domenica 30 agosto 2015

Black Bleeding | A Bright Future | Nihilistic Holocaust Records | Tape.

Uscito originariamente nel 2014 solo su cd autoprodotto dalla band stessa, torna in tutto il suo splendore (e in formato tape) questo "A Bright Future" dei franco/belgi Black Bleeding. Essendo io molto appassionato di tali sonorità, posso dirvi che questo pugno di pezzi sono delle gran belle mine. Death/Black old school con un lieve tocco di melodia, velocissimo, pesante e ottimamente suonato. Se vi piacciono gli intrecci tra Marduk, Immortal e Impaled Nazarene, troverete pane per i vostri denti!

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xTotentanzx | Fanzine | Numero 5.

Cassi decide di chiudere baracca e burattini con xTotentanzx fanzine e lo fa col botto. Impaginata un pò con il computer, un pò con il classicissimo "taglia e incolla", il nostro confeziona una ventina di pagine tutte da leggere d'un fiato. Interviste a Contrasto (sempre interessanti le risposte di Max, voce del leggendario gruppo romagnolo), Matteo di Giulio (autore di libri ed ex fanzinaro con You're Not Alone e I Think So I Am), Rebirth (gruppo xxx dall'Australia) e Anti Melodix (band russa dedita ad un mix tra black metal e crust) e qualche column che vi consiglio di leggere, perchè metteranno in discussione molte cose che davate per scontate. Davvero un lavoro eccellente, grafica pulita, stampata molto bene. L'unico neo? E' l'ultimo numero...

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sabato 29 agosto 2015

Void Of Sleep.


I Void Of Sleep sono attualmente in cima alle mie preferenze, sia su disco che dal vivo. Alcuni di loro sono miei ottimi amici da anni, e mi è sembrato giusto dedicargli un pò di spazio. Suonano un miscuglio di stoner, doom, psichedelia e un pizzico di alternative music anni '90. Il loro primo cd, "Tales Between Reality And Madness" l'ho ascoltato a ripetizione e cerco sempre di non perdermeli dal vivo, dove a mio avviso danno il meglio. Alle mie domande risponde Gale, chitarrista del combo ravennate.

I Void Of Sleep a mio modesto avviso sono un gruppo molto particolare. Se da un lato unite la scuola doom, dall'altro è innegabile che ci siano anche delle influenze molto '90s nel vostro suono. Non sò perchè, ma ogni volta che vi ascolto mi vengono in mente anche band come Life Of Agony e Type O Negative... Siete daccordo?
Innanzitutto ciao Paso e grazie per questa intervista. Posso dirti che di sicuro siamo figli degli anni 90 perché siamo stati teenager in quegli anni, e molta di quella musica ce l’abbiamo nel sangue, io personalmente adoro i primi due album dei LOA e anche i primi due dei TON, ma ad esempio so che a Burdo fanno abbastanza schifo, quindi se ci senti qualcosa nel nostro sound di certo è colpa mia!

Allora, il vostro primo cd ha un packaging molto bello con l'utilizzo di grafiche prese da testi medioevali... I vostri testi però non mi pare rispecchino quel preciso momento storico... Come è nata questa connessione?
L'artwork e tutto l'immaginario sono nati dal titolo dell'album. Una volta ultimata la scrittura del disco Burdo, che ha scritto i testi, si rese conto che tutto quanto poteva essere legato insieme dal titolo "Tales Between Reality and Madness" dato che i testi andavano ad esplorare storie personali e vari sentimenti e sensazioni, quindi il titolo ha ispirato una copertina in cui qualcuno scrivesse materialmente queste storie. Sym è stato molto bravo, suggestionato da Burdo a mettere insieme alcune immagini e creare la cover in cui un monaco amanuense scrive un libro, ispirato da un demone. A quel punto io ho avuto l' idea del retro copertina dove ci sono sette libri con i titoli che sono le sette canzoni, appunto i racconti tra realtà e follia. L'interno del booking è stato fatto mantenendo quello stile, quindi con miniature, caratteri e immagini a tema. Anche le foto presenti sono state fatte all'interno di una biblioteca storica tra mappamondi e libri vecchi di secoli.

Aural Music è l'etichetta che ha dato alle stampe il vostro debutto. Come è nata questa collaborazione e come vi siete trovati? Avete avuto delle pressioni per spingere l'album in una certa direzione? Come etichetta mi sembra piccola ma molto ben organizzata, anche se conta diverse sottoetichette tra cui la famosa Code666... Pensate che possa essere un bene ai fini promozionali e di cura della vostra "immagine"?
La collaborazione è nata per caso, noi tutti conosciamo almeno di vista Emi, il boss, da anni in quanto cantante dei seminali Miskatonic University. Emi ci contattò ai tempi del promo “Giants & Killers” dicendosi molto interessato al nostro lavoro, così siamo rimasti in contatto e il giorno in cui abbiamo avuto il master glielo abbiamo mandato, dopo poche ore ci ha offerto un contratto, ci siamo incontrati poco dopo ed abbiamo firmato. Io stimo molto il lavoro che ha fatto a partire dal '99, partendo dalla Code666 si è costruito un’ottima fama nell’underground, Aural Music è sì una piccola etichetta ma ha lanciato in alcuni casi o comunque lavorato in altri con realtà importanti tipo Negura Bunget, Aborym, Void of Silence, Ne Obliviscaris, Fen, Diabolicum, Aghora, Konkhra, Handful of Hate e tante altre band che possono godere dello stato di “culto”nell’ underground mondiale. Rispondendo alla domanda sulle pressioni la risposta è decisamente no! Gli abbiamo mandato l’album finito e lui l’ha stampato, non ha mai messo bocca su nessun aspetto della band, sia a livello musicale, che di testi, di artwork o di immagine, niente di niente. Siamo molto contenti del lavoro del team di Aural Music e quando ci hanno proposto il rinnovo di contratto non abbiamo esitato a firmare di nuovo.

Come mai non vi è stata proposta una versione in vinile? Avete provato con il crowdfunding ma mi pare che non siate riusciti a raggiungere lo scopo che vi eravate prefissati. Può essere dato dal fatto che in Italia non si ha ancora molta dimestichezza con questo strumento, cosa che invece in altri parti del mondo ha dato alle stampe molti dischi interessanti?
Il contratto non prevedeva la stampa del vinile ma solo del cd, che è uscito comunque con una edizione molto curata in digipack. a noi piaceva l’ idea del vinile così Aural Music ha provato la via del crowdfunding che però non ha dato i risultati sperati quindi non se ne è fatto niente. Sul perché sinceramente non so darti una risposta.

Foto: Sara Pasini.

L'ultima uscita a nome Void Of Sleep è lo split con i Nero Di Marte. Come è nata questa collaborazione (Mi pare a seguito di un furto subito, correggetemi se sbaglio)? Siete stati contenti del risultato finale? Con loro avete diviso molte volte il palco... Come vi siete trovati a livello umano? Credete che in futuro ci saranno altre collaborazioni?
Lo split con i Nero Di Marte è stato fatto dopo che abbiamo subito il furto di tutta la nostra strumentazione mentre eravamo assieme a Roma. L’idea è nata per tirar su un po’ di soldi per ricomprare la nostra roba. Abbiamo dovuto scrivere un pezzo al volo da inserire nello split, che è stato stampato in vinile 7”. Personalmente sono contento del risultato finale, sia del packaging sia del nostro pezzo che nonostante sia stato scritto in pochissimo tempo, a me piace molto. Con i Nero di Marte ci siamo trovati molto bene sia a livello umano sia a livello musicale: loro sono una band fantastica, suonano benissimo e sono dei ragazzi molto simpatici e disponibili; soprattutto non se la tirano per niente nonostante siano un band di livello internazionale. A dir il vero Andrea (il bassista) è di Ravenna e lo conosciamo da molto tempo: è venuto anche qualche volta in sala prove a sentire i Conspiracy (la vecchia band mia e di Allo, il batterista) che era poco più di un ragazzino.

Come nasce la stesura di un testo dei Void Of Sleep? Lo scrivete tutti assieme o c'è solo la mente di uno solo di voi dietro ad esso? Da cosa traete ispirazione? Vi piace parlare maggiormente di temi astratti oppure preferite temi concreti?
I testi sono un’esclusiva di Burdo, è lui che li scrive ed è lui che decide i temi da toccare; ce li fa leggere quando li fa ma noi non abbiamo mai messo veti o paletti. Mi piace il modo che ha di scrivere ma sinceramente penso che pur essendo i testi importanti, sono più interessato alla musica, al suono, al mood. In tutta onestà i testi dei Led Zeppelin non è che fossero fenomenali, ma sono stati una band immensa!

