mercoledì 30 marzo 2016

Dysmorfic.


I Dysmorfic sono un duo basso/batteria che suona grind core con una grande attitudine e tanta passione e umiltà. Ho avuto modo di vederli dal vivo alcune volte e posso confermare che dal vivo (ma pure su disco) sono un gran gruppo. Con Tommy (basso/voce) ho parlato (tra le altre cose) dei loro tour, della loro etica do it yourself, dei loro progetti futuri.

I Dysmorfic hanno all'attivo un bel po' di split, cd e tape, mentre avete all'attivo solo un full length...
Ciao Paso, prima di tutto grazie per il tempo e lo spazio che ci dedichi. Il full length “Suffer And Die” (che si può scaricare gratis dal nostro Bandcamp) èl'unico che abbiamo fatto ad ora per diversi motivi: dopo l'uscita del disco ed il relativo tour in America e Europa ci siamo presi una pausa per staccare un attimo, poi abbiamo avuto problemi con la stabilità della formazione, in quanto il chitarrista dell'epoca andò a vivere e lavorare in pianta stabile a Milano. Provare e scrivere regolarmente risultò quindi difficile. Inoltre dopo quel periodo ricevemmo altre offerte di tour in giro ed abbiamo preferito quella dimensione rispetto a quella dello studio/sala prove. In ogni caso abbiamo poi continuato a fare uscire split perché sono più veloci da realizzare e simboleggiano un pò l'amicizia ed il rapporto tra i gruppi e le etichette coinvolte. A tutt'oggi i pezzi che stiamo scrivendo non li pensiamo per un full length ma per altri split... Probabilmente anche perché questo formato (o anche full 7”) è il formato che preferiamo nel grindcore.

Vi siete formati nel 1998, che per gli standard medi di un gruppo grindcore è un bel lasso di tempo fino a giungere ai giorni nostri. Cosa ti ricordi di quei primi tempi? La formazione è sempre stata a due? Cosa credi che sia cambiato oggi rispetto a quegli anni all'interno della scena?
Si quest'anno è il nostro 18° compleanno e che dirti... I ricordi sono tanti, direi quasi tutti belli. Ci siamo tolti un sacco di soddisfazioni che all'inizio erano impensabili. Mi ricordo bene i primi scambi di cassette e dischi con gruppi che a me piacevano un botto di cui avevo le uscite a casa, tipo gli Agx o gli Unholy Grave, solo per nominarne due a caso. I tour e le date all'estero organizzate via lettera (internet era meno diffuso ed in ogni caso io non ce l'avevo), le fanzine di carta... Sicuramente rispetto a ieri, oggi grazie alla rete è più facile il lato organizzativo e di promozione, con un click puoi far ascoltare il tuo nuovo disco al mondo intero e i contatti sono immediati. La diffusione della musica e del messaggio è più veloce e facile, e questo è positivo, ma questo ha sicuramente contribuito ad ingolfare un po' la scena. In ogni caso, per rispondere anche all'altra parte della tua domanda, noi siamo nati come trio. Poi abbiamo avuto anche due chitarre per un pò, per ritornare trio più tardi e ridurci a duo (io e il batterista siamo comunque i fondatori del gruppo).

I Dysmorfic sono un duo basso e batteria. Come mai hai deciso di impostare la formazione senza chitarra? Che tipo di difficoltà incontrate nello scrivere i pezzi? Nascono direttamente dal basso, oppure prima vengono creati con una chitarra?
La formazione a duo basso/batteria è nata perchè ci piace e per una questione di comodità. Dopo un tour in Scandinavia che facemmo nel 2014 il nostro chitarrista sparì dalla circolazione. Niente messaggi, niente risposte alle chiamate, prove saltate... A questo punto le strade erano due: fermare la band per cercare un chitarrista (e insegnare di nuovo i pezzi e tutte queste cose pallose), oppure continuare come duo. Io e Buccia ci intendiamo al volo a suonare, e dopotutto il suono del mio basso è spesso abbastanza per far fronte alla mancanza della chitarra. Così eccoci qui. I pezzi nuovi stanno nascendo senza difficoltà alcuna, ho sempre scritto io la quasi totalità delle musiche, o direttamente col basso, o alla chitarra acustica (anche quando avevamo la chitarra). Una volta che ho i giri base (che magari mi registro in casa con uno Zoom per poi mandarli via email al Buccia) li arrangiamo in sala prove. Di solito il risultato finale non è tanto distante dalla struttura finale, almeno con i pezzi più nuovi, a parte magari qualche spruzzata di pepe in più.

I testi del gruppo sono molto diretti e trattano del marciume che ogni giorno ci tocca da molto vicino. Da cosa trai l'ispirazione per scriverli? Posso azzardare il fatto che ci sia un filo invisibile che li collega tra loro?
I nostri testi io li chiamo socio-personali, cioè mostrano il mio punto di vista su temi sociali o politici (corruzione, guerra, la bugia della democrazia e altro). L'ispirazione è facile averla, tutti i giorni quando ci si alza dal letto... La tua intuizione è giusta, cioè, non ci avevo mai pensato al filo conduttore ma sì, mi sa che puoi vederla così hahaha!!! In realtà poi tutti possono trarre le idee che vogliono se leggono i nostri testi, non siamo mica certo qui ad imporre nulla!

Ho avuto modo di vedervi suonare dal vivo ed il vostro approccio è molto asciutto e privo di fronzoli. Come mai hai deciso di impostare i vostri concerti in questa maniera? Puntate davvero tutto sull'impatto delle vostre song, ma senza lasciare nulla al caso...
Mhm... Per noi il grindcore dal vivo deve essere come su disco: senza fronzoli, via il contorno e dritto al sodo. Non abbiamo nulla contro chi argomenta i pezzi ed introduce il suo messaggio, anzi, ma noi non amiamo fare sermoni tra un pezzo e l'altro. Dopo tutto la gente va al concerto per sentire la musica, se poi è interessata al messaggio anche meglio, allora me lo chiederà giù dal palco con una birretta o si leggerà i testi dai dischi. Poi sul fatto che non lasciamo nulla al caso dipende: tendiamo ad essere molto veloci e precisi dal vivo, dopo tanti anni l'affiatamento è tanto, ma come forse avrai visto anche tu, a volte le jammate ci sono per riprendere i binari quando si scazza hahah!!!

Curiosando sulla vostra pagina Facebook, ho notato che c'è un terzo membro nella band, tale Dustin, che si occupa dell'aspetto grafico delle vostre release. Chi è? Come siete entrati in contatto e come vi trovate a collaborare con lui?
Ah si! Dustin è un nostro grande amico californiano. Ci ha contatti ai tempi del tour sulla West Coast con i Repulsione, nel 2013, chiedendoci di fare le grafiche per il tour. Ha detto che gli piacevamo ed era carico. Ha fatto un lavoro stupendo per quel tour, anche per alcuni poster, e da allora è il nostro grafico ufficiale. Copertine, flyer (anche per concerti qui in Europa)... ci siamo visti anche di persona ovviamente ed è una persona veramente gentile e umile. È per questo che abbiamo voluto metterlo nella line-up della band.


