e attualmente si diletta con quel progetto chiamato Musica Da Cucina...) e non c’entrava nulla con “Nessuno Schema”. Io mi unii a lui verso la fine di quell’anno per dargli una mano e dopo circa sei mesi la distro rimase interamente in mano mia...un affarone! ;-) Marco mi dava una mano per i cataloghi, le grafiche, i flyers, ecc.ecc. e alla fine era mio “socio” anche in quest’altra impresa (fallimentare, ovviamente, eheh!). La gestivo come tanti altri miei “colleghi” contemporanei, cioè con grande passione e per la gloria, come detto sopra ;-) ! Come La Fiera del Bestiame ho/abbiamo fatto uscire la cassetta dei Caven (la folk-punk band del succitato Fabio), il 7” degli Eternit (la band in cui suonavamo io e il Marco) e il cd ‘Hardcore Against Repression’ degli Atrox e coprodotto i 7” dei Molto Rumore Per Nulla di Aosta, dei siciliani Alter-Azione e dei torinesi Arsenico. Nel ’99 ci fu la fusione fra FDB e Odio Alpino (minuscola etichetta morbegnese gestita dal duo Rocco/Lorenzo, quest’ultimo futuro chitarrista dei DeathBeforeWork) che portò a La Fiera dell’Odio, appunto. Abbiamo fatto uscire due lavori degli Obbrobrio (band in cui militiamo tutti e tre), il cd di Joseph C e coprodotto alcuni altri dischi, fra cui un 7” dei tuoi quasi vicini di casa R.o.i.d., il cd dei LaFalce e una compilation internazionale di bands grindcore sempre su 7” e forse qualcos’altro che al momento non mi sovviene (in quegli anni gran parte del lavoro se lo sobbarcava il Rocco). A fine 2004 ci siamo rotti le balle e abbiamo sbaraccato tutto!

Giungiamo ora al capitolo Eternit. Un 7" all'attivo e svariati concerti (molto ben raccontati nella sezione concerti di Nessuno Schema). Suonavate un punk hardcore con un tocco melodico e con una ragazza alla voce (cosa poi non troppo usuale ai tempi). Vuoi raccontarci un pò della realizzazione del 7"? Ne sei soddisfatto? Come mai vi siete sciolti? Avete in mente di fare qualche concerto di reunion?
Mah, fondammo il gruppo nel settembre del ’95, buttammo giù un po’ di pezzi e ne scegliemmo quattro da registrare per quel 7” che uscì nel luglio del ’96. A posteriori, non un gran disco (salverei solo un pezzo, l’ultimo). Ci siamo sciolti perchè... boh? Motivi interni alla band può andare? ;-) Per quanto mi riguarda sono totalmente contrario a qualsiasi reunion (di qualsiasi band in cui abbia suonato, il passato è meglio che se ne stia dov’è). Prima o poi uscirà però una raccolta di tutti i pezzi degli Eternit (il 7”, dei brani live e una registrazione con un 4 piste di tutti i brani che sarebbero dovuti finire su un Lp mai inciso) sottoforma di cd di quasi ottanta minuti in edizione limitatissima per i soli amici dei componenti della band.

Altro gruppo nel quale eri coinvolto furono gli Obbrobrio, progetto grind hardcore con cui avete condiviso uno split 7" con i Disarm (con il vostro lato copertina omaggio ai Metallica di "Master Of Puppets") e addirittura un cd split con tra gli altri i Fuck The Facts. Vuoi parlarcene un pò? Avete suonato in giro? Come mai vi siete sciolti?
Gli Obbrobrio non sono sciolti! Semplicemente non abbiamo più registrato niente da ormai dieci anni, ma la band sulla carta esiste ancora (al netto dei sei componenti sparsi in giro per l’Italia e l’Europa). Anche perchè trattasi di un progetto basato sull’idea di un gruppo che avrebbe provato una volta ogni tanto e che in ogni occasione avrebbe registrato tutto quello che sarebbe stato improvvisato sul momento; ci siamo trovati sei o sette volte nel corso della nostra esistenza e in quelle occasioni abbiamo sempre messo su nastro qualcosa. Dal vivo ovviamente non abbiamo mai suonato. Prima o poi qualcosa di nuovo dovremmo deciderci di registrarlo in effetti! ;-)

Chi era Joseph C.?
Joseph C (con la C che sta per Curwen, Joseph Curwen è il protagonista di un racconto di H.P. Loevcraft) è il re dell’elettronica morbegnese, attivo sia come one man band (e svariati lavori all’attivo, fra cui il succitato cd su FDO) sia come tastierista/”effettista” degli Obbrobrio. Ultimamente ha registrato qualche cosa a nome Joy Coroner (Joseph C).