L'avere in formazione il Paso, ovvero colui che gestisce lo Studio73 a Ravenna, molto noto per le sue produzioni, vi ha aiutato nel trovare ed affinare il vostro suono? Preferite registrare in analogico o in digitale, oppure cercate di mixare le due tecnologie per ottenere il giusto sound? Preferite i suoni caldi oppure apprezzate maggiormente una certa spigolosità e freddezza?
Avere Paso in formazione è un privilegio perchè è una persona che sa fare il proprio lavoro e molto bene. Per quanto riguarda il nostro suono generale non credo che sia stato solo lui a plasmarlo perché i nostri suoni “personali” sono frutto del lavoro individuale di anni, ma sicuramente Paso è stato fondamentale in studio ed anche a livello compositivo, perché ha delle idee molto interessanti. Preferiamo i suoni caldi delle valvole degli amplificatori vintage e la batteria acustica, ma la registrazione degli album ormai al giorno d’ oggi è digitale, le riprese finiscono dentro ad un computer. E' quasi obbligatorio anche perché, per band come noi con un budget limitatissimo, il computer ti permette di editare le parti, quindi ottenere la perfezione è molto più semplice e veloce rispetto ad una registrazione analogica.

Il vostro secondo lavoro uscirà in autunno. Potete darci qualche anticipazione? Ci sarà un evoluzione nel suono oppure avete semplicemente affinato il vostro modo di suonare muovendovi sempre sulle stesse coordinate del vostro debutto? Per chi uscirà? Dal punto di vista grafica cosa dobbiamo aspettarci? E' prevista una versione in vinile?
L’album uscirà il 19 ottobre, come ti dicevo prima abbiamo rinnovato il contratto con Aural Music che stamperà il cd e questa volta anche il vinile. Si chiamerà “New World Order” ed è un concept sulla massoneria e l’occultismo. Musicalmente credo ci siano tutti gli ingredienti del nostro debutto ma “estremizzati”, nel senso che abbiamo spostato i nostri orizzonti. Ci sono parti doom molto cupe ed oppressive, ci sono parti più groove, ci sono momenti metal e molta melodia, un po’ di psichedelia e molto progressive. E' un album decisamente vario, ogni pezzo è totalmente diverso dall’altro e dentro allo stesso brano ci sono molte sfaccettature. Siamo estremamente soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto ma siamo consapevoli che non è un “Tales between Reality and Madness” Volume 2, quindi ci sta che qualcuno possa storcere il naso: potremmo perdere qualche “fan”, potremmo guadagnarne di nuovi!

Foto: Sara Pasini.

In un'epoca dominata dalla musica in forma "liquida", quindi mp3 e streaming, quanto è importante essere presenti sui social network? Non pensate che sia anche un'arma a doppio taglio? Voglio dire: in giro si ascoltano gruppi pazzeschi e poi quando li vai a vedere dal vivo ti cascan letteralmente le braccia da quanto sono scarsi...
Purtroppo l’epoca in cui viviamo attualmente è questa e non ci possiamo fare niente. Io stesso sono volente o nolente vittima di questo “consumismo”: quando avevo 15 anni mettevo via i soldi e spendevo 30000 lire per un cd e lo ascoltavo all’ infinito. Quasi quasi se compravi una cagata te la facevi piacere perché ormai lo avevi acquistato. Ora ascolto una roba su Internet e non gli do neanche il tempo di capirla, magari ci sono dischi che al primo ascolto ho cestinato ed invece dandogli il giusto tempo avrei potuto apprezzare. Prendo ad esempio i Tool, che sono una delle mie band preferite di sempre: comprai “Aenima” quasi a scatola chiusa senza un vero motivo e dopo due o tre ascolti non ero molto convinto; ora lo considero uno dei dieci dischi più belli che possiedo. Scusa l’off topic ma era per dire che purtroppo il modo di fruire la musica oggi è sbagliato, ma ne facciamo parte. Capitolo social network: non credo sia un’ arma a doppio taglio. Credo sia un’ ottimo strumento di propaganda che aiuta a farsi conoscere ed a creare contatti per suonare live. Le band che suonano di merda ci sono sempre state, almeno questo non lo imputerei a Internet ne ai nostri tempi.

Tre di voi hanno avuto a che fare con il circuito hardcore, mentre il Paso ha prodotto alcune band appartenenti a quella scena. Che ricordi ne avete? Potete elencarci i gruppi di cui avete fatto parte? Che tipo di differenze riscontrate tra quella scena e quella in cui siete soliti muovervi ora? L'hardcore lo seguite ancora?
Beh, diciamo che Burdo è stato il chitarrista dei Big House Burning, band nata a Ravenna nel '94: erano grandi, avevano un pttimo tiro e groove ed erano perfettamente al passo con i tempi. Fecero una mitica cassetta e un album che a Ravenna erano un’istituzione. Io e Allo invece abbiamo formato i Conspiracy nel '99, ma dopo una partenza più hardcore con il min icd di debutto sotto Vacation House, ci siamo spostati su lidi più death metal per il secondo album uscito per l’americana Crash Music Inc. (ex Pavement Records). Ah, in quegli anni cambiammo il nome in Conspiracy A.D. Paso ha registrato un sacco di gruppi hardcore compresi Reprisal e Sentence che come ben sai fecero ottime cose in quegli anni. La scena a mio modesto parere era, ieri come oggi, una cosa di facciata che esiste o non esiste: ci sono band che si prendono bene a vicenda e magari si danno una mano, altre con cui non si è sintonia e quindi si ignorano o peggio si sputtanano. Utopisticamente l’esistenza di una scena musicale sarebbe una bella cosa, ma fondamentalmente ognuno tira acqua al proprio mulino. Non compro un disco hc da anni ormai, devo ammetterlo, e ammetto pure anche di non averne ascoltato mai più di tanto. Ho sempre ascoltato molto più metal anche negli anni '90, però ci sono dischi hc di quel periodo che porto ancora nel cuore.

Foto: Sara Pasini.

Nel vostro modo di approcciarvi a quello che suonate, quanto conta l'essere dei visionari? Intendo dire: è importante osare nel cercare di creare qualcosa di sempre nuovo e spiazzante per l'ascoltatore? Quanto conta invece l'uso della simbologia per cercare cdi tradurre in immagini la vostra musica? C'è qualche artista e gruppo che vi ha influenzato maggiormente?
Mah, io personalmente non ho mai pensato di dover scrivere qualcosa per spiazzare l'ascoltatore, e credo anche non si inventi niente nella musica d'oggi, almeno nei generi in cui ci muoviamo. Credo però che si debba cercare di avere un' identità propria, di non essere dei meri cloni e di costruirsi un suono riconoscibile Per quanto riguarda le influenze sono troppe da elencare, abbiamo bagagli musicali diversi ed eterogenei. Se proprio dovessi farti qualche nome che in qualche modo è importante per lo sviluppo del nostro suono non potrei non citare mostri sacri come Black Sabbath o King Crimson ma anche band più recenti come Tool o Mastodon.

Finito... Grazie mille per il vostro tempo e se volete aggiungere qualcosa fate pure...
Grazie a te Paso, sempre molto competente e mai banale. Ora dirò le stesse frasi del cazzo che dicono tutti a fine intervista, che però hanno senso di essere ripetute: supportate la musica underground, spargete la voce, parlatene, se potete alzate i culi dai divani, andate ai concerti, comprate i dischi.

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giovedì 27 agosto 2015

Siege Stompers | Demo 2015 | Autoprodotto | Digital.

Una granata, ecco cos'è questo demo 4 pezzi dei bolognesi Siege Stompers. Prendete del sano old school hardcore, mischiatelo con un pizzico di oi!, dategli una voce che mi ricorda quella del primissimo Ray Cappo su "Can't Close My Eyes" e avrete uno dei migliori demo usciti negli ultimi tempi. Pezzi brevi ma fatti davvero bene, che ti pigliano al primo ascolto. La registrazione è perfetta, cruda ed essenziale. Spero vivamente che qualcuno stampi su 7" queste quattro perle. Frenz, Noise, Pier e Priz: vi siete guadagnati un nuovo fan!

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lunedì 24 agosto 2015

Sentient Ruin Laboratories.


Sentient Ruin Laboratories è una cult label californiana con base nella Bay Area. Produce quasi esclusivamente tape curatissime in quantità limitatissime di gruppi oserei dire grandiosi. Dietro ad essa c'è Mattia, italianissimo e coinvolto anche nei progetti Abstracter e Atrament (che vi consiglio caldamente di ascoltare, visto che sono una bomba). Gli ho rivolto un pò di domande per capire meglio come si muove all'interno della frastagliata scena americana e per farmi anticipare cosa bolle in pentola per il futuro.

Mattia cominciamo con un quesito che mi attanaglia da un pò: come sei finito in California? Come ti trovi, che tipo di differenze culturali e di rapporti umani riscontri con l'Italia? Come è stato il primo impatto quando sei arrivato? C'eri già stato, oppure ti sei trasferito direttamente? Torni mai in Italia?
Ciao Marco. Sono finito in Usa per tentare qualcosa di diverso e cercar di dare un senso alla mia vita in un periodo in cui in Italia, come adesso ancora è, poche cose hanno senso. Ogni mattina sveglirmi con Berlusconi al governo mi dava la nausea. Io sono nato e cresiuto ad Assisi (Pg), mia madre è americana, per cui ho sempre avuto il passaporto Usa sin dalla nascita insieme a quello italiano. Ero già stato mille volte negli Usa, ci si andava spesso quando ero piccolo, mia madre ha parenti nel Midwest e sulla East Coast, per cui è stato facile, parlo la lingua, sono a posto con la cittadinanza e conosco la cultura per cui non ho avuto grossi problemi. Torno quando posso in Italia – in media una volta all'anno per andare a trovare i miei genitori, mia sorella e mio fratello e per rivedere amici e parenti. Le principali differenze che trovo con l'Italia è che qua con un pò di voglia di fare ti si aprono delle porte, mentre in Italia anche con tanta voglia la meritocrazia è rara. Qua ho trovato un lavoro adeguato alle mie aspettative e alla mia istruzione e poi se sei appassionato di musica e vuoi suonare, qua – nella San Francisco Bay Area in particolare – la situazione è davvero ottimale e piena di stimoli e opportunità.