Recentemente siete stati in tour negli States per la quarta volta. Come è andata? Che tipo di risposta avete ricevuto? Come vi hanno trattato? Com'è il fan medio americano di grind core? Mi pare che abbiate suonato anche con dei gran bei gruppi... Qualche interessante aneddoto da raccontarmi?
L'ultimo tour sulla West Coast è stato il quarto, ed è andato davvero bene. Siamo stati molto contenti perché è stato il primo tour esteso con la formazione a due (avevamo già fatto numerose date, ma ancora non un tour di questo tipo) e devo dire che l'accoglienza è stata ottima. È ovvio che in parte ci conoscevano già perché dopo anni che torni là il seguito te lo crei, ma comunque bello dal nostro punto di vista proprio per il discorso della line-up. Riguardo al trattamento, è normale che ti trattino bene. Ormai abbiamo amici veri laggiù, ma in ogni caso quando tu vai a suonare in America, è come quando un gruppo estero viene qui da noi: la risposta è sempre bella ed il trattamento sempre buono perché “c'è il gruppo estero”, mi spiego? Non ti so dire com'è il grindcore fan medio, abbiamo incontrato dagli skater, ai crustie, ai cholo... Persone che spesso hanno problemi in famiglia ma che hanno trovato pace nella musica. Ex-gangster, persone normali, ragazzini e old-schooler... E devo dire che questo mescolarsi di cose mi piace molto! Gli aneddoti che ho da raccontare sui tour americani ti occuperebbero troppo spazio... Dalle ruote bucate in autostrada e il meccanico che si fa pagare in maglietta e 7” del tour, all'aver suonato in un negozio di dischi, o in un tattoo shop prima dell'arrivo della polizia... Dall'incontrare Mike dei CapCas che ti scruta mentre suoni dalla tua parte del palco e poi ti dice: “Ho una band anch'io, non è che mi spargi un po' di nostri adesivi in giro per favore?” - “Ci chiamiamo Capitalist Casualties” (!!!), a Oscar dei Terrorizer che vuole una foto con noi (??????)...

Sempre inerente al tour in America: come è partita la cosa? E' stato complicato organizzarlo? Il fatto che ci siate state altre due volte in precedenza vi ha in qualche modo facilitato la fase di organizzazione? Come avete gestito gli spostamenti tra un concerto e l'altro?
Quest'ultima girata negli States è stata la cosa più ridicola da organizzare che abbia mai fatto, ahahah!!! Ovviamente l'esserci stati tante volte ha aiutato, per cui io ho solo contattato i nostri amici e tutto è venuto da sé in un baleno. Un paio di problemucci ma nulla di che, ordinaria amministrazione, per il resto facilissimo. Gli spostamenti li abbiamo fatti con il nostro amico Fivel, di L.A., nella sua macchina. Un tour in macchina con tre persone totali è la cosa più comoda del mondo!

In passato avete suonato in alcuni festival molto prestigiosi come Obscene, the Bloodshed e molti altri. Che ricordi hai?
I festival non mi piacciono granché, anche se suoni con grandi nomi. Troppe ore in ballo, molto dispersivi a livello di contatto umano... Molto meglio i concerti in piccoli posti. Mi ricordo il cantante dei Doom che voleva regalarci un sacchetto pieno di speed la mattina dopo il Bloodshed 2011 perchè per loro era troppa finirla prima del confine, ahahag!!!

Avendo una così grossa esperienza all'estero, che tipo di differenze riscontri con il nostro paese? Anche a livello di pubblico...
Per me la differenza principale è che organizzare date all'estero è più facile. Qui in Italia i tempi di risposta sono biblici e ti perdi in un sacco di mezze sillabe ni-ma-boh... Oltr'alpe e oltre oceano invece le cose sono più veloci, cioè, cazzo ci vuole, o si suona o no, mica c'è una via di mezzo. Però sai, non so se questo sia dovuto al fatto che accennavo prima, “il gruppo dall'estero”, forse questa condizione discrimina i gruppi locali quando suonano nel loro stato. A livello di pubblico non lo so, non siamo un gruppo che si cura molto del pubblico, non ci interessa tantissimo se siano dieci persone o cinquecento ad ascoltarci, l'importante per noi è dare sempre il massimo per chi c'è e divertirci con loro. Sia in Italia/Europa che in America abbiamo avuto concerti pieni e concerti vuoti, per cui non saprei proprio.

Una cosa che apprezzo molto dei Dysmorfic è il fatto che continuate imperterriti a muovervi all'interno dell'etica do it yourself. Non hai mai pensato di portare il gruppo allo step successivo, cioè su un piano un po' più alto? Te lo chiedo perchè molti combo grind core prima partono dall'undeground più puro per poi finire su etichette medio/grosse... Avete mai avuto proposte in tal senso?
Per noi il “DIY oppure no” non è neppure concepito, non so come dire... Non comprendo proprio quella locuzione. Abbiamo sempre fatto le cose per conto nostro e con l'aiuto di amici fidati che (nella maggior parte dei casi) conosciamo personalmente, perché dovrei delegare ad altri quello che faccio io con i miei amici (e lo facciamo pure bene)? Ognuno agisce come meglio crede e rispetto chi vuole arrivare allo “step successivo”, ma per noi non c'è nessuno “step successivo”, anzi forse siamo addirittura oltre perchè siamo più liberi che l'essere incasellati in uno step...

Sempre in riferimento alla domanda di prima, non credi che il muoversi da soli o tramite etichette molto piccole possa aiutare ad aver un maggior controllo sulle release e sulla cura che ruota attorno ad esse?
Hai perfettamente ragione Paso. Il discorso è valido, come hai detto tu, sui dischi e la distribuzione, ma spesso si applica anche nei tour. Voglio decidere io quando andare in tour, per quanto tempo, dove e con chi.

Le vostre uscite sono tutte su etichette differenti. Quali sono quelle con cui ti sei trovato meglio e quelle peggio?
Ci siamo trovati bene con tutti. Non è stato un rapporto di lavoro, si è trattato sempre di cooperazione. Siamo amici tutt'ora con tutti quelli che ci hanno aiutato nel corso di tutti questi anni, e, anzi, ancora una volta, li ringrazio e li abbraccio!


Nel gruppo sei tu che tieni i contatti e ti occupi delle uscite, oppure ti dividi equamente i compiti col batterista? Te lo chiedo perché essendo solo in due in teoria dovrebbe esser molto semplice l'aspetto organizzativo...
Io mi occupo di tutto da sempre, fin dall'inizio c'è stato un accordo non detto e non scritto ma che si sapeva che era così. Mi occupo di booking/contatti, uscite eccetera. Mi piace molto e mi è sempre piaciuto, l'essere bilingue inglese mi facilita. Buccia non parla inglese, si occupa della batteria e dell'arrangiare molto meglio di come faccio io le canzoni che scriviamo.

Da un tuo recente post su Facebook, il gruppo si sta prendendo una pausa dopo il concerto tenutosi al Freakout con O e Fuck The Facts. Ho letto che state scrivendo del nuovo materiale... Cosa dobbiamo aspettarci? Prevedi che ci saranno delle evoluzioni nel vostro modo di comporre e suonare?
Si, la pausa c'è perché abbiamo tutti e due lavori nuovi, il mio soprattutto mi impegnerà molto durante tanti weekend, quindi abbiamo bisogno di vedere come organizzarci. Ci stava fermarci un po' comunque perché ultimamente abbiamo suonato tanto e avevamo bisogno di un po' di tempo per noi. Stiamo comunque provando e le idee in testa sono tante. I pezzi non sono tanto distanti dal solito materiale, magari in alcuni ci sono dei passaggi un po' più strambi perché adesso che non ho la chitarra tra i coglioni posso pirurarmela bene con il mio basso, ma di media abbiamo delle belle bordate! Saremo un po' lenti a finire e registrare, lo siamo sempre stati, ma abbiamo in ballo un paio di split da paura!!!

Finito. Aggiungi pur ciò che vuoi e grazie del tuo tempo...
Ringraziamo noi te, Paso, per il tuo tempo e supporto, oltre a quelli che hanno letto l'intervista o ci hanno in qualche modo supportato negli anni.