Arriviamo in tempi più recente con i Gradinata Nord. Personalmente il vostro split cd con i Rebelde è in testa alla nostra classifica dei cd che ascoltiam sempre molto volentieri. Anche qui volevamo chiederti come avete iniziato. Mi pare che sia uscito un nuovo cd, in cui avete abbandonato l'oi!-core per cimentarvi con un hard rock più glam. Correggetteci se sbagliamo...

No, tutto giusto, anche se la parola “glam” stride abbastanza con quattro (ora cinque) disgraziati come noi ;-). I Gradinata Nord nascono nel gennaio 2000 con una formazione a cinque fra cui due cantanti solisti e di quella primissima incarnazione a tutt’oggi sopravviviamo io e l’Alex (uno dei chitarristi. Lo stile degli inizi è quello di un Oi!-Core volutamente molto ignorante con testi a base di calcio, ultras, rissosità e polemica varia. Con l’arrivo del Papo alla voce (siamo nell’autunno del 2000) lo stile si sposta su un Oi! più propriamente detto, ferme restando le tematiche che, se possibile, si fanno anche più ignoranti nel loro svolgimento. Lo split coi Rebelde (2002) è la fotografia di quel periodo. Segue la composizione di una manciata di pezzi nuovi nei quali all’Oi! si affianca un certo Hard-Rock’n’roll, mentre i testi (ferma restandone l’assoluta ignoranza, sia chiaro) passano a trattare anche altri argomenti tipo motociclette, Braccio di Ferro, girls girls girls, marinai, spiagge lacustri, ecc. Diciamo che se all’inizio volevamo essere il più ignoranti possibile, adesso cerchiamo anche di fare dei testi che trattino i clichès del rock e anche del punk/oi! in maniera divertita e divertente e con una certa componente parodistica. Questi pezzi (tutti 2002/2003) vengono finalmente registrati nel 2008 (dopo alcuni anni in cui il gruppo, pur non sciogliendosi, mette in stand-by la propria attività live, pur provando sporadicamente in saletta) per il cd “Valtellina boyz” uscito a inizio 2010. Ultima nostra “fatica” è il cd-raccolta “Never trust a indie – 2000/2002...2010” (uscito nel dicembre 2011), che comprende i pezzi dello split coi Rebelde rimasterizzati, un live del 2010 e alcuni pezzi dal vivo con la primissima formazione. Chi volesse approfondire: Gradinata Nord.

Come vedi lo stato della scena hardcore punk attuale? Vedremo mai un nuovo numero di Nessuno Schema?
La scena HC/Punk attuale, sinceramente, non la conosco nè la seguo. Vedrete però un nuovo numero di “Nessuno Schema”: l’ho terminato, finalmente, a metà giugno ed è uscito oggi 29/6/2013, impaginato dal succitato Joseph C (Domenico Buzzetti), che si è occupato anche delle grafiche (sono tornato a fare la fanza da solo, anche se Marco è ovviamente presente come ospite con una column).

E del nuovo numero di Nessuno Schema? Come mai hai deciso questo come back? Dobbiamo aspettarci un best of o e' un numero nuovo di zecca? Lo consideriamo un vero e proprio miracolo...
Mah, diciamo che ci ho semplicemente messo “qualche” anno in più a scriverlo rispetto ai numeri precedenti ;-). Specialmente perchè sono rimasto da solo a farlo e in solitaria si ha la tendenza ad impigrirsi! Ovviamente è un numero nuovo di zecca (sull’eventuale best of di una fanzine la penso come sulle reunions dei gruppi), per quanto nuove possano essere cose scritte nell’arco di tempo che va dal 2002 al 2013 (per tacere di un pugno di recensioni di dischi “d’epoca” che erano state escluse dal # 9 per ragioni di spazio e che vanno quindi datate 1999 minimo!). Diciamo che volevo festeggiare a modo mio il raggiungimento dei 40 anni e per modo mio intendo buttando un (bel) po’ di euro in questa “Nessuno Schema” # 10 invece di spenderli (in maniera decisamente migliore) per andare a fare una vacanza! ;-)

L'hardcore, oltre ai tuoi gusti musicali, ha influenzato anche il tuo modo di rapportarti alla vita di tutti i giorni? Voglio dire, in fin dei conti si è sempre detto che è di più che un semplice genere musicale, o no?
Sì, diciamo che qualcosa l’Hardcore me l’ha insegnato, però alla fine c’è gente che è “hardcore” (nel senso con cui noi “hardcorers” appunto, intendiamo questa parola) e non sa nemmeno che esiste questo genere musicale, e possessori di mille dischi HC che sono degli stronzi senza speranza... Come sempre è una questione di come sono le persone, le influenze esterne c’entrano solo fino a un certo punto.