La tua etichetta Sentient Ruin Laboratories è, non solo per il sottoscritto, una delle realtà più interessanti venuti fuori in campo estremo. Quando hai deciso di iniziare? E' stato un processo per gradi oppure ti sei alzato un mattino e di botto hai deciso di cominciare a produrre gruppi? Sei da solo oppure c'è qualcuno che ti aiuta?
Grazie mille! Fa davvero piacere saperlo. La label è nata per gestire le uscite della mia band, Abstracter. Nel 2012 abbiamo pubbblicato il nostro primo disco e si voleva farlo uscire in formato cassetta. Allora ho fondato un "marchio", per gestire correttamente l'uscita e darle "una cassa". In principio non c'era intenzione di far uscire cose per altre band, e infatti per due anni non ho fatto uscire altro, poi però una band italiana davvero speciale – i Buioingola – mi han detto che non trovavano una label per il loro nuovo disco e io sono rimasto scandalizzato perchè avevano fatto un album tremendo. Allora mi sono assunto io l'onere e l'onore di farglierlo uscire, e ne sono rimasto davvero contento. Da li non mi sono più fermato e ho pubblicato cose per altre band.

Produci quasi esclusivamente cassette. Come mai la scelta di questo formato? Le tirature sono sempre molto limitate: è una scelta precisa oppure è dettato da un discorso puramente economico? Non credi che stampando solo su questo formato tu possa precluderti una fetta di mercato per ciò che riguarda le vendite? Mi sembra però che poi escano anche le versioni in vinile, stampate da altre etichette, correggimi se sbaglio...
A dire il vero la componente digitale (iTunes, Spotify, ecc.) è fondamentale per la mia label, ed è un aspetto su cui ripongo molta attenzione e lavoro. Per quanto riguarda i formati fisici, faccio prevalentemente cassette per due motivi. Il primo è senza dubbio come dici tu economico – le cassette costano poco, sono facili da assemblare e produrre e in generale hanno un ottimo rapporto costo-ritorni. Ne faccio poche perchè le cassette sono un cimelio per pochi appassionati. Produco la quantità necessaria a soddisfare la domanda che c'è e questo genera attorno alle release un'aura di rarità e irreperibilità che secondo me fa bene alle uscite e alle band. Il secondo motivo per cui faccio cassette è perchè mi piacciono e le trovo un formato non convezionale e un pò controcorrente. Poi come ti dicevo c'è una piccola cerchia di appassionati nell'underground che le apprezza, compra e baratta, per cui gli interlocutori e compratori ci sono. Ovviamente le band puntano al vinile come formato ideale, per cui certo, succede che altre label che se lo possono permettere poi finiscono per fare la versione vinile o cd delle mie tape. Ma è una cosa normale e scontata che non mi penalizza in alcun modo. In generale dunque faccio tape soprattutto per necessità, ma ho pubblicato anche due sette pollici in vinile.

Le tue cassette sono sempre estremamente curate dal punto di vista grafico e produzione. Quanto è importante a tuo avviso spendere più tempo e soldi per creare un qualcosa di bello sia esteticamente che uditivamente?
Credo sia fondamentale. In varie occasioni se la band si presentava con un artwork non soddisfacente o scadende, ci ho messo i soldi io per pagare qualcuno per rimediare. Questa label alla fine dei conti è cio che qua chiamano una "boutique label", ovvero piccole quantità ma qualità superiore. Non si fanno le cose in massa o bulk per vendere copie, ma si fanno le cose in maniera artigianale e molto curata. Inoltre le cassette solitamente hanno il proprio mastering, audio mixato appositamente per questo formato e sono duplicate professionalmente. C'è molto lavoro dietro ad ogni cassetta!

Ogni tanto però coproduci qualche vinile, in prevalenza 7"... Come mai questa scelta? Credi che in futuro darai alle stampe 7" e magari lp producendo tutto da solo?
Si esatto. Sono state due co-produzioni con altre label, per cui i costi per label sono stati più accessibili. E si, a breve pubblicherò il primo dodici pollici in vinile, una release di cui sono super contento per una grandissima band tedesca, ma per ora non posso dire altro. Spero di poter fare sempre più dodici pollici in futuro.

Mattia Alagna.

Com'è il mercato americano a tuo avviso? Ricettivo oppure selettivo? Te lo chiedo perchè tutte le volte che sono stato negli States c'era da piangere da quanta mole di vinili, magliette, accessori, ecc. sono disponibili...
Si, c'è un'altra mentalità qua. Con tanta voglia e buone idee si possono fare grandi cose. Qui la gente è molto appassioanta di musica e molto coinvolta perchè vedono che se ci mettono voglia e impegno, la loro band, label o distro decollano e ottengono un qualche risultato.

Come giudichi l'acquirente medio americano per ciò che riguarda il metal e l'hardcore? Con il ritorno del vinile e delle tape credi che si sia creato maggiore hype attorno al metal e all'hardcore? E delle major che ristampano tutto delle proprie band, saturando le fabbriche che stampano vinili e di conseguenza rallentando il lavoro delle piccole label?
Eh, è una situazione un pò insostenibile, ma credo sia normale. Il digitale ha distrutto il formato fisico, solo che giustamente la gente apprezza "possedere" il disco e averlo sullo scaffale, ecco perchè son tornati i vinili: perchè i cd si sono semplicemente trasformati in download e stream nell'etere e la gente ha nominato il vinile come nuovo formato fisico ufficiale più desiderabile. Le tape sono come il fratello minore del vinile, stanno tornando perchè sono un ottimo modo per avere il disco nell'iPhone e a casa in camera come supporto fisico. Bandcamp ha avuto successo anche per queso motivo: quando compri la tape ricevi anche il download digitale. Dunque per rispondere alla tua domanda, non credo che vinili e cassette siano la causa di questa scoperta dell'underground ma un'altra conseguenza dello strapotere di internet. Ormai i dischi si scoprono e si comprano online.

In poco tempo hai prodotto moltissimi gruppi, e sinceramente non hai sbagliato un colpo. Come contatti le band da produrre? Quali sono quelle con le quali ti sei trovato meglio e quelle invece che ti hanno fatto storcere il naso? Quelle che sono andate meglio a livello di vendite e quelle peggio?
La "performance" delle mie band la si evince dagli stream su Spotify, download su iTunes, eccetera, poichè le tape sono in numero limitato e dunque le loro vendite sono poco indicative. Per cui ci vuole tempo per capire come una band sta andando. Per ora gli American han sbaragliato tutti e le tape sono quasi finite e su internet mi generano ricavi costanti. Io adoro quella band, quei due sono due diciannovenni con una passione e padronanaza per il metal estremo che non ho mai visto da nessuna parte. La loro giovane età non spiega la musica visionaria che fanno. Sono davvero speciali. Sono convinto che andranno lontani. Poi ci sono i Sutekh Hexen che sono una grande band noise, la loro popolarità ha fatto tutto da sola, io non ho dovuto fare granchè per vendere. Quella è stata una uscita da vero fan per me. Conosco Andy e Kevin e Josh perchè ero un fan della band e li ho approcciati. Ora siamo amici, ma per me è stato un piccolo sogno personale realizzato fare una uscita per la mia band preferita del momento. Devo dire che ho lavorato bene con tutti. Forse la band con cui ho avuto più problemi sono stati i Funerary, ma sono stati intoppi logistici con la produzione della loro tape che mi ha fatto pedere soldi e tempo, non certo colpa della band. Le band solitamente le scopro su qualche blog o 'zine e poi le contatto via Facebook o email. Semplice semplice. Io ascolto musca tutto il giorno e ho sempre un orecchio teso a scandagliare l'underground. E' l'unico modo per rimanere rilevanti e interessanti è scoprire band prima che ci arrivano altri.

Sentient Ruin propone un suono molto cupo e violento. Possiamo considerare la tua label come una sorta di filtro che usi per guardare il mondo? D'altronde viviamo in un'epoca tutt'altro che rosea...
La mia label, come la mia band, riflette senza dubbio la mia personalità. E' una cosa che faccio per esprimermi e coltivare una mia passione. Se una band mi colpisce diventarne parte in qualche modo pubblicandogli un disco per me è un pò come essere accettato nella band e come se fossi io a suonare la loro musica insieme a loro. E' gratificante senza dubbio sentirmi parte di qualcosa che apprezzo.

Come ti muovi per distribuire le uscite Sentient Ruin? Ti affidi agli scambi, oppure vendi direttamente ai distributori? In futuro, nello store dell'etichetta, potremo trovare anche uscite di altre label?
Di solito vendo tutto online e al limite mando copie delle mie release a label come Caligari Records, Graceless Recordings e altre, nonché ovviamente alle band. Non faccio né distro ne trade per mancanza di tempo e spazio in casa. Non ho intenzione per ora di vendere release di altre label.