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Zeit | The World Is Nothing | Cd | Ristampa.


Finalmente la ristampa di "The World Is Nothing" ha una data: l'album uscirà Mercoledì 6 Aprile grazie ad un bel pò di etichette che ringraziamo per aver reso possibile questa cosa. Lo potete trovare in pre-order al prezzo di 7€ fino a martedì 5 Aprile. E per non farci mancare nulla ci abbiamo pure cacciato un mini poster all'interno con grafica by SoloMacello.

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lunedì 28 marzo 2016

Gufonero.


I Gufonero sono il nuovo gruppo in cui suonano Marcella e Andrea, che hanno militato e militano in band come The End Of A Season, Attrito, Igioia e tantissime altre. Il loro sound mischia l'hardcore, con il noise e lo sludge. Il tutto è supportato da un'etica totalmente do it yourself e da un'attitudine inattaccabile. Alle mie domande rispondono Marcella e Andrea.

Gufonero è un nome molto interessante e allo stesso tempo misterioso. Sembra quasi una sorta di chiave di lettura per aprire un mondo difficilmente classificabile con i canoni che siamo abituati ad usare. Come mai lo avete scelto e cosa significa?
Gufonero. Potrebbe sembrare una semplice metamorfosi, un unione di due animali, ma è come fosse una presenza bivalente, un qualcosa che ti tiene sveglio la notte e ti assopisce di giorno, ti entra dentro, nel profondo. Abbiamo pensato agli animali perché pensiamo siano più istintivi, spontanei, e che abbiano la capacità di esprimere meglio le pulsioni in modo estemporaneo senza bloccarle in blocchi di pensieri che le rendano meno veritiere e meno immediate. Gufonero è rabbia, paura, tristezza, angoscia ma anche affetto, serenità, armonia.

Ho avuto modo di vedervi dal vivo all'XM24 di Bologna e il vostro approccio dal vivo mi ha provocato due considerazioni: da un lato c'è l'impatto violento e concreto del vostro sound, dall'altro c'è una sottotraccia emozionale che difficilmente si può ignorare. Sembra quasi una catarsi tra l'urgenza di comunicazione ma allo stesso tempo addolcita da uno strato di sensazioni che provano a mitigarne l'irruenza. Siete daccordo?
Gufonero. Sicuramente i riff sono melodici, il suono cupo, impreciso, nefasto e distorto e forse entra nell'ottica di "contrasto emotivo" di cui ti parlavamo prima. L'urgenza comunicativa viene sempre prima di tutto, è una cassa di risonanza per le nostre emozioni più nascoste. Il tentativo è quello di esternare le sensazioni nel modo più immediato possibile senza rielaborarle troppo, speriamo che possano essere percepite come "più vere possibili".

Parliamo un pò dei vostri testi. Da cosa nascono? Prendete ispirazione da ciò che vi accade quotidianamente e quindi dalle vostre esperienze? Li scrivete a quattro mani oppure da soli? A parere vostro, chi scrive quelli più cupi?
Andrea. Noi siamo un riflesso di ciò che ci circonda, quello che pensiamo è una proiezione di noi stessi, lasciamo da parte cliché del genere e pippe auliche senza direzioni. Sono pensieri ricorrenti, avvenimenti sconvolgenti o sguardi latenti... Tutto si può tradurre in parole.

La scelta di suonare come duo da cosa è scaturita? Che tipo di limitazioni e di vantaggi comporta questo tipo di formazione?
Marcella. L'idea è partita da un progetto che avevo quando abitavo in Emilia qualche tempo fa: due bassi e batteria. Essendomi trasferita in Trentino volevo concretizzare le idee che avevo in testa, mi dispiaceva abbandonare quello che era stato creato e mettere nel dimenticatoio nove pezzi sui quali avevo lavorato. Per la prima volta, dopo i Killerkoala (1999-2000) esprimevo le mie emozioni e passioni attraverso uno strumento che non fosse la voce e quindi volevo dare valore a questo processo creativo, anche se semplice e forse banale. Con Andrea condivido ideologie, modi relazionali, passioni, attitudine... Tutto e soprattutto ho sempre stimato come vive, visceralmente parlando, la musica. Sfoga attraverso la batteria quello che a mio parere la quotidianità gli fa immagazzinare, è un grande batterista con voglia di sperimentarsi in cose nuove e credo che, per lui, la spinta motivazionale sia stata proprio questa, i pezzi gli sono piaciuti ed era entusiasta di partecipare a questo progetto. La scelta di rimanere in due è stata proprio fatta per questi motivi, per mantenere l'armonia e la sintonia umana e musicale che c'è fra noi e anche perché risulta più semplice confrontarsi, organizzarsi, prendere, andare, fare e pensare.

Un'altra cosa che mi è piaciuta molto, a livello grafico, è il modo in cui avete concepito la rappresentazione del gufo. Un tratto semplice ma deciso. Come siete arrivati a ciò, chi lo ha realizzato? In futuro manterrete questa impostazione grafica, oppure credete che ci sarà un mutamento col passare del tempo?
Gufonero. Negli ultimi 20 anni ne abbiamo viste anche troppe di incursioni artistoidi dalle sfumature fighette. Abbiamo ancora l'odore della xerox nelle narici (siamo vecchi), il punk hc è impatto, e nulla rende come il bianco e il nero. Da li veniamo, dai volantini scritti a pennarello, dai collage, dalle lettere con il francobollo reciclato, dalle fanzine taglia e incolla fotocopiate a scuola. Un ritorno alle radici dalle quali non ci siamo mai staccati, che vogliamo trasmettere con semplicità ed immediatezza. Francesco, chitarrista dell'altro nostro gruppo powerviolence igioia, nonchè tatuatore ed ottimo amico, condivide con noi una visione cupa e sarcastica dell'esistenza ed è stata la nostra terza mano. Ha infatti realizzato graficamente una metamorfosi fra un gufo e un gatto, per noi simbolo e sintesi del concetto definito nella prima domanda. In futuro continueremo con questa modalità coinvolgendo altri amici, come ad esempio Officina Infernale (prendetevi i suoi fumetti!!!) che ci ha realizzato due visioni del gufonero da paura.


Il vostro concept grafico riflette visivamente il vostro modo di suonare? Voglio dire: possiamo tracciare una linea di continuità tra il vostro suono e il vostro modo di rappresentarvi graficamente?
Gufonero. Il concetto emergente è proprio il contrasto, che, come un filo di Arianna tiene uniti modi, sensi, significati, suoni ed estetica. Le strutture musicali, infatti, sono melodiche e semplici, vengono spezzate da suoni ultradistorti e cadenzati; come la grafica: composta da neri e bianchi che lottano in assenza di sfumature e si compensano.

Tra qualche tempo uscirà il vostro primo 7". Potete anticiparmi qualcosa? Sarà una coproduzione oppure vi affiderete solo ad un'etichetta o al massimo due o tre?
Marcella. Sono cresciuta con il suono ruvido e caldo del vinile, quando ero piccola mia madre mi ha trasmesso la bellezza e la socialità del condividere un vinile insieme. Leggere i testi, sentire il profumo della copertina, percepire i sentimenti di chi aveva creato quell'oggetto eliminando così il distacco fra musica ed ascoltatore.

Andrea. Il vinile ci piace, lo comperiamo, lo ascoltiamo, lo viviamo. Uscire su 7" è una scelta che non abbiamo neanche dovuto prendere, non lo consideriamo un semplice feticcio, ma il formato perfetto per l'ascolto.