Sei un metallaro doc, con tanto di partecipazione a Milano al primo concerto degli Slayer in terra italica. Te lo ricordi? Come mai hai cominciato ad ascolate metal e poi ti sei spostato su territori più hardcore pur non rinnegando le tue radici? Il metal è davvero solo un genere musicale oppure sotto chili di borchie e facce truci si può trovare qualcosa di genuino?
Metallaro doc...no, usurperei la definizione. Diciamo che sono un grande fan dell’heavy metal che è più corretto! ;-) Gli Slayer? Ricordo gli Extrema a fare da spalla al posto dei Malice segnati sul biglietto e ricordo la doppia cassa di Dave Lombardo che quasi mi sradicava le costole! Ero poco più che un bambinetto e mi spiace di non averli visti con maggiore cognizione di causa gli Slayer. Il passaggio dal Thrash Metal all’Hardcore fu abbastanza naturale, ne fummo “vittime” in molti alla fine degli edonistici anni ottanta. E negli anni seguenti ho sempre ascoltato tutto quello che mi piaceva, fosse HC, Punk, Metal, Rock, Pop, Elettronica, ecc.ecc. senza rinnegare un bel niente, per che motivo poi? Per l’ultima parte della domanda ti rimando alla risposta sull’hardcore di qualche riga più su, calcola che per me qualcosa di genuino e di positivo/interessante lo puoi trovare anche nella vecchietta che va a messa tutte le sere (e te lo dico da ateo/anti-clericale convinto!).

E' di pochi giorni la notizia dell'attentato ad una scuola superiore di Brindisi (Ora son passati mesi, ndr). Prima si è parlato di mafia, poi di pista anarchica ed infine spunta la figura di un soggetto che ha agito per vendetta. Cosa ne pensi? L'Italia sta attraversando un periodi di profonda crisi, dilaniata da bombe, manifestazioni e violenza. Dobbiamo passarci per forza per vedere un cambiamento o ormai siamo veramente alla frutta?
Anche al caffè se non all’ammazza-caffè! Sulla storia di Brindisi credo che alla fine si trattasse solo di un pazzo deviato, anche se poi in Italia non si capisce mai bene chi ha fatto cosa e perchè... Sul resto posso solo dire che violenza et similia rischiano di diventare inevitabili in una situazione come quella attuale. Ma stiamo a vedere se anche questa volta, sempre ovviamente confidando nello “stellone”, il nostro paese di merda (e noi di conseguenza) riuscirà a sfangarsela... Sarà comunque dura, difficile e lunga la faccenda...

Volevam chiederti un parere sulle manifestazioni No Tav, visto che pure tu abiti vicino alla montagna e alle valli. Cosa ne pensi? Secondo noi si stanno spendendo decine di milioni di euro per fare arrivare un treno 10 minuti prima ma purtroppo la questione è molto più intricata e contorta di quello che possa sembrare...
Guarda, non voglio riempirmi la bocca parlando di una situazione che non vivo da vicino e che conosco pochissimo. Di sicuro dietro la Tav ci sono dei giri che ci possiamo solo immaginare... (come, probabilmente, dietro alla superstrada che sta devastando paesaggisticamente la Valtellina...).

Con Nessuno Schema oltre al lato prettamente musicale siete sempre stati vicini a situazioni antagoniste e pure con i gruppi in cui hai suonato spesso avete suonato in centri sociali o comunque in situazioni autogestite. Le idee che esprimevi con la fanzine per esempio sono ancora presenti in te oppure si sono modificate con il trascorrere degli anni?
Direi di no, le idee son sempre quelle (in linea di massima: anarco-socialiste, animaliste, antiautoritarie, antireligiose, antimilitariste, anti-politically correct, soprattutto anti-stronzi), sicuramente adattate al trascorrere del tempo e alle esperienze maturate in questi anni. E per la cronaca sono ancora sia straight edge che vegetariano.

Con Marco ti senti/vedi ancora? Mi pare lavorasse a Milano...
Studiava ingegneria a Milano. Dal 1998 lavora e vive a Helsinki, Finlandia. Ci sentiamo ogni tanto e ci vediamo quando scende a trovare sua madre.

Finito! Grazie molte del tuo tempo e se vuoi aggiungere qualcosa sei libero di farlo.
No no, è già tanto che sono riuscito a rispondervi dopo quasi un anno! ;-) Basta così! E grazie a voi per la pazienza e chiaramente per l’intervista: le domande erano belle e centrate, non so se le mie risposte sono state all’altezza però... (lo sono state, don't worry eheheheh! ndr).

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