Il tuo gruppo, gli Abstracter, hanno sfornato due vinili che sono assoluti. Ho letto recensioni entuasiastiche da ogni dove e pure io non sono stato da meno. Puoi tracciarci la storia del gruppo? Da cosa trai ispirazione per i testi che scrivi? Credi che il sound del gruppo sia in continua evoluzione? Sperimenterete maggiormente in futuro? Che differenze riscontri fra il primo ed il secondo disco? Sei soddisfatto di entrambi oppure avresti apportato qualche cambiamento? Dal vivo come siete stati accolti? Avete intenzione di imbarcarvi in un tour americano e magari un giorno di arrivare pure in Europa? Le grafiche che avete usato sono molto belle ed evocative, traducendo visivamente il vostro suono... Come avviene la loro creazione?
Gli Abstracter sono un progetto in cui metto un sacco di tempo e passione. E' dal 2010 che siamo in giro e io e il chitarrista Robin, oltre ad essere i fondatori del gruppo siamo grandi amici e viviamo anche insieme nello stesso appartamento. Lui è un introverso, timido e un pò nerd che a volte ha difficoltà a relazionarsi col mondo, e il mondo non sempre è carino con lui, e dunque i suoi riff sono incompromissori, severissimi e piendi di astio. Io invece ho più "consapevolezza" del mondo e per molte cose lo odio profondamente. Credo che il nostro suono venga da queste due cose. Abbiamo formato la band nel 2010. Io avevo lasciato l'Italia nel 2009 e abbandonato la mia band di allora, gli (A)toll, una band noise-hardcore di Perugia. Appena arrivato qua una delle mie prime priorità è stata quella di mettermi subito a suonare perchè è una cosa che amo e senza cui ho difficoltà a vivere. Ho incontrato Rob su un forum per musicisti, e ci siamo messi a parlare del nostro amore in comune per i Godflesh. Mi ha fatto sentire dei suoi demo (molto influenzati da Justin Broadrick e i Dystopia) e mi sono piaciuti. Così abbiamo deciso di cercare un bassista e un batterista per cercare di mettere i suoi riff in un formato canzone più sensato. Due anni dopo ce ne siamo usciti con un primo disco – "Tomb of Feathers" – una sorta di piccolo "miracolo" per noi viste le nostre capacità e preparazione di allora. Non lo rinnego e ne sono fiero, ma è stato un lavoro pieno di compromessi e rinunce. Però ci ha dati una gran spinta a fare meglio e prenderci più sul serio. Ed è stato questo voler far di più e meglio che ha causato la rottura col nostro primo battersita (che non è riuscito a tener testa al veloce e repentino miglioramento cui era in preda la band) e l'abbandono del nostro primo bassista. Come all'inizio, un giorno eravamo di nuovo io e Robin a raccogliere i cocci della band e cercare di ripartire. Abbiamo conosciuto Emad, un batterista death metal, e Rob ha chiesto a lui e ad un suo vecchio amico che ha suonato in mille band, Donovan, se voleva suonare il basso con noi ed entrambi han detto si. Siamo ripartiti più forti e incazzati di prima. Da li è nato il secondo disco, "Wound Empire", un lavoro che grazie al doppio pedale della batteria e un drumming più creativo e aggressivo è uscito ben più buio e violento del primo e ha finalmente rappresentato in maniera ottimale ciò che veramente avevo in testa da sempre. I miei testi parlano di buio totale, di miseria, pestilenza, guerra e declino, ma il tutto è calato in una salsa allucinatoria e surreale di visioni e allucinazioni apocalittiche. I testi e l'immaginario della band parlano sempre di fallimenti umani e di come l'uomo finirà per sua stessa mano in un baratro, in una voragine o spirale di estinzione e autodistruzione senza fine. La band è in costante evoluzione a tal punto che quando scriviamo un pezzo neanche un anno dopo ci rifiutiamo di suonarlo dal vivo perchè sentiamo che non ci rappresenta più di fronte al nuovo materiale scritto successivamente. "Wound Empire" è uscito a febbraio e ormai suoniamo un solo brano da quel disco live e presto abbandoneremo anche quello. Non suoniamo nulla da "Tomb of Feathers" ormai dal 2013. Quei brani non reappresentano più la band ormai. Non è facile avere un problema simile, nel quale scrivi un pezzo nel presente che ti piace e qualche mese dopo già lo trovi stantio e datato, ma noi siamo così, enfasi va solo e soltanto verso ciò che ancora dobbiamo scrivere. Non credo siamo una band che "sperimenta", ma cerchiamo senza dubbio di adeguarci ai nuovi stimoli che abbiamo e a come le nostre teste percepiscono la musica. Nel 2011 stavamo scrivendo "Tomb Of Feathers" ed io ero un gran fan di band come Jesu, Unsane, Isis, Wolves in The Throne Room e Sunn O))). Oggi ho quasi del tutto abbandonato quesi gusti musicali e ascolto i Beherit, Sutekh Hexen, Gehenna e Knelt Rote. Deduci da solo che è improponibile per me relazionarmi alla musica che volevo suoanre nel 2011, per questo la band cambia e cambierà in eterno. Sono fiero di "Tomb of Feathers" e ancor di più di "Wound Empire" e non cambierei nulla di quei dischi, peferisco scrivere roba nuova e diversa che rappresenti meglio il mio presente mentale. Dal vivo la gente ci apprezza,viene a vederci e compra merch, per cui direi che siamo sulla buona strada. Per quanto riguarda tour, a Ottobre suoniamo ad un festival in Arizona, e faremo altre cinque date nel Southwest degli Stati Uniti in coincidenza con il festival. Si va in tour in europa ad Aprile 2016 e toccheremo ovviamente anche l'Italia. Le nostre grafiche per ora le ha fatte quasi tutte Kevin dei Sutekh Hexen. E' un grandissimo artista che capisce le nostre allucinazioni apocalitttiche e le sa trasmettere in maniera ottimale in formato visuale.

Gli Atrament sono un'altra creatura con cui suoni. Parlacene un pò. Avete registrato un demo due pezzi che è meraviglioso. Puoi parlarci dei testi? Che differenze riscontri tra essi e gli Abstracter?
Gli Atrament sono nati a fine 2014. Molti miei amici che suonano nella mia area in band ne hanno più di una, e a me ha sempre stuzzicato l’idea di mettermi a fare qualcosa di diverso, qualcosa più orientato al punk e a musica più diretta, come crust, d-beat, grind, hardcore eccetera, tutta roba di cui sono un gran estimatore e che negli Abstracter trova poco spazio. Ho tanti interessi musicali e influenze diverse, per cui ho sempre sentito il bisogno di esprimermi in altre direzioni che non fossero limitate alla musica degli Abstracter. Inizialmente chiesi a Gary Bettencourt del progetto Black Monolith se voleva lavorare a qualcosa con me, un progetto punk-metal simile al suo, ma lui ora ha una bimba e poco tempo a disposizione. A quel punto ho messo un annuncio su internet e poco dopo mi ha risposto James, che si era da poco trasferito da Chicago ad Oakland dove aveva militato nei Black September e nei Moral Void, quest’ultima una band che ho apprezzato tantissimo negli ultimi mesi. James voleva continuare qua quanto fatto con i Moral Void, ovvero suonare d-beat mischiato con il black metal, e dunque ci siamo subito sentiti in sintonia. Ci siamo messi giù a fare dei demo, e una volta che abbiamo accumulato 3 - 4 scheletri di pezzi con basso, chitarre e drum machines tutti suonati da lui, ho deciso di mandare i demo a Chad che suona nei Necrot, nei Caffa, nei Mortuous e nei Rude, e che in passato ha anche militato nei Vastum e nei Bruxers. Gli ho mandato i pezzi perché so che è un grande estimatore di d-beat in stile Doom, Discharge eccetera e anche perché è il batterista di matrice old-school death/punk più preparato che conosco nella Bay Area. Chad ha sentito i demo ed è rimasto intrigato e mi ha detto che avrebbe preso in considerazione una jam session. Ho chiamato il mio amico Sam, unico bassista capace e con tempo libero a disposizione che mi è venuto in mente in quel momento e abbiamo fatto una jam session, e da allora non ci siamo più fermati. Ora abbiamo un demo appena uscito su cassetta tramite Sentient Ruin, e un full-length già registrato che uscirà a inizio 2016 su due label che per ora non posso menzionare.


Com'è la situazione dalle tue parti per ciò che riguarda i concerti? Quali sono i posti migliori e quelli da evitare?
Qua ci son sempre degli show spettacolari. Posti da evitare non ce ne sono, se un posto fa cagare o ha problemi nessuno ci fa booking e dunque non ci sono concerti in posti simili. I posti migliori sono l'Oakland Metro e i vari squat e punk house che ci sono a West Oakland, un posto dimenticato da dio.