Gufonero. Crediamo fortemente nelle coproduzioni, come gesto che valorizza il fare insieme, il condividere, l'amicizia e il far circolare la musica il più possibile e in più luoghi. Per rispondere meglio alla tua domanda, si, sarà una coproduzione: in primis delle nostre due etichette, Annoying Records e The Fucking Clinica, con l'aiuto di altre che si stanno aggiungendo.

Sono da sempre un lettore del magazine Vice, e mi sono imbattuto in un interessante articolo sulla città di Trento, dalla quale provenite. In questo articolo si parlava di come i cittadini di questa città si sentano costantemente minacciati da immigrati e altri "indesiderati" e di come sia difficile cercare di impostare un discorso a livello di occupazioni di stabili e comunque di attività antagonista. Voi come vivete Trento e cosa ne pensate di ciò?
Andrea. L'articolo è tutto sommato veritiero, seppur infarcito da retorica da studente universitario fuori sede. È vero, Trento è chiusa, Trento è bigotta, a Trento non succede mai nulla, per questo bastano due schiamazzi a fare notizia sui quotidiani locali, i giornalisti ingigantiscono e la gente si spaventa. Le lamentele degli studenti che non trovano vita la sera quando escono per farsi l'aperitivo universitario mi importano poco, io con questo disagio ci vivo e ci combatto da quando sono nato, vengo da un paesino di montagna in cui la sera o vai al baretto del paese ad ammazzarti di alcol o finisci per buttarti da un ponte. Secondo me questo è il terreno più florido per lo sviluppo di incazzatura sociale, solidarietà verso il prossimo e necessità di costruire un presente diverso, mi vengono in mente gli ultimi venti anni del giro anarchico tra Trento e Rovereto che ha fatto moltissimo, iniziative, presidi, occupazioni, senza mai abbassare la testa o darsi per vinti nonostante anni di carcere, diffide, fogli di via e multe pesantissime. Le occupazioni anarchiche non durano molto proprio per l'assenza di compromessi, non si vuole mediare, l'occupazione deve essere un atto forte e vicino alla gente, deve coinvolgere. Che senso avrebbe scendere a patti con il comune che porta avanti la politica degli sfratti? Ovvio, in grosse città come Bologna, Milano o Roma è più facile che nascano situazioni antagoniste che durino nel tempo, ma nel disagio della provincia fioriscono realtà forse più oneste e determinate, proprio per l'ostilità del territorio.

Ultimamente avete suonato in posti come la Villa Vegan a Milano. Vi trovate sempre a vostro agio a suonare in quel determinato tipo di situazioni? In futuro, potreste accettare di suonare anche in pub e simili?
Gufonero. Noi veniamo da posti quali Scintilla, Confino, Telos, Assillo, Villa, Atlantide, Torre Maura... Sono i nostri posti, nei quali ci sentiamo noi stessi, che sentiamo di far parte della nostra identità e formazione come individui. Cercheremo di suonare il più possibile in posti come questi, non escludiamo però di esprimerci anche in altri luoghi che però mantengano una certa attitudine.

Questa è una domanda per Marcella: il tuo modo di cantare nei Gufonero mi sembra un pò diverso rispetto alla timbrica che utilizzi negli End Of A Season. Sei daccordo? Fai più o meno fatica rispetto al tuo altro gruppo?
Marcella. Sulla registrazione non sento grande differenza, ma sicuramente dal vivo qualche discrepanza c'è, questo perché canto mentre suono e non riesco a concentrarmi completamente sulla voce, ma per pura e mera fisiologica posizione; credo sia una questione di abitudine.

Che progetti hanno i Gufonero per il futuro? Oltre al già citato 7" in uscita...
Gufonero. Suonare in giro, magari fare dei tour e sicuramente altre uscite/collaborazioni ma soprattutto girare conoscere gente e supportare le realtà che più ci sono care.


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sabato 19 marzo 2016

Fall Of Minerva | Portraits | Overdrive Records/Basick Records | Lp/Cd/Tape.

Mea culpa per aver sempre conosciuto i Fall Of Minerva di nome senza mai approfondire la loro proposta. Un complesso e mastodontico post hardcore venato di metal del nuovo millennio, dieci tracce lunghe e complesse che avranno bisogno di svariati ascolti per essere apprezzate e comprese nella loro interezza. L'incastro di riff è catartico, come assistere ad un rituale in cui gli elementi del cosmo si mischiano fra di loro in cerca di nuove soluzioni. Accanto alla violenza deflagrante troviamo elementi melodici, di stacco totale, che ci conducono in un tunnel di emozioni in grado di scardinare i rigidi steccati della vita reale. I Fall Of Minerva sono riusciti a creare un qualcosa di vivo e pulsante, in continua mutazione. Non è cosa da poco, credetemi.

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Glances | Desolation | Autoprodotto | Cd/Digital.

Sembra proprio che i bolognesi Glances abbiano un debole per le belle ragazze, visto che pure su questo secondo Ep ne troviamo una in copertina. D'altronde come dargli torto, il genere di suono che hanno e la scena di cui fanno parte ne hanno sempre richiamato un bel pò. Il loro hardcore melodico spruzzato di emo con voce urlata è molto ben fatto ed eseguito. Accanto alla velocità troviamo tutta una serie di armonizzazioni di chitarra e suoni zuccherini ideali per sciogliere i vostri cuoricini di marzapane. I suoni sono molto moderni e cristallini, ed in generale si vede che sono un gruppo che cura nei minimi dettagli ciò che propone. L'ultimo pezzo è una ballad semi acustica strappa lacrime cantata in italiano (gli altri tre pezzi sono in inglese) per voi cuori infranti e solitari.

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giovedì 17 marzo 2016

Gufonero | Autoprodotto | Digital.

Mi sono bastati i quindici minuti scarsi della loro performance all'XM24 di Bologna per capire che sono davvero un gruppo enorme. Formati da Marcella (End Of A Season e mille altri progetti) e da Andrea (Attrito, Annoying Records e mille altri progetti), i Gufonero confezionano quattro pezzi di malsano sludge/doom/core, ricco di groove (quello figo) e di tanti riferimenti agli anni '90. Un suono corposo e inattacabile, fatto di un basso distorto fino alla follia e di una batteria precisa ed incessante nel suo fracassare ogni cosa. Atmosfera pesante e plumbea, un sottile retrogusto di disagio e disgusto, una pesantezza palpabile e inesorabile. Queste tracce finiranno su un futuro 7", non fate l'errore di ignorarli.


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mercoledì 9 marzo 2016

Cinecittà On Wheels.

Murder | Web Site
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Wah'77 | Bet On It | Retro Vox Records | Ep.

Viaggiano decisamente a manetta questi Wah'77 dalla zona di Parma (da sempre grande fucina punk rock). Il loro micidiale mix di hardcore e punk è davvero una bella botta. Unite al tutto una sana dose di melodia ed il quadro è completo. Dal punto di vista esecutivo sono perfetti: riff a scheggia, voce incalzante e cori a profusione. Dopo un paio di ascolti vi ritroverete a canticchiali. Un perfetto mix tra Zeke e Peter Pan Speedrock. Consigliati.

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Sempre Peggio | Autoprodotto | Digital.

Tadzio (Holy, Komplott e molto altro) e il Marra (Gradinata Nord e molto altro) uniscono le forze assieme a Martin e danno vita ai Sempre Peggio. Oi! spruzzato di hardcore, con cori, bestemmie, invettive e chi ne ha più ne metta. Il risultato è davvero pregevole: un suono stradaiolo e sboccato, con tanta ma tanta ironia (vedi il primo pezzo "Vincenzo" che fa il verso ad una vecchia hit dei Klasse Kriminale), suonato bene e registrato sporco e cattivo. La voce di Martin è grassa e arrocchita, ideale per questo tipo di suono. Tadzio si cimenta dietro alle pelli e dimostra di saperci fare, mentre il Marra è il solito guitar hero in salsa punk. Finale col botto con la cover "Dentro Te" dei leggendari Wretched, a ribadire che da lì non si scappa proprio. No fascists, no cops!

