lunedì 6 marzo 2017

Closer Fanzine.

Già da qualche tempo seguo Closer Fanzine, un progetto fotografico che viene interamente realizzato da Margherita e Matteo. Mi sono avvicinato ad esso prima in maniera online, poi con il primo numero stampato della loro photozine. Mi piace molto l'approccio che hanno e le foto che scattano, anche se spesso ritraggono gruppi che non rientrano nei miei gusti. Di seguito troverete qualche domanda che gli ho rivolto.

Closer Fanzine è uscita finalmente con il primo numero su carta, dopo avermi deliziato sul web. Quando vi è venuta l'idea di portarla in questo formato? In base a quale criterio avete scelto le foto da pubblicare? Siete soddisfatti del risultato finale?
È stato tutto abbastanza spontaneo e poco programmato. Abbiamo iniziato caricando foto online poi abbiamo cominciato a sentire il bisogno di rendere la cosa più concreta, di creare qualcosa di materiale che richiedesse un approccio diverso alle immagini.La scelta delle foto è stata abbastanza veloce, abbiamo semplicemente scelto quelle che più ci piacevano, anche se è stato difficile doverne escludere alcune.Alla fine però siamo soddisfatti di come è venuta fuori.

Slander

La fanzine si presenta davvero molto bene: impaginata in maniera semplice ma molto curata, ottima resa grafica e carta di buona qualità. Quando avete cominciato a crearla, avevate già in mente di realizzarla in questa maniera, oppure c'è stata un'evoluzione durante il processo?
Dovendo lavorare a costi contenuti c’erano alcuni limiti per il progetto grafico che comunque non hanno ostacolato la progettazione, anzi, forse ci hanno aiutati a ridurre le opzioni. Buona parte dell’impaginazione ci era comunque abbastanza chiara sin da subito, volevamo una sequenza dinamica che rispecchiasse le situazioni fotografate, senza perdere però quella pulizia necessaria a dare attenzione alle immagini.

L'idea di pubblicare le didascalie delle foto nelle ultime pagine in uno spazio apposito la trovo geniale. In questo modo il lettore non è distratto dalle parole ma può dedicarsi esclusivamente alla visione dei vostri scatti. Siete d'accordo con questa mia analisi?
Si, volevamo creare una narrazione fluida fatta solo di immagini ma allo stesso tempo dare la possibilità al lettore di contestualizzarle.

I gruppi che ritraete nelle vostre foto sono di estrazione hardcore, ma spesso sconfinate nel punk e nei suoni affini. Riflettono i vostri gusti in fatto di musica?
Fondamentalmente si, anche se non ci dispiace spaziare in generi molto differenti. Quello che ci interessa sono anche le situazioni che si creano oltre al concerto in sé.

Sono sempre stato convinto che per scattare delle foto che risultino “vive” in campo hardcore punk (ma anche metal), chi le realizza debba avere un minimo di cognizione in materia, e soprattutto ascoltare quel genere di suoni. Siete d'accordo? Il fatto che ascoltiate i gruppi di cui scattate, vi aiuta ad ottenere risultati migliori?
Sicuramente fotografare un gruppo che ascoltiamo ci aiuta ad entrare nel “mood”. In ogni caso è importante l’energia che una band ed un luogo sono in grado di creare. C'è la volta che finisci un rullo fotografando un gruppo che nemmeno conoscevi e la volta in cui magari fatichi a fare due foto al gruppo che aspettavi di vedere da mesi.

Molto spesso ci si ritrova a realizzare foto in mezzo a gente che si muove e vola da tutte le parti. Vi è mai capitato di ritrovarvi in mezzo a situazioni pericolose per voi stessi e per le vostre macchine fotografiche?
Fortunatamente sì. Solitamente è proprio da queste situazioni che escono le foto più spontanee. Per esempio, uno di questi è stato sicuramente il live dei La Quiete al Freakout di Bologna, non si riusciva letteralmente a toccare il pavimento coi piedi. È stata una serata tutta sudore e lividi, bello così! Delle macchine fotografiche ci preoccupiamo poco, viaggiamo sempre leggeri con delle compatte 35mm.