Quali sono i migliori gruppi che hai visto ultimamente suonare dal vivo? Hai anche qualche gruppo da consigliare ai nostri lettori e lettrici?
I Knelt Rote sono una band che dal vivo ti cambia la vita, e la percezione di ciò che significa violenza uditiva. Per me dal vivo sono stati una rivelazione e una sorta di esperienza spartiacque nella mia vita musicale. Gli ultimi concerti che ho visto che sono stati il top sono stati Lustmord, Acephalix, Pale Chalice, Vastum, Skinny Puppy, Swans, Bolt Thrower, Dispirit, Wovenhand, Gehenna, Wake e Funerary. Consiglio a tutti di ascoltarsi la mia nuova band – Atrament – e tutte le band sulla mia label: Funerary, Augurs, Deathgrave, Abaton, Viscera///, Macerie, Buioingola, Sutekh Hexen, American e Leucrota!

In questo momento negli Stati Uniti si è aperta la corsa alle presidenziali del 2016. Donald Trump è in cima alla classifica delle preferenze tra tutti i candidati repubblicani. Come vedi la cosa? Tu puoi andare a votare? Cosa ne pensano le persone con cui hai a che fare quotidianamente?
Non voto da anni e la politica mi nausea. I politici sono tutti uguali, sono spazzatura e mi fanno ribrezzo.

Cosa dobbiamo aspettarci nell'immediato futuro per ciò che riguarda l'etichetta?
Ho in uscita il primo LP 12" il debut full length di una grandissima band hardcore-black metal tedesca, il debutto di una band death metal spagnola terrificante chiamata Alatarage, e i nuovi full length in formato cassetta dei Wake, Vastum, e Palace of Worms.

Finito... Grazie del tuo tempo e se vuoi aggiungere qualcosa fai pure...
Grazie mille a te Marco!

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Regarde | Perspectives | 7"/Digital | V4V Records.

Bam! Di colpo torniam nel 1995, ahaha! Da Vicenza, questi Regarde suonano un concentrato di emo pop punk con aperture hardcore melodico. 4 robuste song che fanno il verso ai Saves The Day, ai Get Up Kids, ai Braid e ai nostrani e grandissimi Eversor. Il tutto risulta confezionato in maniera deliziosa, pronto per essere consumato da voi cuoricini un pò malinconici. Suonato e prodotto in maniera eccellente, credo proprio che nel loro campo sapranno farsi sentire!

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domenica 16 agosto 2015

Atrament | Demo MMXV | Sentient Ruin Laboratories | Tape/Digital.

Inarrestabile l'etichetta di San Francisco Sentient Ruin da alle stampe un'altra demo tape, questa volta degli Atrament da Oakland. Solo due pezzi, ma che pezzi. Blackened hardcore d-beat venato di death metal. Pensate ad un incrocio tra Discharge, Napalm Death e Tragedy. In un'unica parola: bombetta. La voce gutturale e priva di qualsiasi traccia di umanità vi si infilerà in testa provocandovi spasmi, mentre il riffing di chitarra, essenziale e senza virtuosismo alcuno, vi spappolerà la materia grigia. Batteria martellante ed un basso strappa denti, completano un quadro che gronda disperazione e cieca violenza da tutti i pori. I due pezzi contenuti in questo demo di debutto sono ipnotici, basati sulla più pura ricerca del dolore fisico, un dolore che vi accompgnerà fino alla fine. Il pregio del gruppo è quello di aver saputo costruire delle song che presentano (ovviamente) riferimenti a ciò che di più estremo c'è oggi in circolazione sia in ambito metal che hardcore, ma elaborando il tutto in maniera molto personale. E' un vortice che si muove senza tregua ciò che esce dagli amplificatori degli Atrament, un vortice fatto di miseria e disperazione, colonna sonora ideale per descrivere un mondo ormai fottuto alla radice. Un altro centro per Sentient Ruin. Aspetto fiducioso nuovi pezzi. Per il momento, davvero molto ma molto consigliati. (Recensione apparsa su: Salad Days Magazine)

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mercoledì 12 agosto 2015

Nofu.


I Nofu si eran già fatti notare con un demo tape e con lo split 7" assieme agli Antimonitor. Da poco è uscito il loro primo lp ("Mito Ciclicità") che, lasciatemelo dire, è di quanto più bello ascoltato ultimamente dalla scena hardcore dello stivale. Quello che mi è piaciuto subito di loro, è l'approccio diretto e tagliente, ma allo stesso tempo senza menate. L'intervista che ne è scaturita è a parer mio molto interessante. Alle domande ha risposto il gruppo.

Vi faccio subito una domanda diretta: siamo fottuti?
E.: ahahah, è una domanda abbastanza diretta, però sintetizza bene una presa di posizione a cui ci costringi nel rispondere. Beh sì, siamo fottuti. Qualcuno diceva che l’inferno è che tutto rimanga così com’è, e a me sembra che viviamo nella situazione più vicina a quella dei gironi infernali. Nonostante i molti sforzi, spesso sembra che nulla cambi, che tutto si ripeta di stagione in stagione, e che la realtà imposta chiuda in maniera sempre più completa ogni spazio di dissenso, ogni possibilità sopita, ogni contraddizione. Viviamo e stiamo andando sempre più verso un mondo totalitariamente omogeneo.

Leggendo il foglio interno che accompagna il vostro disco "Mito Ciclicità", l'importanza che date ai testi è davvero impressionante. Non solo sono riportate le parole dei vostri brani, ma addirittura sono accompagnati da una dettagliata spiegazione, addirittura con traduzione in inglese. Sono molto impressionato da ciò, visto che molto spesso i gruppi odierni manco inseriscono il foglio interno. Cosa vi ha spinto a ciò? Quanto vi è costato mettervi tutti assieme e cercare di spiegare a chi vi ascolta, ciò che sta ascoltando?
E.: i testi per i Nofu sono la metabolizzazione e la rielaborazione di tutte le suggestioni che arrivano da quello che leggo, che vedo e che sento... Non c’è nessuna pretesa di originalità nè di creatività (che considero dei falsi miti), e mi interessa più far riflettere chi ha in mano il nostro disco. In realtà, il riflettere sulle tematiche trattate dovrebbe essere solo il primo stadio. "Mito Ciclicità" oltre a essere un discorso constatativo vorrebbe avere un valore performativo: vorrebbe far uscire dall’orizzonte del discorso e spingere alla pratica, all’azione; questo senza sputare sentenze o delimitando ciò che è giusto o sbagliato (se operassimo in questo modo come molti gruppi hardcore fanno, non useremmo un metodo diverso da quello giornalistico e televisivo, tagliando con l’accetta informazioni e appiattendo ogni discorso alla vendibilità di uno slogan). Spesso mi sono chiesto se sia giusto o meno scrivere testi un pò meno diretti e un pò più complicati nell’ hardcore punk, bello proprio in quanto viscerale e diretto. Mi sono risposto che se quello è il mio modo di scrivere e di ragionare, snaturarlo per inserirlo meglio all’interno dei canoni del genere, sarebbe stato inutile e stupido. Quindi tant’è. I testi dei Nofu hanno per me una grande importanza, ma non sarebbero nulla se non facessero tutt’uno con quello che suoniamo e con i nostri intenti.

Il titolo del vostro vinile è "Mito Ciclicità", mi è piaciuto molto. Potete spiegare ai nostri lettori e lettrici cosa vuol significare?
E.: inizialmente non ci eravamo prefissati di fare un concept album o un disco a tema, ma riflettendo sulle tematiche dei testi, effettivamente un’atmosfera di fondo e un filo rosso c’erano: la temporalità ciclica delle società spettacolari in cui viviamo, la difficoltà a creare qualcosa di nuovo e a produrre storia. Ogni cosa che facciamo, può essere anche la più radicale, viene macinata dal processo capitalista, risputata metabolizzata e resa inoffensiva (per questo il fenomeno “hipster” mi sembra ciò che rappresenti meglio il capitalismo avanzato: l’hipster non è una sostanza, ma un processo che mangia e risputa sottoculture rendendole "di tendenza"). E questa temporalità senza via d’uscita, che eternamente condanna agli stessi atti, è quella tipica del mondo del mito, contrapposto al mondo della storia, intesa come creazione del realmente nuovo. Il mito è l’apparenza di cui una società si copre per rendersi intoccabile ed eterna, per chiudere ogni possibilità di cambiamento. Le nostre società capitaliste sono delle mitologie, mondi che si fanno vedere eterni ed intoccabili: dove c’è mito c’è apparenza e mancanza di reale novità. Quindi dato che si parlava di mito e della sua temporalità ciclica, ci è venuto in mente "Mitociclicità", che suona molto anni ’80 italiano (abbiamo subito pensato a "Sguardorealtà" degli Indigesti)!