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Chains | Crawling Stronger | Assurd Records | 12".

Finalmente i Chains giungono su vinile e lo fanno attraverso Assurd Records in un lussuoso vinile verde (limitato per il release show che hanno tenuto in quel di Bologna qualche tempo fa). Robusto hardcore old school di marca straight edge, impreziosito da stacchi e mid tempo, una vera gioia per le mie orecchie. La chitarra di Bolo suona cristallina e compatta, dimostrando ancora di essere uno dei migliori (se non il migliore) chitarrista hardcore che abbiamo in Italia. La voce di Fuller è un pò differente rispetto a quello a cui ci ha abituato con gli Ed, visto che risulta maggiormente impostata e profonda. Pier alla batteria è una garanzia di precisione, spingendo ulteriormente queste tracce. Il basso suona efficace e corposo, cosa non scontata nel genere. Un gran bel disco, degnamente chiuso dalla cover dei mai dimenticati Turning Point "Behind The Wall", a ribadire ancora una volta l'altissima qualità di questa release. Altro centro Assurd Records.

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domenica 6 marzo 2016

LOIA.


Mi sono imbattuto nei LOIA dopo aver visto il flyer di uscita del loro primo disco "Nodo Alla Gola". Come spesso accade, sono rimasto molto colpito dalla grafica della copertina che mi ha incuriosito ulteriormente. Trovato il loro Bandcamp, ho potuto ascoltare il disco, confermando ciò che avevo intuito sin da subito: sono una bomba. Blackened Hardcore con qualcosa da dire. Di seguito trovate l'intervista a cui hanno risposto tutti e tre i membri della band, ossia Camilla, Stefano e Andrea. Buona lettura.

Partiamo con una domanda banale, ma che muoio dalla curiosità di soddisfare: il nome che avete scelto per la vostra band cosa significa?
Camilla. Il nome LOIA mi è venuto in mente per vari motivi. Sono convinta che una sola parola sia la scelta migliore per un nome di un gruppo e mi piaceva il fatto di usare un termine toscano che ricordasse la nostra provenienza (qui c'è dell'orgoglio).LOIA significa sporcizia, unto. Mi pareva appropriato e poi fa rima con un sacco di cose belline.

Andrea. La LOIA in dialetto toscano, ma anche emiliano è l'unto, il sudicio che si ritrova sulla pelle e sugli abiti, dietro al collo alla fine di una giornata di lavoro. Quando Camilla l'ha proposto mi ci è voluto del tempo per digerirlo, ma alla fine era il nostro.

Stefano. Sporco difficile da togliere. Personalmente lo intendo anche in senso psicologico: quando ci si trova ad essere prigionieri di certi schemi caratteriali che innescano circoli viziosi difficili da superare e che ci inducono a ripetere sempre gli stessi errori. Questo “sporco” purtroppo o per fortuna non può essere sempre eliminato e a volte è come se ci rappresentasse in qualche modo.

L'universo che i Loia esprimono, partendo dalle grafiche, passando per i testi e finendo con l'aspetto prettamente musicale è terrificante e senza speranza alcuna. Come mai avete deciso di dare questo tipo di impostazione al vostro progetto? Siamo davvero spacciati o c'è ancora un barlume di esperienza?
Camilla. Direi che il nostro suono da un'ambientazione appropriata alle tematiche che trattiamo. Rispecchiano il nostro pensiero, non c'è alcuna speranza per nessuno di noi, l'umanità è marcia e ci auguriamo che tutto questo finisca prima possibile. Demo, sigla.

Andrea. La speranza è l'ultima a morire, anche per noi, ma abbiamo deciso di dare questa impostazione al nostro progetto perché la realtà che ci circonda crea mostri e le nostre vite spesso sono incubi ad occhi aperti. “La malattia, il tempo parassita, capitalismo, la mercificazione della vita.”

Stefano. Tutti e tre veniamo da storie musicali e di vita diverse (anche anagraficamente parlando, dato che sono un “vecchietto” rispetto a loro). Ci accomuna però questa visione del mondo e di come esso vada rappresentato sotto forma di musica. Aggrapparsi troppo alla speranza (come disse con parole più belle delle mie Monicelli) ti fa vivere con l'illusione di aspettare un domani migliore, ma se il “tuo oggi” fa schifo e resti fermo ad attendere, cambierà molto poco...

La cover che avete utilizzato è ricca di simboli e significati nascosti, a parer mio. Potete spiegarmela dettagliatamente? A chi vi siete affidati per la sua realizzazione?
Andrea. La cover è opera di Stefano, abbiamo concepito assieme alcuni dettagli e dato spunti, ma è lui la mente dietro le grafiche dei LOIA.

Stefano. La cover e tutto il resto lo abbiamo concepito insieme. Della realizzazione finale me ne sono occupato io, ma comunque è stato un processo circolare che ha coinvolto tutti e tre. Per il prossimo disco, per esempio, potrebbe essere Camilla a disegnare i nostri deliri, eheheh! Si! Ci sono dei simboli dietro, e al di là della presenza di “triangoli e caproni” molto in voga in questo periodo, essi non sono piazzati lì a caso. Il teschio, infatti, rappresenta un fauno, che nella mitologia era solito manifestarsi a mezzogiorno, quando l'uomo è una sola cosa con la propria ombra (che infatti non si vede) e viene a contatto con la parte oscura di sé. Il serpente dietro riprende il concetto di circolarità dell'uroboro , ma al posto della coda c'è un'altra testa di serpente a simboleggiare la lotta che si fa affinchè non si ripetano le stesse dinamiche che ci portano a fallire. Un eterno ritorno ma scandito dal libero arbitrio. Il triangolo è semplicemente perché siamo in tre e non ha particolari riferimenti con gli elementi. Diciamo che nel logo abbiamo cercato di sintetizzare graficamente quello che esprimiamo nei testi e nella musica.

Nella presentazione che accompagna la vostra pagina Bandcamp, è riportato (più o meno) che lo sporco che ci accompagna e che ci ricopre è il capitalismo e il tempo. Trovo questa definizione molto interessante. Potete spiegarmela? Che tipo di "cura" proponete per cercare di venirne fuori?
Andrea. La vita nella società capitalista è costruita su false necessità, a seconda della classe di appartenenza. La costrizione del lavoro inteso come vendita della proprie capacità, del proprio corpo e del proprio tempo, invece che come espressione delle proprie capacità e nobilitazione di sè stessi. La soluzione pratica al momento non è visibile, la teoria la scrisse Marx ed è fruibile da tutti (ops l'ho detto, scusa Frenz). L'unica cosa da fare è organizzarsi, seguire esempi positivi come quello delle lotte sindacali del SI COBAS, la lotta degli operai della logistica. Lottare per i propri diritti e la propria dignità senza mollare. Uniti si vince.

Stefano. Questa è per Andrea! Mi trovo comunque molto d'accordo sul tempo ed il capitalismo che secondo me è all'origine di tutto lo schifo o quasi che abbiamo attorno, discriminazioni e malattie croniche comprese.

I LOIA hanno un suono decisamente pesante e nero, che a me piace chiamare blackened hardcore. Siete daccordo con questa mia definizione?
Camilla. Blackened Hardcore suona bene! E' difficile da pronunciare però.