LeTormenta

Una cosa che ho notato guardando i vostri scatti è che sono assolutamente naturali, senza l'utilizzo di una tecnica che io amo assai, che è quella del flashing. Come mai le scattate in questo modo? Continuerete così oppure in futuro adotterete altre tecniche?
Volevamo un approccio schietto che rispecchiasse il contesto. Ci piace molto l’immediatezza che riusciamo ad avere con le macchine che usiamo e al momento non riusciamo a pensare ad un modo migliore per rappresentare la visione che abbiamo delle situazioni e della musica che fotografiamo.

Da quello che ho potuto notare guardandovi operare dal vivo, utilizzate delle macchine analogiche e non digitali. Come mai avete optato per questa scelta? Io trovo il digitale molto più pratico dopo anni di utilizzo della pellicola, ma sono conscio che vi siano delle differenza di resa. Concordate? Come gestite i costi di stampa? Stampate dei provini o delle diapositive? I rullini riuscite a reperirli facilmente?
Sicuramente con il digitale si ha il vantaggio di poter verificare istantaneamente i risultati, ma il bello dell’analogico sta proprio nei limiti che ti pone. Anche il fatto di non avere infiniti scatti a disposizione può essere un modo per mettersi alla prova e concentrarsi solo su quello che realmente ci interessa. Abbiamo la fortuna di avere a disposizione una camera oscura che ci permette di contenere i costi. Una volta sviluppata la pellicola digitalizziamo gli scatti con uno scanner per negativi. Per quanto riguarda i rullini, in questi anni ne abbiamo provati vari. Al momento ne utilizziamo un tipo specifico che non è facilissimo trovare nei negozi e in questo internet sicuramente aiuta.

Un'altra cosa che ho notato è che scattate sempre in bianco e nero. Perché? A parer mio l'utilizzo dei colori “affoga un po' i dettagli” che invece con il bianco e nero vengono fuori in maniera molto più dettagliata... Siete d'accordo?
Proprio così, pensiamo che eliminando il colore tutta l’attenzione ricada sul soggetto.

Ci sono dei fotografi a cui vi ispirate e che hanno influenzato il vostro lavoro? Sul versante libri invece, avete qualcosa che avete letto e guardato di recente che vi va di consigliarci?
Non abbiamo riferimenti particolari a cui ci ispiriamo, ma dobbiamo dire che gli scatti di Bill Daniel ci hanno sempre affascinati in modo particolare per la loro naturalezza e la loro componente antropologica. Per questo non sono le classiche foto di band ma rappresentazioni della cultura punk di quel periodo. Per quanto riguarda i libri, è da poco uscito un volume che dobbiamo sicuramente inserire in libreria: "Oh So Pretty: Punk in Print 1976–1980", una collezione di artwork dalle fanzine ai flyer di concerti della scena punk britannica.

Le foto che realizzate sono quasi sempre fatti in contesti dove la distanza tra la band che suona e i ragazzi e ragazze venuti a vederli è quasi sempre azzerata. Questo vi aiuta nello scattare foto di maggior impatto visivo?
In realtà sono proprio queste situazioni che ci motivano a fotografare. Togliere ogni tipo di barriera aiuta a creare un contesto all’interno del quale è come se tutti fossero “protagonisti”, c’è molta più partecipazione. È per questo che preferiamo piccoli concerti, con poche decine di persone, in piccoli posti.

Vi interessate anche di foto paesaggistica e di vita “normale” in generale?
Sì, fotografiamo anche lontani dagli amplificatori. Probabilmente, anche se l’aspetto formale può sembrare diverso, i motivi che ci spingono a fotografare sono riconducibili comunque allo stesso senso di appartenenza e di interesse per quello che ci sta intorno.

Gli Altri

So che suonate entrambi. Volevo chiedervi se essere sulle assi di un palco vi aiuta poi nelle tue foto, avendo la possibilità di vedere le cose da due angolazioni diverse?
Non sapremmo dire se questo incida o meno sulle fotografie che facciamo. Probabilmente ci aiuta a vedere in maniera meno distaccata il palco e le sue dinamiche. Suonare in un gruppo punk sicuramente alimenta il nostro interesse verso il genere e la volontà di scoprire nuova musica. Allo stesso tempo ci ha permesso di condividere serate insieme a tante band, aiutandoci a capire quanto questo genere possa creare unione e belle situazioni.

Quali sono i futuri progetti per Closer Fanzine?
I buoni propositi per il futuro sono di portare in giro la fanzine e di farci un bel po’ di concerti. Per il resto continuiamo ad improvvisare.

Closer 'Zine | Tumblr
Closer 'Zine | Bigcartel

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