Il vostro disco, a mio parere, è permeato dal concetto di non farsi incasellare nei ruoli prestabiliti che la società ha già pronti per tutti noi, senza darci il tempo di decidere sul da farsi. Oggi, più di ieri, questa forma di controllo è più che mai presente. Cosa dobbiamo fare per combattere ciò? C'è, effettivamente, la possibilità di rompere questi schemi senza per forza doverci ritirare in un posto isolato? In poche parole: possiamo trovare un punto di equilibrio?
E.: non sai quanto mi metti in difficoltà con questa domanda! Mi chiedi un trattato di filosofia politica e una soluzione che assolutamente non abbiamo, ahah! In ogni caso posso provare a tematizzare velocemente. Da una parte mi viene in mente che noi tutti (anche i più radicalmente rivoluzionari) siamo profondamente condizionati dall’ambiente in cui viviamo, e che finchè non superiamo questo tipo di mondo che ci condiziona (consciamente e inconsciamente, direttamente e latentemente), anche noi non potremmo essere diversi e migliori di quello che siamo. D’ altra parte ci deve essere coerenza tra i mezzi del nostro agire e i fini di ciò che vogliamo: in poche parole il nostro stile di vita qui e ora deve essere della stessa forma di quello che vorremmo sia un mondo liberato. Insomma (ed è qui che si gioca la critica più grande al comunismo), non si può combattere il potere, lo sfruttamento e l’autorità, prendendo il potere e l’autorità... Si finirebbe in questo modo ad avere la stessa mentalità di ciò che si combatte, finendo imbrigliati in quello che si combatte. L’equilibrio di cui tu parli per me non si può trovare, se non nell’azione. I compromessi con un mondo che non accettiamo ci saranno sempre (in maniera maggiore e minore), se vogliamo continuare a vivere in questo mondo (cioè senza scappare in un deserto isolato). Premesso questo, anche se con piccoli compromessi, continuare ad agire per sovvertire l’ordine delle cose mi sembra sia l’unica possibilità che ci è concessa.


Il testo di "Rooms" tratta l'hardcore visto come arma per combattere il grigiore quotidiano, l'apatia e lo smarrimento. Purtroppo, molte persone credono che il muoversi all'interno di questo "micro sistema" sia solo un'alternativa figa fatta solo di tatuaggi colorati, vestiti all'ultima moda e atti da finto ribelle. A me sinceramente hanno sempre provocato grosse risate, e mi fa molto piacere se scompaiono nel giro di poco... Cosa ne pensate?
E.: sottoscriviamo tutto. Purtroppo anche l’hardcore all’interno di questo sistema di relazioni, non può non riflettere (sperando almeno in misura minore) le storture dell’esistente dato. E’ anche difficile trovare i responsabili e dare delle colpe precise, dato che tutti noi trasmettiamo involontariamente dei valori sbagliati (ma è più forte di noi, siamo cresciuti da secoli dentro questi valori sbagliati)! Inoltre spesso il nostro linguaggio tradisce un’articolazione del mondo a cui noi spesso non facciamo caso: parliamo di "scena" hardcore, punk, crust, grind; e scena vuol dire proprio creare un palcoscenico dove noi recitiamo come maschere e caratteri prestabiliti. Il palco e il sottopalco sono degli spazi in cui ci si mette in mostra, che noi vogliamo o meno. Bisogna innanzitutto prendere consapevolezza di questo, e magari così riuscire a capire in che modo sbagliamo e in che modo ci "mettiamo in scena". Ma in questo modo non voglio togliere la responsabilità a quelle persone che frequentano il sottobosco appositamente per fare carriera e diventare famosi all’interno dell’hardcore, dato che nel mondo convenzionale non ce la farebbero mai. A volte l’ambito punk e hardcore diventa la possibilità per i poveri di far carriera e di darsi visibilità. Ogni ottica imprenditoriale e arrivista all’interno del mondo punk deve essere combattuta, o forse meglio, smascherata e presa in giro. Prendendo per il culo e ironizzando su determinati comportamenti, è possibile infatti smascherarli e disattivarli.

Il testo "Semplice Presenza Opaca" tratta un tema che è assai raro che un gruppo hardcore tratti: i tatuaggi e il loro sdoganamento verso le masse. Se una volta erano il simbolo di emarginati, ora sono ben presenti anche sul braccio della sessantenne che va a fare la spesa al lunedì mattina. Premettemdo che ognuno è libero di fare ciò che vuole, non credete che si sia totalmente perso il fattore comunicazione a favore di disegni sì ben fatti, ma che stringi stringi il più delle volte sono solo stati creati per essere sfoggiati in spiaggia durante l'estate?
E.: il tatuaggio è una cosa che mi attrae troppo e allo stesso tempo mi fa troppa paura. Quando un tempo era un modo per marcare la propria diversità e indifferenza verso un mondo che voleva tutti puliti e lavoratori, il tatuaggio aveva una forza dirompente. Ora mi sembra un accessorio in più da mostrare nella vetrina di Facebook o di Instagram, spettacolarizzazione incancrenita sui nostri corpi. E, se si riflette su questo, non può che spaventare. Il testo di "Semplice Presenza Opaca" in ogni caso, non è una dichiarazione di guerra contro il mondo dei tatuaggi (il nostro chitarrista Claudio Scialabba è un grande tatuatore e spesso ci informiamo e seguiamo il suo lavoro), ma solo una presa di coscienza. Riflettere su cose date per scontate, permette di decidere e prendersi le proprie responsabilità, piuttosto che lasciarsi trasportare dalla corrente, tutto quì!

Con questa domanda mi ricollego alla seconda: nel brano "Post Fata Resurgo" vi domandate se abbia senso scrivere ancora dei testi. La risposta che vi date è "Si", perchè è "Come cercare Infinite Chiavi Per Aprire Infiniti Cuori"... Ma molto spesso questi "Cuori" comprano il disco, lo mettono sù e i testi non li considerano neppure...
L.: questa domanda è interessante effettivamente. Credo che comunque (almeno per come sono fatto io) che se una canzone/disco mi piace molto mi viene spontaneo leggere il testo e magari riflettere sul contenuto. Probabilmente se non si arriva a leggere il testo non si è trovata la combinazione esatta tra serratura e chiave. Il senso di questo testo è proprio questo... Migliaia di gruppi e centinaia di messaggi re-interpretati e plasmati ai gusti/esigenze di ogni band. Sono arrivato alla conclusione, proprio riflettendo su questo testo, che è giusto che i gruppi nascano non solo “per alimentare un incendio” ma per cercare di espanderlo il piu possibile. Il primo gruppo punk che ho ascoltato, o almeno il primo che mi ha colpito molto, per esempio, sono stati i Derozer, probabilmente senza di loro io non sarei qui. Loro hanno trovato la “Chiave Che Apriva Il Mio Cuore A Questo Mondo”. Sicuramente il tuo colpo di fulmine (se cosi lo possiamo chiamare) lo hai avuto con un altro gruppo, gli altri Nofu con un altro gruppo ancora (per Claudio quasi sicuramente con gli Slayer). E’ chiaro la fama dei gruppi con cui si va in fissa è relativa. Sicuramente molti sono diventati punk perché il vicino/cugino aveva un gruppettino con cui ha suonato alla festa del liceo e che si è sciolto il mese dopo ma sono loro sono ancora qui e magari hanno fatto gruppi assurdi con i quali stiamo in fissa tutti e grazie ai quali alcuni si sono affacciati a questo mondo. E’ un continuo “Risorgere E Morire”.

La paura più grande che riscontro nei vostri testi è quella di ristagnare per sempre nelle torbide acque della mediocrità. Un'esistenza fatta di gesti meccanici, senza emozioni, senza energia, in una catena sempre uguale... In che modo, a parere vostro, possiamo rompere questa catena?
E.: prendere coscienza del mondo di apparenza in cui viviamo, combatterlo materialmente e disattivarlo a livello teorico. Vedere nell’ultima moda, nel progresso, nel lavoro e nella carriera, nei divertimenti imposti, delle illusioni che cercano di coprire lo schifo reale a cui siamo condannati. Studiare il funzionamento del mondo, rivelare l’apparenza che copre la realtà delle relazioni, permette di agire. Comprendere il mondo non è solo un’attività teorica, ma anche pratica: una volta capito la presa in giro in cui viviamo, nessuno vorrebbe più essere preso in giro. E combattere materialmente quì e ora diventa un’azione non ideologica, ma non rimandabile e necessaria. Creare relazioni non mediate dal denaro, come può essere in un certo tipo d’hardcore, potrebbe essere un primo modo (ma che deve essere seguito da altri) per riprendersi le proprie emozioni ed azioni.

Il concetto di "lavoro" è un altro tema che vi sta particolarmente a cuore. Il "lavoro" visto che semplice mezzo per guadagnare soldi per alimentare la grande e sempre più vorace macchina del capitalismo, per alimentare un sistema corrotto e marcio anche quando si è nel proprio "tempo libero". Si dice che "il lavoro nobilita l'uomo", ma forse sarebe il caso di rivedere quella definizione...
L.: assolutamente il tema del lavoro è quello sul quale mi soffermo più spesso. Quando ho discusso con Emanuele riguardo un testo sul lavoro volevo che non fosse un testo banale/slogandistico su quanto non mi andava di alzarmi la mattina. Durante la discussione ho cercato di far capire ad Emanuele la mia presa di coscienza rispetto a questa piaga. Sono veramente arrivato alla conclusione che la nostra vita e la nostra educazione siano solo strumentali a farci diventare un ingranaggio perfetto all’interno del sistema capitalistico. Quando ho ricollegato che da piccoli i nostri genitori ci chiedono divertiti “Che cosa vuoi fare da grande?” mi è venuta la pelle d’oca. Fin da bambini siamo indottrinati a pensare quale sarà il nostro ruolo nella società, perchè in fondo il nostro ruolo principale è avere un ruolo. L’educazione, sempre più finalizzata “all’ingresso del mondo del lavoro”, non è altro che un rifinire la nostra forma al fine di diventare un ingranaggio ben allocato. Il weekend è solo un fermo produzione per ricaricare la batteria. I giorni sono scanditi da 8 ore lavorative e 8 ore di sonno necessarie a lavorare con efficacia il giorno dopo. Le altre restanti 8 ore (straordinari, viaggio per andare e tornare da lavoro permettendo) sono quello che definiamo libertà/tempo libero. Quando siamo anziani siamo inutili, siamo in fila per la rottamazione. E’ chiaro che questa visione del mondo è tanto estrema quanto triste, ma a volte mi sento veramente in questo modo.