Andrea. Non mi sono mai soffermato sul cosa siamo o meno, credo che quello che è venuto fuori dalla nostra unione è un punk/hardcore rabbioso e tagliente, una nostra reinterpretazione personale del genere. Ognuno può darci le etichette che gli pare, noi quello che speriamo è che le persone si ritrovino nel nostro rumore. Per te siamo blackened hardcore, per alcuni amici padovani facciamo power violence. L'importante come dicevano i Bones Brigade è “All go, no slow”.

Stefano. Definizione bellissima. Mi sa che te la freghiamo!

Per ciò che riguarda le vostre influenze musicali, letterarie e artistiche, da chi prendete ispirazione?
Camilla. Per trovare spunto per i LOIA, mi oriento verso i primi gruppi hardcore punk (visto la totale mancanza di impostazione) e alcuni gruppi crust tamarri. Il mio primo amore è stato il punk rock inglese e americano, il rock'n'roll come le Runaways, gli Stooges,Lou Reed, eccetera. Il power pop. In più sono una glamster senza speranze e ne vado fiera. Si può dire che ascolto un sacco di roba diversa. E' difficile da sintetizzare in poche righe. Influenze artistiche sono le tonnellate di fumetti che ho macinato: Robert Crumb, Peter Bagge, striscie americane, Pazienza (ebbè) e Frigidaire grazie ai miei genitori e anche qui mega-listone che vi risparmio. Mi piace l'immaginario americano anni 70/80 anche riguardo i film, sia mainstream che di nicchia.

Andrea. Per quanto mi riguarda sono partito da un passato di verdura di punk/rock e hardcore melodico che tutt'ora mi accompagna, passando dalla vecchia scuola per arrivare a sonorità molto più pesanti. L'aver brutalizzato il proprio udito, almeno per me è stato un processo lento, ma inevitabile. Organizzare concerti negli anni mi ha permesso di venire a contatto con persone molto diverse che hanno aggiunto qualcosa al mio bagaglio musicale, e hanno spesso confermato che ritrovarsi nelle canzoni di qualcuno non fa di lui una bella persona. Tra tutti in questo momento mi piace ricordare i Sottopressione, il disco omonimo con Maio alla voce per me è poesia. Volevo citare un testo, ma dovrei inserirli tutti per intero. Degli anni '80 i Big Boys e i Necros. Poi i No Class di “Tired. Bored. Angry. Violent”, gruppo di pochi anni fa, già sciolti, con una violenza da pelle d'oca. Chain Reaction con “Up Against The Wall”, i Fall Of Efrafa (anche se odio il fatto che adesso qualsiasi gruppo con loro componenti sembra debba valere un ascolto), Bones Brigade, uno dei concerti più belli visti in vita mia, gran gruppo di cazzoni, suonavano da paura. Suicidal Tendencies, soprattutto i pezzi in cui esce la loro vena funky, i Violator. Ce ne sono troppi e dovrei fare un bignami. Ascolto molte cose fuori tema e mi piace spaziare, amo alcuni dischi dei Groundhogs come “Blues Obituary” e “Thank Christ For The Bombs”, un disco dei Thin Lizzy, il cantautorato brasiliano, De Andrè e i primissimi dischi di Guccini. Citando Snoopy: “Non posso farci niente, i miei piedi amano la danza”. Per la letteratura Jack London con “Il Popolo Dell'Abisso”, “Il Tallone Di Ferro” e i suoi racconti come “La Peste Scarlatta”, “Prima Di Adamo” hanno costruito le fondamenta del mio immaginario malato, la mia rabbia contro una rivincita sociale necessaria, ma che ancora non arriva. Il disgusto e l'odio per l'oppressione del forte sul debole. Amo i quadri di Caravaggio, quello sporco tirato in faccia senza fronzoli, un pugno in faccia al mondo, sono incantato dalle realtà folli e visionarie di Bosch e Bruegel.

Stefano. Premesso che ascolto molta roba diversa, per i riff ti potrei citare il death/black scandinavo di fine anni '90, l'hardcore anni '80 (italico e non) e alcune cose più “post” come Unsane, Converge o Neurosis..con un pizzico di crust. Quello che ci tengo a sottolineare, è che in ogni pezzo ci sono dei “tributi” più o meno espliciti a gruppi che conosciamo o con i quali abbiamo suonato, come Hate&Merda, Si Non Sedes Is, Noia, La Cuenta, Spettro ed altri ancora. Personalmente questo disco è un omaggio anche alla loro musica (spero non si offendano) ed al fatto che mi hanno stimolato a tornare a suonare.


Un testo che mi ha particolarmente incuriosito è quello del brano "Cooperative Sociali". Vi va di spiegarcelo? Qualcuno di voi ha avuto esperienze all'interno di esse?
Andrea. “Cooperative Sociali” parla di come spesso dietro una maschera di onestà e altruismo si celino invece le peggiori forme di sfruttamento del lavoro e dell'uomo. Le cooperative sociali rappresentano spesso quanto di più marcio possa esserci in giro, soprattutto in un momento come questo dove i tagli sono all'ordine del giorno, foraggiate da appalti pubblici, coperte da contratti che autorizzano forme di lavoro e retribuzione più simili al volontariato che ad un salario.

Stefano. Andrea a volte scrive i testi di getto, subito dopo certe discussioni che facciamo in sala prove. Io faccio l'educatore per una cooperativa sociale e comunque tutti e tre conosciamo certe dinamiche malate che stanno dietro a certi organismi. La critica è rivolta ai piani alti della piramide che a volte portano chi lavora più giù ad auto-sfruttarsi per una misera paga, con risultati negativi sugli utenti (che poi è la cosa che conta di più). Di sicuro ci sono professioni peggiori e dalle persone con cui si lavora si riceve molto. Se avessi fatto il ragioniere forse non suonerei nei LOIA, ecco...

Questa è una domanda per Camilla, la vostra batterista. Come vedi la scena hardcore punk dal tuo punto di vista al femminile? Mi spiego meglio: in teoria la scena dovrebbe essere "impermeabile" a certi atteggiamenti sessisti e maschilisti, ma molto spesso non è così. Cosa ne pensi? Qualcuno dice che l'hardcore è una cosa prettamente da maschietti e che si stava meglio quando non c'erano ragazze ai concerti... Cosa rispondi a chi afferma ciò? Non ti pare che molto spesso le ragazze che frequentano il giro, tolta qualche eccezione, siano un pò troppo interessate all'apparenza e un pò di meno alla sostanza di quello che in fin dei conti in teoria dovrebbe essere qualcosa di più che un semplice genere musicale?
Camilla. Questa è impegnativa! Faccio una premessa: io non ho simpatia per le “scene” in generale. Non mi ritengo appartenente a nessuna di queste e parlo quindi da esterna. Non credo in questo sistema perché mi ha sempre fatto specie l'idea di un gruppo di persone che ragiona allo stesso modo e fa le stesse cose. A me piace farmi i cazzi miei. Credo che nessun ambiente musicale sia immune da stereotipi vari, compreso quello riguardante il genere femminile (le ragazze non sanno suonare, non capiscono un cazzo di musica, e stronzate così) tanto meno quello hardcore che è sempre stato molto rigido, settoriale e prettamente maschile. L'unica cosa che posso dire è che se il fatto che una ragazza suoni può dare noia a qualcuno... Cazzo, lo faccio ancora più volentieri! Non conosco molte ragazze ma a mio parere il vestirsi in maniera più o meno curata non c'entra un cazzo con la passione che una/o può avere per la musica. Io a casa ho caterve di vestiti e scarpe e mi piace tirarmi un po' quando esco, quindi? Ho meno voce in capitolo di qualcun altro che ha solo una felpa nera e 14890 maglie di gruppi? Non credo proprio.