Voi venite da Roma, una città che negli ultimi mesi è stata travolta da scandali come "Mafia Capitale" e di recente pure la morte di un bambino nella metrò... Cosa sta succendendo? Come la vivete questa situazione?
L.: a dire il vero siamo abbastanza disinteressati a questo tipo di argomenti. Penso solo che sia un triste iceberg della penisola. Non ci scordiamo che l’Italia è la prima nazione in Europa per corruzione... Non vedo perché scandalizzarsi cosi tanto per questo episodio... Il bambino poteva morire in qualsiasi altra città!


Ho riso di gusto quando Papa Bergoglio ha annunciato l'apertura di un dormitorio con 30 posti letto per altrettanti indigenti... Credo si sarebbe potuto sforzare un pochino di più, ma d'altronde dimostra ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) che la Chiesa è solamente un grande "involucro vuoto"... Che rapporto avete con essa e con la religione in generale?
E.: la religione cristiana, soprattutto nella sua deriva cattolica, è ed è stata un’immensa macchina di consenso tra gli strati meno istruiti della popolazione, un tremendo dispositivo di potere, disciplinamento e docilità. Ma esistono tanti tipi di religione, molti dei quali dannosi, di cui il capitalismo è quello attualmente più forte: è un culto infinito che si pratica nel comprare, e l’accumulazione di risorse è l’unica fede dell’uomo contemporaneo. Come qualcuno ha scritto (Agamben) il latino religio viene da relegere, che vuol dire relegare, separare l’umano dal divino, e rendere ciò che è stato relegato intoccabile ed eterno. Ogni cosa resa sacra dalla religione, deve essere profanata (che è il procedimento contrario a quello della consacrazione), e in questo modo restituita all’uso degli uomini. La religione cioè, nel momento in cui diventa un dispositivo di sacralizzazione e di illusione, è da combattere e da svuotare.

L'Europa sta colando a picco... La faccenda greca, l'essere totalmente incapaci di gestire i fenomeni immigratori, politiche di austerità che considerano le persone solo dei numeri e dei limoni da spremere, grandi riunioni a Bruxelles che non portano assoluramente a nulla... Che sia il momento di dichiarare la morte di questo progetto? Quale potrebbe essere un'alternativa, diversa dalle farneticazioni di un sottosviluppato come Salvini?
E.: le soluzioni reazionarie e nazionaliste al problema (come quella dell’Europa dei popoli, dove ogni popolo sta a casa sua, ma nei limiti dei propri infami confini siamo tutti uniti contro gli stati uniti) sono anch’esse delle mitologie illusionistiche. Finchè si continua a credere ai fantasmi e alle superstizioni, agli Stati e alle organizzazioni sovranazionali, non si arriverà mai a niente di diverso. Dove esiste il diritto, ci sarà qualcuno che è senza diritti (e per questo lasciato morire in mare), dove ci sono confini, ci sarà qualcuno che è al di fuori dei confini. A voi le conclusioni.

Le correnti xenofobe in Italia (cosiccome in Europa), il becero populismo (di persone che fino a ieri hanno pepetrato il sistema che oggi vorrebbero abbattere), stanno inquinando e facendo degenerare la politica, ridotta a cloaca dove ognuno dice la sua senza un minimo di cognizione. Voi vi dichiarate un gruppo anarchico... Come rispondete a tutto ciò?
E.: non è corretto da parte nostra dichiararci un gruppo anarchico, dato che non tutti ci etichettiamo sotto questa etichetta, e ognuno di noi ha diverse visioni. Sono sicuro nel rispondere a nome di tutti, che non abbiamo nessuna fiducia nella politica parlamentare, nei movimenti di massa, e ovviamente nei movimenti xenofobi. Le istanze da te citate, tra cui le correnti xenofobe e il populismo, si basano sullo stesso metodo: colpire gli istinti più bassi delle persone ignoranti, giocare a canalizzare la rabbia, la paura e l’esaltazione delle persone. Creare capri espiatori, colpevoli e soluzioni facili sono i fantasmi usati da coloro che gestiscono le masse. Il problema è sempre quello del mondo dei romanzi di Kafka (a cui abbiamo dedicato una canzone in "Mitociclicità", "Joseph K."): se c’è una legge che governa il mondo, ma questa legge non si riesce a decifrare, da uomini ci trasformiamo in animali, ed andiamo a sbattere di corridoio in corridoio senza capire nulla. Se si conosce il funzionamento delle cose, se si riesce a decifrare la legge che governa il mondo, è difficile venire presi in giro.

L'ultimo pezzo del vostro lp è una cover dei Negazione, "Qualcosa Scompare". Noto che è presente un filo conduttore fra quel testo e le parole delle vostre canzoni... Non credo la scelta sia stata casuale...
E.: i Negazione sono il mio gruppo preferito da quando ho 15 anni, riescono dopo tanto tempo ancora a farmi venire la pelle d’oca. E sono anche il gruppo che unisce i gusti musicali differentissimi di tutti i membri dei Nofu, è una cover che facciamo dalla terza prova che abbiamo fatto e che penso non toglieremo facilmente dalla scaletta. Il testo di “Qualcosa Scompare” inoltre è di una chiarezza e profondità incredibili, lascia senza parole. Se è presente un filo conduttore tra le parole di Qualcosa Scompare e le nostre, è semplicemente perchè sono la nostra più grande ispirazione. Primo crossover thrash, sbilenco e claustrofobico, aperture melodiche, testi politici e genuinamente emotivi... Non riesco a pensare a nulla di meglio, e tu? (Neppure io, ndr).

In che rapporti siete con la scena hardcore di Roma? Quali sono i gruppi con i quali siete più legati? Come la giudicate e se riuscite a suonarvi spesso...
E.: siamo legati da amicizia e componenti in comune con i XkateXmoshX (powerviolence, condividiamo il Gianluca, il batterista), gli Shred (skate punk, condividiamo Claudio, il chitarrista) e i XcenereX (ci suoniamo io e Gianluca). Inoltre ci sono bei gruppi come i Leviathan, i Ludd Rising, gli straordinari Anti You (tutti siamo cresciuti ai loro concerti), i Gta, i Lexicon Devils, i NoConfidence, gli Hellbreath, i Dirty Jobs, gli Ultimi, i Lafuria... Quindi non c’è moltissimo ma quello che c’è è buono... Poi purtroppo Roma è una città enorma e apatica, e spesso questo si riflette anche sull’hardcore, dove nel tempo si sono susseguiti anche diversi gruppi tough guy e simili, roba che personalmente vedo poco affine con quello che intendo io per hardcore.

Appena ho letto il nome del gruppo, mi son subito venuti in mente due cose: il tofu e i Nofx... Apprezzate entrambi? Il recondito significato, invece?
L.: ahahah! Effettivamente apprezziamo entrambi. Nofu nasce dall’unione di Nofx (uno dei pochi gruppi che condividiamo tutti come ascolti) e Noffu, il soprannome di una nostra cara amica. Diversamente dai testi non ha alcun senso. Ci piaceva molto come suonava. Considerando che le altre opzioni per il nome erano GerryColo e Bit Buy it Bite , quindi direi siamo soddisfatti del nome definitivo...

Una cosa che ho apprezzato tantissimo, è la grafica del disco, dalla copertina, fino al foglio interno, al modo in cui tutto è stato stampato. Mi ricorda i primi dishi 625thrash o quelle oscure compilation power violence californiane... Come è avvenuto il processo di creazione, perchè vi siete affidati alla tecnica del "taglia e incolla" e chi ha disegnato la copertina? Che significato gli attribuite?
L.: la copertina, come tutte le grafiche dei Nofu, è stata curata da Claudio Scialabba (il nostro chitarrista). Il taglia/incolla è stato fatto da Emanuele.
C.: il taglia/incolla del foglio interno e' soltanto un richiamo al mondo diy, i dischi che ci sono sempre piaciuti e ci ispirano contengono inserti fatti allo stesso modo, con collage di foto e testi. Un modo in più per far vedere che le cose ce le facciamo da soli, come si faceva una volta, senza il bisogno della fredda grafica a computer, che a parer mio si accosta molto male al suono di questa musica e al contenuto dei testi. La copertina invece è una sorta di metafora visiva di quello che è il significato di mitociclicità, già spiegato da Emanuele. Il mare in tempesta può rappresentare la ciclicità del tempo che si ripete nei stessi gesti inesorabilmente al quale siamo completamente inoffensivi, in cui affoga il ciclope, in questo caso il "mito", la nostra società incapace di produrre qualcosa di nuovo perché perpetuamente schiacciata dal sistema capitalistico, raffigurato in un mostro marino di cui non possiamo vedere bene la sua forma, che blocca e rende inerme il mito.


Il vinile è stato il frutto di svariate collaborazioni fra etichette... E' stata dura organizzare il tutto? Come mai vi siete affidati ad una "cordata" così vasta di label? Molti gruppi si affidano solo a tre massimo quattro etichette, oppure se lo autoproducono direttamente...
L.: è stato un lavoro molto lungo e duro. La ricerca è incominciata a Luglio 2014 ed è finita pressappoco a Gennaio 2015. Il duro è stato più che altro trovare le etichette che ci supportavano e combattere con mille preventivi (e con le “elefantiche” tempistiche del gruppo). Le etichette sono state super pazienti e gentili con noi. Non finiremo mai di ringraziarle. Per quanto riguarda la vasta cordata di label volevamo che il disco girasse il più possibile e onestamente avevamo paura di fare un investimento cosi grande da soli. Anche se cerchiamo di suonare spesso (suoniamo per questo) sarebbe stato impossibile smazzare 300 copie e probabilmente la maggior parte sarebbe rimasta accantonata nei nostri garage per i prossimi 50 anni. Il nostro disco (complice i testi in italiano) non sarebbe mai arrivato in Germania, Repubblica Ceca e in America se non ci fossero state etichette locali che ci supportavano. Aldilà degli aspetti pratici è stato bello condividere questo parto plurigemellare con altre persone e soprattutto è stato stupendo venire in contatto con loro. La maggior parte delle copie le abbiamo consegnate a mano e abbiamo avuto modo di conoscere gli eroi delle etichette di persona. Con l’etichetta americana (Get Better Records) per esempio è nato un rapporto bellissimo che continua tutt’ora e che è nato con uno scambio di dischi e che sfocerà, si spera, in un tour negli States. Herbert, aka Coniglio (Rauha Turva Records), si è fatto un paio di giorni con noi in tour e ci siam divertiti. Credo che se avessimo autoprodotto tutto ci saremmo persi queste occasioni, lo sbattimento logistico è stato ampiamente ripagato. Per citare i R.A.M.B.O.: “Do It Yourself or Do It With Friends!”.

Avete all'attivo un demo ed uno split 7" con gli Antimonitor... Credete di esservi evoluti nel nuovo disco? Come è nata la collaborazione con gli Antimonitor? Ne siete soddisfatti?
L.: con gli Antimonitor ci siamo conosciuti il 21 marzo 2013 in una serata a Villa Panico a Firenze e da li è stato tutto semplice e genuino. Dopo poco hanno incontrato Gianluca (il nostro batterista) ad una serata che avevano organizzato per i XkateXmoshX e ci han chiesto di splittare. Purtroppo noi eravamo già proiettati all'lp e il nostro contributo alla realizzazione si è fermato alle grafiche (fatte dal nostro chitarrista Claudio). Per il resto gli Antimonitor si sono sbattuti per etichette, preventivi e hanno fatto uscire il disco. Senza di loro inutile dire che non si sarebbe fatto; e nel dire questo oltre a ringraziarli ammetto di vergognarmi un po'... Come siamo super soddisfatti di come è uscito e le tracce degli Antimonitor ci piacciono parecchio! Per tornare ai pezzi il nostro lato dello split è composto da un pezzo vecchio al quale siamo legati molto: “Io Ho Bisogno Di Te”, tra l’altro uno dei pochi pezzi della cassetta che suoniamo ancora, una cover e due pezzi inediti. Quei due pezzi sono stati scritti nel periodo in cui io ero a Bologna e Valerio (Gas Attack, Fourth Sin, Dirty Jobs) era al basso al mio posto. La sua influenza si sente moltissimo e non credo che pezzi cosi possano essere piu concepiti (“Skiagrafrein”, “Non Sei Più Tu”). Dallo split al disco penso ci sia un vero è proprio stacco... Non so se chiamarlo evoluzione o meno.

Credo di avervi chiesto tutto... Grazie e se volete aggiungere qualcosa, fate pure...
E.: sono stremato da questa intervista, ho detto più di quello che avevo da dire ahahah! A parte gli scherzi grazie per le grandiose domande, il lavoro che svolgi con Forthekids è estremamente interessante, grazie a te ho avuto modo di sentire cosa avevano da dire mille personaggi dell’hardcore degli anni ’90 e mille amici con cui condividiamo i palchi in questi anni!
L.: grazie mille dell’intervista! Ogni volta è un modo per fermarsi e riflettere alle cose che facciamo e che diciamo. Approfitto per un piccolo spazio pubblicitario: il 2-3 ottobre stiamo organizzando con alcuni amici la terza edizione del Breath! Fest. Quest’anno lo faremo allo ZK Squatt di Ostia. Ci saranno tantissimi gruppi e spero la stessa atmosfera delle edizioni precedenti! Per il resto YO!
C.: oi! J.: sono pazzo. Aiutatemi.

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lunedì 10 agosto 2015

Dysmorfic.



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Funerary | Starless Aeon | Sentient Ruins Laboratories | Tape/Digital.

C'è qualcosa di agghiacciante e allo stesso tempo catastrofico nel debutto dei Funerary (datato 2014, ma sapientemente rieditato da Sentient Ruin). C'è qualcosa di orripilante e cattivo in questo suono, qualcosa di spaventoso e ripugnante. Lento, inesorabile e ineluttabile cammino verso l'estinzione, senza via di redenzione alcuna. Un muro che imprigiona l'umanità in un abisso di crudeltà e morte, dove ci si mangia vivi gli uni con altri, in una rappresentazione dantesca dei gironi dell'inferno. Perchè questi pezzi sono l'inferno in terra, dove le anime straziate dell'umanità si contorcono nel fuoco eterno del peccato, lacerate, torturate, fatte a pezzi in un circolo che si ripete all'infinito. I brani sono costruiti per avvolgere l'ascoltatore nei fumi putridi dell'angoscia più nera, per farlo arrivare al punto di non ritorno. Una voce maligna, urlata dal profondo del proprio corpo, traduzione massima della paura e della depressione più nera, vi accompagnerà in un viaggio in cui tutto è finito, non c'è più nulla, se non macerie, disperazione e la condanna finale. I riff di chitarra sono magnetici ma allo stesso tempo vi schiaccerano con la loro forza e la loro oscurità. Basso e batteria falcidiano tutto ciò che gli si para davanti, in un turbinio di morte, fino al punto zero. L'annichilimento più totale, l'azzeramento dei sentimenti e dell'umana percezione delle cose. Dopo che avrete finito di ascoltare questa cassetta, rimarrà solo il silenzio del vuoto più assoluto, dove l'oblio regna sovrano e dove tutto viene inghiottito. Una perfetta descrizione dell'oscenità in cui versa il mondo di oggigiorno. (Recensione apparsa su: Salad Days Magazine)

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lunedì 3 agosto 2015

Knightzz | Demo 2015.

I Knightzz sono un nuovissimo gruppo in cui milita il chitarrista degli Hittin' Random. A differenza del gruppo in cui canta il mio amico Fabio, il suono dei Knightzz è un monolite di muro sonoro, molto rallentato e pesante. I pezzi sono crudi, diretti suonano e claustrofobici e funerei. In tutta sincerità non saprei proprio a chi paragonarli, e questo è decisamente un punto a loro favore. Ah, made in Veneto Hardcore, naturalmente.

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domenica 2 agosto 2015

Grime.


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Calvario.


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Carnero | Ep.

A differenza della mia città Cesena (in cui, a parte le vecchie leve degli anni’90, sono spuntati come funghi gruppi la cui massima aspirazione è suonare al Vidia Club per poi magari farsi fare un pompino sui divanetti a fine serata, il tutto condito da un atteggiamento rockstar), la vicinissima Forlì ha sempre potuto contare su un manipolo di band che, con tanta passione ed umiltà, hanno registrato dischi e suonato in mezzo mondo. Mi vengono in mente i Raein, oppure LeTormenta, oppure (anche se più in piccolo) i Rebelde o ancora i Tumulto. I Carnero vedono alla voce Enrico (chitarra e seconda voce dei LeTormenta, in passato anche con Il Male e Rebelde) e suonano un hardcore velocissimo, con parti melodiche cantate/parlate. Il rilsultato, per essere un gruppo nato qualche mesetto fa, è davvero incoraggiante. La voce di Enrico è abrasiva e pungente, vi sputerà in faccia ciò che pensa dell’odierna società. Il lavoro di chitarra è sanguigno e coeso, i riff sono tanto semplici quanto diretti, mentre la sezione ritmica è compatta e convoglia con il giusto tiro un pugno di pezzi che vi manderanno in apnea, da tanto sono claustrofobici. Sono un gruppo genuino questi Carnero, si vede che il tutto è stato concepito essenzialmente per sfogare le proprie frustrazioni ma anche per divertirsi suonando del sano hardcore. Perchè i Carnero alla fin fine sono questo: HARDCORE! (Recensione apparsa su: Salad Days Magazine)

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