Tra qualche tempo uscirà il vostro primo vinile. Come è avvenuto il processo di creazione? Che tipo di difficoltà avete incontrato? Ne siete soddisfatti oppure, potendo tornare indietro, cambiereste qualcosa?
Camilla. Registrare è stato tremendo! Mi è piaciuto un sacco ma mi ha stressato come una cavia, è stato strano. Vorrei aver avuto un po' più di tempo ma il nostro esimio “produttore” è stato categorico. Credo che comunque non avrei fatto un lavoro migliore in nessun caso.

Andrea. Sinceramente ne sono soddisfatto, il processo di creazione è una fusione tra le nostre menti malate, ognuno aggiunge qualcosa. Del disco sicuramente oggi cambierei qualcosa, alcune cose le canterei in maniera un pò diversa, ma credo questo sia normale. Le difficoltà sono state azzerate da Lorenzo Bellia (Hammered Sound Studio, Noia e Barbarian). Tornando indietro non cambierei niente, addirittura durante il primo giorno della registrazione del disco a Firenze c'è stata una tromba d'aria che ha colpito proprio il quartiere della sala prove dove eravamo, sono caduti diversi alberi intorno e le strade erano allagate, sono dovuto tornare a casa in macchina con Camilla abbandonando li il mio fedele motorino. Il giorno dopo tornando a piedi con Stefano alla sala era un cimitero di tegole e alberi sradicati. Un segno del destino?

Stefano. Siamo nati quasi per caso e per gioco due anni fa precisi. Io non suonavo in un gruppo dal '97, la ruggine era tanta e pure senza strumentazione, tuttora poco adeguata per riprodurre live il suono che il grande Lorenzo Bellia (Hammered Sound Studio) è riuscito a tirarci fuori. Comunque siamo stati abbastanza veloci nel comporre il disco, e la cosa che mi piace è che al di là della sporcizia e dell'imperfezione che ci caratterizza, credo sia abbastanza vario. Solitamente possiamo partire da un riff o un tempo di batteria ma poi in base al testo e alla metrica vocale ri modifichiamo tutto in maniera circolare. Potendolo rifare avrei cambiato qualcosa ma non molto, perché in effetti rappresenta perfettamente quello che siamo sia nel bene che nel male. Risulta molto vero, come hai sottolineato anche tu.

Il vostro disco "Nodo Alla Gola" esce come coproduzione fra varie realtà. E'stato difficile organizzare il tutto?
Andrea. Avendo sempre girato per circuiti DIY è stata una scelta facile, abbiamo scritto un pò a tutti, è stato bello avere risposte positive anche quando non c'era la possibilità di dare una mano. Alla fine la cosa che più mi interessava era avere responsi positivi da persone che ascoltano questo genere, indipendentemente dalla partecipazione o meno. Non poteva andarci meglio di così per il primo disco.

Stefano. Non finirò mai di ringraziare abbastanza tutti coloro i quali ci hanno aiutato sborsando gli euro per noi. Mi sento quasi in colpa...

Solitamente suonate in posti auto gestiti. Contate di suonare anche in locali come i pub?
Camilla. Mi sento più a mio agio a portare le nostre tematiche in spazi autogestiti che non in qualche pub o locale random con biglietto e tessera annuale, ma non li rifiuto a priori. Suonare (e supportare) ambienti che fanno dell'autogestione e auto produzione un dato di fatto riesce a mantenere un rapporto con le persone che non sia solo di musicista/spettatore. Suonando coi LOIA ho avuto modo di scoprire molte realtà in cui le persone si fanno un culo della madonna per mettere in piedi serate in cui la gente si diverte, parla e si confronta. Queste cose vanno mantenute in vita, assolutamente.

Andrea. Ormai sono diversi anni che organizzo in posti occupati e sempre con una mentalità DIY, ho cominciato perché nella mia città non c'era nessun posto che faceva suonare i gruppi che mi piacevano, quindi ho deciso di mettermi in gioco, avevo 16 anni. Ha avuto inizio tutto da li. Si credo sia ancora importante, gli spazi sociali sono sempre meno e la repressione è sempre più forte. C'è bisogno di organizzazione per contrastare questa crisi. Per me siamo un gruppo punk/hardcore, quindi in qualche modo politicizzato, anche se ognuno può avere le sue sfumature, per questo mi fa piacere se posso suonare in posti autogestiti. Suoniamo anche in locali, l'importante è la sintonia con le persone che gestiscono lo spazio, in alcuni posti i centri sociali non esistono proprio.

Stefano. Credo che proprio in questo periodo storico sia importantissimo supportare e promuovere la presenza di spazi autogestiti, e lo dico pur essendo un vecchio pantofolaio che negli ultimi anni li frequenta poco. Sbagliando... E' un momento di merda nel quale prendono consenso movimenti fascistoidi che cercano tutti i travestimenti possibili ed immaginabili per mimetizzarsi con atteggiamenti ambigui hipster-dadaisti ed altre cazzate. Per me Giovanni Lindo Ferretti lo può pure fare per provocazione di andare a ritirare il premio Atreyu e dire che “Un governante deve difendere i propri confini ” ma io lo giudico un imbecille comunque. Scusa lo sfogo.


Parlando con un mio amico di ritorno da un viaggio dalla Germania che ho fatto di recente, mi ha detto che quello che manca all'hardcore di oggi è l'attitudine. Manca quel fattore di rottura e scardinante che invece era presente molti anni fa. Vorrei conoscere la vostra opinione a riguardo.
Andrea. Può darsi abbia ragione, non so chi sia questa persona, se ancora si vive le situazioni, va ai concerti, se quando vede un gruppo ha ancora “quel sudore sulla pelle, quella rabbia sulle spalle”. Non vorrei che si cadesse nel facile gioco della mitizzazione di qualcosa che non c'è più. Nel disco c'è un pezzo, “Idolatra”, che parla proprio di questo. E' riferito ai “mostri sacri” della scena punk e per l'appunto all'idolatria loro riservata con discorsi del tipo: “Perchè sai quello è...”, forse uno stronzo come tanti. Allo stesso tempo un concerto punk non è la gita delle medie e se vuoi solo far festa, forse questo non è il posto giusto per te. Punk/hardcore per me vuol dire essere anti capitalista, contro ogni forma di sfruttamento, poi puoi declinarlo come vuoi, ma credo che sia una base imprescindibile da cui partire, tutto il resto è noia. Le cose vanno messe nel loro contesto, oggi abbiamo una crisi economica devastante che ci spezza le reni, eppure non mi sembra ci sia tutta questo movimento sociale, ci siamo tutti arresi? Perché invece che mantenere quel minimo di attitudine la scena hardcore si va invece spegnendo, cosa siamo ormai? Solo Vans e distintivo? Perché solo pochi stronzi parlano delle lotte che avvengono dentro e fuori del proprio territorio per dargli risonanza e spesso solo di animalismo/anti specismo? Siamo tutti incentrati solo sul nostro io, sul protagonismo spicciolo e sui propri problemi personali. Le persone cercano soluzioni per dimenticare le proprie vite di merda. Sinceramente non mi piace giudicare gli altri e questi discorsi generici spesso si perdono nel niente. Puoi però dire al tuo amico che noi LOIA l'attitudine pensiamo di averla ancora. Presunzione? Forse.

Stefano. Stilisticamente parlando, credo che andrebbero digerite un po' di più le influenze che si hanno e non cercare di essere uguali ai propri punti di riferimento. Se leggi i gruppi che ascoltavano i Black Flag o i Fugazi (solo per fare un esempio) sembra impossibile che abbiano tirato fuori quel sound. La massima forma di rispetto verso un maestro credo sia fare propri i suoi insegnamenti, adattandoli a se stessi. Lo so che non è facile e figuriamoci se ci riesce.

Dal punto di vista live, che tipo di impatto avete? Suonate i vostri pezzi cercando di mantenerli il più fedele possibile al disco, oppure li cambiate e li suonate con maggior foga ed energia?
Camilla. Cerco di fare più casino possibile senza spaccare roba. A volte ci riesco, altre no...

Andrea. Per me il live dev'essere come un cazzotto nello stomaco, veloce e d'impatto e finire prima che uno sia riuscito a riprendere il respiro. Cerchiamo di dare il massimo, il live ovviamente ha sempre un effetto diverso rispetto al disco secondo me. In più il fatto di essere in tre è la nostra forza da una parte, ma ci limita dall'altra, per fortuna ci sono Stefano e Camilla che hanno stoffa da vendere. Heavy Metal LOIA, tutto il resto è noia.

Stefano. Dal vivo cerchiamo di suonare (quando ci riesce) i pezzi parecchio di fila, senza troppe pause tra uno e l'altro. Cambiano poco rispetto al disco: forse sono suonati un po' peggio ma cerchiamo di metterci la foga giusta.

Una cosa che non ho ben capito è in quanti siete nei Loia... Ho notato che non avete il bassista...
Camilla: Siamo in quattro, ma Kenny muore sempre.

Andrea. Siamo tre bastardi. Quando abbiamo cominciato, il gruppo ha preso forma da un'idea di Camilla una sera durante una birra, erano mesi che voleva formare un gruppo. Ha proposto di sentire Stefano per la chitarra, poi non abbiamo trovato un bassista e ce ne siamo fregati, volevamo suonare. Ora siamo noi tre e per adesso rimaniamo così.

Stefano. Siamo in tre: voce, chitarra e batteria. Non è una strada semplice per il “genere” che facciamo e dovrò di sicuro comprarmi un amplificatore migliore di quello che ho al momento, ma ci va bene così!

In questi giorni si sta legiferando sulle unioni civili, e come al solito il chaos regna sovrano. Voi che tipo di posizione prendete?
Camilla. Io sono assolutamente contro il concetto di famiglia.

Andrea. Credo che non ci sia nemmeno da discutere su una cosa del genere, purtroppo penso che sia soltanto una manipolazione dell'opinione pubblica per distoglierla da altri problemi. Come ha detto un amico: “La sola famiglia che mi piace è quella dei Bonobo. Spariscano le unioni civili, religiose e le adozioni privatistiche, io posso essere padre, nonno e figlio di chiunque mi adotti senza gelosia e comunque figlio di una specie che non mi vuole. Viva la vita, la sessualità e le riproduzioni gioiose, a morte il capitale, la religione e le loro guerre.”

Stefano. Parlo a titolo personale: mi sembra fantascienza che una persona debba chiedere il permesso o un certificato di “idoneità” per “regolarizzare” agli occhi dello stato la convivenza con la persona alla quale vuole bene. Come se si dovesse valutare come mangi a tavola o come pisci. Il problema è che, anche su questi temi, a monte ci sono sempre fattori economici ad orchestrare il tutto. Mi piacerebbe che i dibattiti fossero incentrati più su tali aspetti e si guardasse in faccia le realtà. Scusate il materialismo.

Ci sono dei gruppi e delle realtà che vi hanno colpito nella variegata scena italiana?
Camilla. I Beelzebeat sono stati una piacevole scoperta, ci vorrebbero più gruppi del genere e meno tempi dispari! Poi cito anche i Polis Ackel marchigiani, e i Noia con cui suoneremo il 1 Aprile per la presentazione del disco, solo per fare una locandina che faccia rima.

Andrea. Ci sono veramente tanti gruppi molto validi a mio parere al momento, forse l'attitudine non è per tutti la stessa, ma come ho già detto certi discorsi lasciano il tempo che trovano. Adesso mi vengono in mente gli amici Cioran, Beelzebeat, Stormo)), Adamennon e Altaj, The Mild, Zeit, Ape Unit, Flic Dans la Tete, Class (diahane che tiro), Circle of Rats, Siege Stompers, Chains, Misery for a Living, Double Me, Sator. Dalle nostre parti: Ermes anche se ¾ del gruppo dovrebbe tagliarsi i capelli (scusate ragazzi è una mia fissazione), Nido di Vespe, Delorean, Alfatec, Zambra (dio schifoso), La Cuenta (amici con cui ho suonato fino a poco tempo fa) e last but not least Hate & Merda, nostri compagni di disavventure con cui condividiamo amicizia e chilometri, i cui sproni ci sono spesso serviti a farci dare una mossa.
Stefano. Oggettivamente o meno (chi può dirlo) al momento sto ascoltando molto alcuni progetti di nostri amici o comunque di gruppi della nostra zona: Hate&Merda, Nudist, Noia, Alfatec, Il Ventre Della Bestia, Nido di Vespe per citarne alcuni. Spostandoci di qualche chilometro, sono stato folgorato dall'ultimo disco dei Si Non Sedes Is e dagli Stormo, che sono pure giovani e secondo me andranno lontani.


Quali sono i progetti futuri per i LOIA?
Camilla. Cercare di sfornare pezzi tremendi con la vecchiaia che avanza inesorabile.

Andrea. I progetti futuri dei LOIA sono suonare il più possibile, purtroppo non abbiamo molto tempo, ma cerchiamo di ottimizzarlo per arrivare anche alle vostre porte. Abbiamo già pronti alcuni pezzi per un prossimo lavoro e chissà, magari qualche tour. Si vedrà. Livin' la vida LOIA.

Stefano: Alcuni live in vista del disco, ed anche per farsi un po' le ossa perché ne abbiamo bisogno. Poi un successore di “Nodo Alla Gola”, sperando di avere ancora l'energia giusta per suonare... Qualche pezzo c'è già.

Credo di avervi chiesto tutto, grazie del vostro tempo e se volete, aggiungete pure ciò che volete.
Camilla. Grazie mille per lo spazio concessoci, a presto!

Andrea. Grazie per lo spazio Paso. A presto... Speriamo. Yo!

Stefano: Aggiungo solo un grazie abbestia per il tempo che ci hai dedicato e per le bellissime domande. Ciao!

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Cocaine Slave | Autoprodotto | Digital.

Cocaine Slave sono veramente giovani come gruppo, tanto che che questo demo di quattro tracce sia stato rilasciato in febbraio, quindi nemmeno un mese fa. Tra le loro fila troviamo membri di XhansoloX, Seeker, Corpse e Suicidebycops. Hardcore nervoso e abrasivo, un vero calcio in faccia. Nella loro semplicità sanno fare davvero male e dimostrano di aver assimilato in pieno la lezione dell'hardcore più duro e feroce. Per essere stati registrati in sala prove, sono già ad un ottimo inizio. Per gli amanti del power violence più oltranzista, un altro nome da segnarsi.

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And So Your Life Is Ruined | Rivincite | V4V Records/Screamore Records | Cd/Digital.

And So Your Life Is Ruined sono un giovane gruppo di Rimini, che suona un elegante emo indie pop sulla scia di gruppi come Fine Before Your Came ed Eversor. Il tutto risulta molto fresco e coinvolgente. Una voce melodica ma che in certi momenti sa anche urlare, cori trascinanti e molto sentiti (a cui hanno partecipato volti molto conosciuti nell'ambiente), fraseggi di chitarra delicati ma anche molto decisi. Il tutto inframmezzato da passaggi simil acustici che non fanno altro che alzare ulteriormente il livello qualitativo di quest'uscita. Il tutto viene completato da testi per cuori infranti, ma non troppo. Decisamente da tenere d'occhio.



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